Articolo
Testo articolo principale

ASCOLI PICENO – La notizia di oggi è l’interrogazione urgente presentata dal Movimento 5 Stelle di Ascoli al sindaco Guido Castelli in merito ai “Rapporti economici e di governance tra Comune di Ascoli, Ascoli Servizi Comunali ed Ecoinnova”. La questione, però, risale a due anni fa ed è molto complessa. “Vogliamo capire la gestione del Comune di servizi e soldi pubblici – ha spiegato questa mattina Massimo Tamburri in conferenza stampa – le nostre sono soltanto domande e non accuse. Una parte del nostro lavoro riguarda il controllo e il discorso delle partecipate è molto significativo”.

LA QUESTIONE ECOINNOVA – Tutto comincia nel 2012, quando il Comune di Ascoli attiva la procedura competitiva di rilevanza comunitaria per l’apertura del capitale di Ascoli Servizi Comunali per creare un partenariato pubblico privato istituzionalizzato (Pppi). Primo esperimento di gara deserto, si ritenta con una procedura ristretta per cercare un socio privato a cui affidare in concessione il servizio pubblico locale dei rifiuti solidi urbani, verde pubblico e l’illuminazione pubblica. La gara viene aggiudicata dall’impresa Ecoinnova con sede ad Ascoli il 1° febbraio del 2013. Il Movimento 5 Stelle comincia così a interessarsi della vicenda, inizialmente assieme all’associazione Bene Comune e a Legambiente.

IL BANDO PUBBLICO – Il vincitore della gara, cioè Ecoinnova, si impegnava a pagare un importo di 110mila euro come rimborso dei costi sostenuti per il bando stesso, sottoscrivere una polizza ventennale di 12,5 milioni di euro, pagare un canone mensile di 81.494 euro e pagare il riconoscimento di avviamento per il 40% di Ascoli Servizi Comunali parti a 3,8 milioni divisi in quattro annualità. Inoltre, la società doveva aver presentato la certificazione Uni 9001:2008.

L’INTERROGAZIONE SU ECOINNOVA – “Abbiamo riscontrato una certa difficoltà nel reperire tutti i documenti di cui avevamo bisogno – ha detto Tamburri – e la nostra è soltanto una ricostruzione parziale della situazione. Per questo chiediamo chiarimenti, dopo due anni pare che non sia ancora partito niente e che il risparmio tanto invocato non ci sia. Noi vogliamo evitare che tutto sia una gran fregatura. Sul tavolo ballano milioni di euro per servizi fondamentali, ma in linea di massima non ci sono alcuni pagamenti che ci sarebbero dovuti essere e non siamo nemmeno sicuri che Ecoinnova avesse i requisiti necessari per l’aggiudicazione del bando. Dunque siamo perplessi sull’intera operazione. E non siamo riusciti a trovare traccia di milioni di euro che il comune avrebbe dovuto prendere”.

UN BANDO DA 120 MILIONI VINTO DA ECOINNOVA – Feliziano Ballatori, attivista grillino, ha ricostruito l’intera vicenda da un punto di vista cronologico ed economico. Dal 1° febbraio 2013, momento dell’aggiudicazione della gara, si passa al 25 maggio quando il Comune cede il 40% delle quote di Ascoli Servizi Comunali a Ecoinnova, quindi, con la delibera di giunta n.148 dell’8 luglio 2013 viene approvato un addendum al contratto di servizio di 6.395 euro per Rsu integrato, 185.400 euro per il verde pubblico e 241.496 per l’illuminazione. Il 10 settembre 2014 viene trasmesso al Comune lo schema di contratto di concessione del servizio della pubblica illuminazione (gestito interamente dal socio privato, cioè Ecoinnova). Il 20 settembre 2014 la giunta ne prende atto e approva la stipula del contratto di concessione del servizio di pubblica illuminazione tra Ascoli Servizi Comunali ed Ecoinnova per un importo di 950 mila euro per 20 anni. Solo il 3 novembre, però, Ecoinnova dichiara l’inizio delle attività e il 26 novembre presenta uno studio di riqualificazione degli impianti di pubblica illuminazione che il Comune approva con atto n. 254 del 17 dicembre.

COLPO DI SCENA: ECOINNOVA CEDE RAMO D’AZIENDA – Eppure, il 9 dicembre Ecoinnova cede un ramo d’azienda a Opera Light, società di Pesaro, che si occuperà proprio dell’illuminazione. Tuttavia, l’articolo 18 del contratto di concessione tra Ascoli Servizi e Ecoinnova prevede che la cessione totale o parziale del contratto è tassativamente vietata senza il preventivo consenso scritto della società. Per questo, qualora non ci fosse stata l’effettiva autorizzazione, l’ente ha il potere di rescindere il contratto pubblico. “Il regolamento dei contratti pubblici dichiara che nel caso di un fitto aziendale non autorizzato – ha detto Ballatori – l’ente ha a disposizione sessanta giorni per revocare il servizio. La scadenza di questi sessanta giorni è il 7 febbraio”.

I DUBBI DEI 5 STELLE SU ECOINNOVA – “A maggio 2013 Ecoinnova paga la prima rata relativa al valore del 40% delle quote, cioè 950 mila euro – ha spiegato Ballatori – abbiamo controllato il bilancio del comune del 2013 ed effettivamente c’è stato il passaggio della quota annua di Ecoinnova, però mancano i 110 mila euro per i costi del bando stesso (a carico del vincitore) e il canone di 81.494 euro al mese per il servizio. Tra le varie richieste del bando c’era una polizza fideiussoria del dieci per cento, quindi di circa 12,5 milioni. Ma nessuno in Comune ci ha detto chi fisicamente avesse in mano la polizza. Il bando prevede che il pagamento del canone su base mensile a trenta giorni dall’ammissione contabile del documento di richiesta. Il documento contabile non è mai stato emesso. Una normativa italiana dice che tutte le assegnazioni dei bandi devono funzionare entro sessanta giorni. Qui parliamo di circa diciotto mesi, non di sessanta giorni. C’è qualcosa che non sta funzionando”. “Vogliamo capire se l’amministrazione ha gestito correttamente questo bando – ha aggiunto Massimo Tamburri – e cosa abbia fatto nel frattempo. Chiediamo spiegazioni su una questione in cui ballano 120 milioni di euro e venti anni di servizi pubblici fondamentali. Ci sono tante domande sulla questione”.

TAG: , , ,