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ASCOLI PICENO – Non arrivano buone notizie dalla Libia. Da qualche tempo infatti non si hanno novità sulle condizioni di Franco Giorgi, 72enne ascolano trattenuto in Africa nei giorni subito successivi al terribile attentato al museo Bardo di Tunisi.

COSA ERA ACCADUTO – L’uomo da oltre trent’anni svolge la funzione di mediatore d’affari, intraprendendo un’attività ad alto rischio per la vendita di armi in quei paesi che si trovano in guerra. Giorgi aveva raggiunto la Libia per lavoro, ma – a quanto pare – una trattativa non si sarebbe conclusa come sperato e così sarebbe stato costretto a rimanere in Africa.

LA TELEFONATA – Lunedì scorso Giorgi era riuscito a telefonare a un suo amico, riferendo come fosse stato prelevato da alcune persone e condotto in un posto sconosciuto. Stando a quanto appreso, l’ascolano avrebbe implorato l’amico di trovare 300 mila euro, somma necessaria per il suo rilascio. Subito è stata allertata la Farnesina. Da quel giorno però – nonostante Giorgi avesse dichiarato che si sarebbe nuovamente messo in contatto con l’Italia – non si sono avute più notizie.

QUALI SVILUPPI? – Ora bisogna capire se l’uomo sia nelle mani di un gruppo di malviventi. Il comando dei Ros di Ancona, su richiesta del Procuratore della Repubblica di Ascoli Piceno, sta verificando la veridicità della telefonata e sta analizzando i tabulati telefonici: serve avere la conferma che la chiamata sia effettivamente partita dalla Libia. Al momento le autorità italiane non rilasciano dichiarazioni.

 

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