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Ci vuole un fiore è il titolo del progetto promosso dall’Anffas di Ascoli Piceno in collaborazione con la Fondazione Carisap, Umea, Amici nella natura e Impronte Pet Therapy.

La conferenza stampa di presentazione si è tenuta stamane presso la Bottega del Terzo Settore di Ascoli Piceno.

Hanno illustrato l’iniziativa Ci vuole un fiore, caratterizzata da una serie di attività gratuite per disabili, la presidente dell’Anffas Maria Teresa D’Angelo, la coordinatrice del centro e ideatrice del progetto Morena Cavucci, il responsabile dell’Umea Vinicio Alessandroni, la responsabile di Amici della Natura Silvia Casini e le rappresentanti dell’associazione Impronte Pet Therapy Silvia Luzi, Rossella Gueli e Gioia Musati.

Cos’è l’Anffas

Anffas è l’acronimo di Associazione Nazionale Famiglie di Persone con Disabilità Intellettiva e Relazionale. Quella ascolana è una delle 180 sedi presenti su tutto il territorio italiano ed è nata, proprio come la struttura principale, ben 60 anni fa grazie a Gina Bernabei, maestra e madre di un figlio con Sindrome di Down che voleva per lui un’esistenza dignitosa e autonoma da libero cittadino.

L’associazione oggi è la massima rappresentante sul tavolo di governo, ha vinto molte battaglie per garantire il pieno rispetto della dignità umana, dei diritti di libertà e di autonomia della persona disabile; ne ha promosso la piena integrazione nella famiglia, nella scuola, nel lavoro e nella società e negli ultimi mesi ha lavorato alacremente per la legge sul Dopo di noi.

Spesso purtroppo i fondi sono scarsi e per il suo sostentamento l’associazione ha dovuto ricorrere a oblazioni. Il terremoto del Centro Italia ha aggravato una situazione preesistente, rendendo la sede ascolana inagibile. Lasciare la struttura è stato per ragazzi molto destabilizzante e per i responsabili un’impresa molto ardua. Dopo varie ricerche, attualmente l’Anffas si trova lungo corso Mazzini, presso il Palazzo Sgariglia che in parte è dedicato all’housing sociale. Si tratta di una sistemazione molto costosa e la speranza della presidentessa è che vi sia presto un rimborso.

Ci vuole un fiore, in cosa consiste il progetto

Come spiegato da Maria Teresa D’Angelo, i germogli multicolori del manifesto vogliono essere un vivace segnale di speranza, mentre il titolo del progetto Ci vuole un fiore è un chiaro riferimento alla canzone scritta da Gianni Rodari, intonata da Sergio Endrigo e musicata da Luis Bacalov.  

L’idea è germinata grazie a un’esperienza precedente, L’orto della nonna, grazie al quale il disabile non solo imparava a coltivare gli ortaggi, ma a rapportarsi con gli altri e soprattutto con i nonni che raccontavano storie dense di memoria e tradizione. Purtroppo il progetto non aveva continuità a causa delle variazioni metereologiche e da quella lacuna è nata l’intuizione: costruire una serra.

Il progetto Ci vuole un fiore sarà costituito da tre fasi che di volta in volta si intersecheranno:

  1. gestione del verde, coltivazione di fiori, ortaggi e piante officinali,
  2. pet therapy;
  3. laboratori di ceramica costituiti principalmente dalla manipolazione della creta nei locali Anffas.

Come specificato da Morena Cavucci: l’Orto-Terapia favorirà la conoscenza delle piante e la cura di esse; la Pet-Therapy sarà fondamentale per entrare in relazione con l’animale e conoscerne le caratteristiche principali, nonché il rispetto di esso; la manipolazione della creta darà concretezza agli elementi della natura: terra, acqua, aria e fuoco.

Ci vuole un fiore è progetto che prenderà il via a fine aprile, terminerà nel 2020 e sarà caratterizzato da un insieme di attività dedicate a circa 20 disabili.

Ogni attività durerà all’incirca 2 ore e sarà finalizzata alla conoscenza della natura, dei suoi elementi e dei cicli biologici.

Gli obiettivi dell’iniziativa saranno:

  • promuovere il benessere psico-fisico del disabile;
  • favorire l’autonomia personale;
  • accrescere le competenze del disabile e svilupparle in maniera tangibile così da potenziare l’autostima;
  • offrire una risposta concreta alle esigenze di riabilitazione dei Centri Diurni;
  • incoraggiare l’inclusione sociale.

Le attività e gli enti promotori

Umea

L’Umea, acronimo di Unità Multidisciplinare per l’Età Adulta, viene seguita dal dr. Vinicio Alessandroni, il quale in riferimento a Ci vuole un fiore ha affermato: Attualmente vi sono degli spazi cristallizzati. Spesso vi sono solo contenitori per attività destinate a persone con disabilità gravi e gravissime o per iniziative rivolte a persone con deficit mentali molto lievi e quindi anche capaci di svolgere un’attività lavorativa. In mezzo vi è una fetta molto ampia che ha bisogno di risposte e possibilità di sperimentazione sotto una situazione di tutela così da occupare il tempo in maniera riabilitativa e gratificante. Ci vuole un fiore va proprio a colmare tale lacuna. L’UMEA in questa circostanza avrà il compito di supervisionare le attività e individuare i possibili fruitori del progetto. Ormai è una certezza, l’ortoterapia o la terapia orticolturale è un efficace metodo riabilitativo. Pertanto l’Umea approva l’iniziativa che vuole potenziare il benessere psico-fisico del disabile attraverso l’apprendimento delle tecniche flori-vivaistiche.

Amici della Natura

L’associazione già operativa con gli orti sociali, è nata 6 anni fa per qualificare il tempo delle persone con persone in difficoltà fisica, psichica e/o sociale.  In quest’occasione offrirà – come specificato – la possibilità di installare una serra, la quale ospiterà degli orti rialzati, così da facilitare coloro che hanno problemi di movimento. Qui si praticherà  l’Ortoterapia o Terapia orticolturale.

Come ha spiegato Silvia Casini: Prendersi cura di organismi viventi, possibilmente in gruppo, stimola la socializzazione e il senso di responsabilità. A livello fisico, inoltre, sollecita l’attività motoria, migliora il tono generale dell’organismo e dell’umore, attenuando stress e ansia. Con tale consapevolezza nasce l’idea del progetto Ci vuole un fiore, durante il quale i ragazzi saranno seguiti dal personale specializzato Anffas ma anche da un agronomo.

Impronte Pet Therapy

L’associazione ha incominciato la sua attività 5 anni fa grazie all’Anffas e in seguito a un corso regionale dedicato alla Pet Therapy, una modalità assistita di terapia fra animali e ragazzi disabili.

Impronte si occuperà della relazione con gli animali, in particolare quelli da affezione e poi, mediante una già comprovata esperienza, gestirà il laboratorio di ceramica.

Rossella Gueli ha spiegato: il cane è il mezzo giusto per affrontare questo percorso perché entra in empatia con l’altro attraverso canali comunicativi diversi da quelli adottati dalle persone cosiddette normodotate. Il cane non giudica, interagisce e sviluppa così l’autostima. L’accudimento riguarda le piante, ma anche l’animale. Aiuta a sviluppare l’area motoria così come quella cognitiva. La Pet Therapy sarà caratterizzata da tre diverse fasi: una prima con sedute referenziali senza la presenza dell’animale, una seconda con sedute osservative e poi una terza in cui finalmente si entrerà in contatto con i due cani.

Il progetto Ci vuole un fiore si svolgerà presso la sede operativa dell’ANFFAS Onlus in C.so Mazzini n. 81/83 ad Ascoli Piceno e presso la sede di Amici della Natura in via Monticelli n. 138.

 

 

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