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ASCOLI PICENO – Riportiamo le prime dichiarazioni del sindaco di Ascoli Piceno Guido Castelli e del Vescovo Mons. Giovanni D’Ercole inerenti la chiusura della Prysmian.

CASTELLI – “Una botta terribile. Non mi viene un altro modo per commentare la notizia della prossima chiusura dello stabilimento Prysmian di Ascoli. Questo territorio non può permettersi altre 110 famiglie senza lavoro e, di fronte ad una crisi così drammatica, chiedo che il Governo nazionale si assuma una responsabilità precisa rispetto agli sviluppi della vertenza. Ho scritto personalmente a Renzi per sollecitare, da un lato, l’attivazione di un tavolo nazionale e, dall’altro, l’intervento diretto del Premier sulla vicenda Prysmian. Siamo di fronte, infatti, ad una crisi che si gioca tutta sul piano nazionale in quanto l’azienda, su quattro stabilimenti presenti in Italia, ha ritenuto di individuare proprio in quello ascolano l’anello debole da tagliare. Non vogliamo scatenare una guerra tra poveri ma il quadro sociale che viviamo nel territorio piceno è così compromesso che il governo non si può esimere dall’assumersi una responsabilità specifica sul tema. La città e i 110 lavoratori non possono essere lasciati da soli e se serve aspetterò Renzi davanti a Palazzo Chigi per spiegargli l’importanza di un intervento nazionale risolutivo della vicenda. L’Italia vera, l’Italia della crisi, è questa ed è necessario uscire dai blog e dalle slides per ricondurre chi governa alla tragica consapevolezza della realtà vera. Non ci accontenteremo di un tweet, vogliamo fatti”.

D’ERCOLE – “Ho appreso questa mattina dalla stampa un’altra notizia sconfortante. La già martoriata zona industriale di Ascoli subisce un ulteriore durissimo colpo con l’annuncio della chiusura dello stabilimento Prysmian a Castagneti. Altre famiglie si troveranno in grande difficoltà e, come Vescovo di questa Diocesi, avverto tutta la tristezza di questa situazione. Sento anche, purtroppo, l’impotenza di aiutarle in maniera concreta.
Ora partiranno le procedure previste dalla legge e le diplomazie sindacali cercheranno di costruire un accordo, accordo che difficilmente, purtroppo, potrà evitare la chiusura. Mi chiedo: perché anche questa azienda decide di lasciare il nostro territorio?
Al di là delle – a volte disperate – procedure, io sento il dovere di chiedere agli uomini di Prysmian, uomini come i dipendenti dell’azienda con le loro famiglie, di aiutarci a comprendere le ragioni che inducono la proprietà a fare a meno di uno stabilimento caratterizzato da alta produttività e conflittualità fisiologica.
Ho ben presenti i meccanismi e le dinamiche dell’economia globale e non intendo quindi ignorare la necessità di mantenere una competitività adeguata rispetto alle esigenze del mercato, ma esiste anche, e a questo mi appello con forza, il dovere morale di rendere conto a un territorio che ha contribuito allo sviluppo di Ceat prima, di Pirelli poi e di Prysmian negli ultimi anni, riguardo scelte che rischiano di vanificare i giusti e condivisibili richiami all’etica del lavoro e al senso di responsabilità rivolti a più riprese dalla stessa Confindustria a sindacati e lavoratori.
Invito quindi i massimi responsabili dell’azienda e di Confindustria a un incontro nel quale si possano approfondire le ragioni di quella che appare oggi una inspiegabile ingiustizia a danno del territorio e della comunità picena. Invito anche, contestualmente, le organizzazioni sindacali e ogni altra rappresentanza sindacale a offrire la massima collaborazione per la soluzione possibile di questa crisi tenendo ben presente il vero bene possibile di tutti gli operai.
Mentre mi riprometto di venire fisicamente ad offrire la mia solidarietà a quanti rischiano di restare senza occupazione, chiedo prima di tutto – e lo farò appena possibile personalmente – un incontro con i responsabili della Prysmian per manifestare le mie preoccupazioni di Pastore in questa ulteriore difficoltà della già tanto provata crisi occupazionale picena.
Ho domandato infine a tutti i parroci della Diocesi di pregare domani, domenica, nel corso delle sante Messe per la crisi del lavoro che così duramente sta colpendo il nostro territorio. Mi anima infatti la convinta persuasione che quel che è impossibile agli uomini è possibile a Dio”.

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