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Giorgio Ferretti è il candidato di CasaPound per il collegio uninominale Marche Sud e capolista nel collegio plurinominale per la Camera dei Deputati. Trentenne, militante e responsabile di CasaPound provinciale, lo abbiamo intervistato per capire programma e aspettative.

Alle elezioni del 4 marzo CasaPound è riuscita a presentare liste in ogni collegio. Senza dubbio si tratta di un grosso sforzo e di un notevole passo in avanti per voi…

E’ un risultato molto significativo. CasaPound è ormai una realtà radicata su tutto il territorio italiano, con le sue 110 sedi autofinanziate e con una presenza militante ormai capillare in tutte le Regioni. Siamo una delle poche liste che ha dovuto raccogliere le circa 30mila firme necessarie alla candidatura, ma lo scoglio è stato superato senza difficoltà e in pochi giorni: un risultato di buon auspicio per le elezioni del 4 Marzo. Saremo presenti anche alle elezioni regionali di Lazio e Lombardia, le Regioni politicamente più importanti d’Italia.

Dopo il buon risultato alle scorse amministrative, il vostro candidato premier Di Stefano ha dichiarato che per CasaPound è finito il tempo dello “zero virgola”. Potete farcela a superare la soglia di sbarramento del 3% a livello nazionale ed entrare in Parlamento?

E’ un obiettivo impegnativo, ma realistico. Ogni giorno incontro persone che spontaneamente mi mettono al corrente del loro sostegno. E’ un qualcosa che infonde fiducia sia a noi che agli elettori stessi. Alle scorse amministrative abbiamo toccato picchi del 7% e del 9% in città importanti e ci sentiamo pronti per il grande salto. Se poi il risultato non dovesse arrivare, l’importante per noi è sentirci a posto con la nostra coscienza e aver fatto il massimo per la nostra Nazione. La forza di CasaPound è che dal 5 Marzo tornerà a fare ciò che ha sempre fatto sia in caso di risultato negativo che di risultato positivo.

Riguardo la sfida nel collegio uninominale alla Camera dove è candidato, quali sono le sue aspettative?

Nel territorio di Ascoli e San Benedetto lavoriamo ormai da oltre 10 anni. Siamo radicati e abbiamo affrontato insieme alle comunità cittadine tutti gli appuntamenti e i problemi cruciali: dalla chiusura delle fabbriche al terremoto, dai cortei contro l’immigrazione alle proposte politiche sul traffico, dall’emergenza neve alla svendita di PicenoGas, senza dimenticare l’attenzione alla memoria storica. Il Blocco Studentesco, nostro movimento nelle scuole è una realtà consolidata che ha ottenuto il 60% dei consensi nell’ultimo anno, un risultato stratosferico. Siamo ormai una costante sul territorio e per questo mi aspetto un buon risultato che premi l’impegno a tutto campo della nostra compagine che è senza ombra di dubbio la realtà più attiva e vitale della provincia e della Regione Marche.

Negli ultimi tempi siete stati spesso critici ad Ascoli nei confronti del sindaco Castelli sul tema immigrazione. Anche alla luce dei fatti di Macerata, cosa si dovrebbe fare a livello locale e nazionale?

Noi sogniamo una Nazione a immigrazione zero che trovi di nuovo il coraggio di parlare di “confini”, dove chi commetta reati venga rimpatriato, e dove non ci sia spazio per il business dell’accoglienza. Alcune cooperative stanno lucrando su questa ‘emergenza’, anche nel nostro territorio. E’ chiaro che entrambi gli episodi di Macerata (che condanniamo fermamente) sono figli di una politica scellerata sul tema. Se non vogliamo vedere più simili brutalità e/o conflitti sociali dobbiamo smettere di parlare di accoglienza e fermare questo business, ormai percepito come una vera e propria invasione dagli Italiani. Ad Ascoli Piceno la correlazione tra reati e centri d’accoglienza è conclamata. Non di rado leggiamo sui media di reati commessi dagli ospiti del centro di accoglienza di Carpineto: dal tentativo di furto di un autobus fino all’odioso stupro di una 13 enne, non dimenticando decine di episodi minori. Il centro in questione va chiuso il prima possibile.

Nel vostro programma proponete il Reddito Nazionale di Natalità, di cosa si tratta?

E’ la proposta di legge che vuole destinare aiuti consistenti ai bambini italiani. 500 Euro al mese dalla nascita fino all’età dell’obbligo scolastico, ovvero fino al compimento dei 16 anni. E’ una misura con un obiettivo specifico: far risalire il tasso demografico del popolo italiano. L’Italia deve tornare a fare figli e lo stato deve trovare degli incentivi, altrimenti saremo sopraffatti dal tasso demografico degli stranieri che è altissimo.

Oltre a questo Reddito per i figli, siete anche per la cancellazione della Fornero e l’uscita dall’Europa. Non ci sarebbe nel caso un rischio per la tenuta dei conti pubblici

Potremmo trovare queste risorse riducendo l’enorme spesa per l’accoglienza che ammonta a 5 miliardi di euro, tagliando i fondi che fino ad oggi sono serviti a salvare le banche private, tassando le multinazionali del web che incassano soldi in Italia mentre hanno sede nei paradisi fiscali, per non parlare delle tassazioni condonate alle società delle slot machines. Credo che la domanda, tra l’altro contenga anche un’altra risposta: l’uscita dall’Unione Europea porterebbe liquidità all’Italia. Non tutti sanno che negli ultimi anni abbiamo versato 9 miliardi di Euro (annui) alla UE e ne abbiamo ricevuti indietro solo 6.

Queste ovviamente sono soluzioni concrete da trovare nell’immediato, ma noi siamo visionari romantici che auspicano il ritorno ad una moneta sovrana, di proprietà dello Stato, (e non di banche private) che, al di fuori della gabbia economica europea, ci permetta di fregarcene del pareggio di bilancio e di tornare a fare una vera politica economica. Come insegna Ezra Pound: “Dire che uno Stato non può perseguire i suoi scopi per mancanza di denaro è come dire che un ingegnere non può costruire strade per mancanza di chilometri.”

Auspichiamo perciò un forte investimento pubblico che porti liquidità ai cittadini. Il debito pubblico, se rimane in mani Italiane e non verso stati esteri, non crea problemi. Nel mondo la nazione con il debito pubblico più alto è il Giappone, l’economia più avanzata del mondo. L’Italia è già un paese in avanzo primario, non ha bisogno di ulteriori tagli o di altre tasse.

Per ultimo una considerazione pensando al 2019 quando ci saranno le amministrative ad Ascoli. L’obiettivo di CasaPound sarà quello di entrare in consiglio comunale? Nel caso, correrete comunque da soli oppure ci potrebbe essere una convergenza con il Centrodestra?

Non abbiamo mai considerato le elezioni un fine e non calendarizziamo su di esse la nostra agenda politica come fanno gli altri partiti, ma sicuramente saremo in corsa anche per le amministrative del 2019. Mi sento di affermarlo con sicurezza.

La situazione politica ascolana è, se vogliamo, più complessa di quella nazionale e vede diverse anime del centrodestra affilare le armi anche verso i propri momentanei alleati e non è detto che si presentino in modo unitario all’appuntamento. Non vedo al momento margini di trattativa con un centrodestra che si presenti con la stessa formula del 2014 e che non ha mai considerato CasaPound degna di rispetto. Non ci hanno mai neanche risposto alle nostre missive politiche. Per loro siamo trasparenti.

La nostra idea al momento è quella di andare da soli. Non abbiamo paura delle urne e lo abbiamo dimostrato anche in campo nazionale. La politica recente ci ha abituato a ribaltoni e colpi di scena che potrebbero mischiare lo scenario.

Chi crede in un’Italia e di conseguenza in una Ascoli sovrana, identitaria, vitale e non soggetta ad interessi privatistici, sa dove trovarci. Una cosa però è certa: tutti dovranno fare i conti con CasaPound.

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