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Terremoto Centro Italia: nei due anni trascorsi dalle ultime grandi scosse del 2016 che hanno fatto tremare il Centro Italia, i geologi dichiarano che ci sono state 93mila scosse di cui nove  con magnitudo superiore a 5, come quella del terremoto di Norcia mentre 67 con magnitudo compresa fra 4.0 e 4.9.

Vista la sequenza sismica che si è presentata, ci saranno speranze per considerare queste scosse concluse? Vediamo di seguito cosa ci dicono i sismologi.

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Terremoto Centro Italia: i dati della sequenza sismica

Sono passati due anni dalle scosse del 3.36 del 24 agosto del 2016 e da quel 30 ottobre che devastarono paesi, città e case e che causarono circa 300 vittime e tanto dolore nel cuore di molte persone. Terremoto che non finì lì, ma continuò qualche mese dopo, a Gennaio 2017.

Un terremoto che ha creato paura e spavento e che tuttora forse non è ancora del tutto finito. Leggendo i dati della sequenza sismica ricordiamo gli eventi principali: 

  • 24 Agosto 2016 di Magnitudo Mw 6.0 vicino ad Amatrice.
  • 26 Ottobre 2016 di Magnitudo Mw 5.9 vicino a Visso.
  • 30 Ottobre 2016 di Magnitudo Mw 6.5 vicino a Norcia.
    18 Gennaio 2017 di Magnitudo Mw 5.5 nella zona sud di Campostosto.
  • 10 Aprile 2018 di Magnitudo Mw 4.6 a Muccia.
Terremoto

In totale ci sono state 93mila scosse in questi due anni distribuite non in modo omogeneo ma tutt’altro; nelle zone più ampie ci sono meno scosse mentre in zone più adiacenti ce ne sono state in maggior numero.

“Tutti insieme si sono rivelati un laboratorio unico per conoscere nuovi aspetti e fenomeni inediti.Ogni terremoto è un esperimento: come per i fisici l’arrivo di un’onda gravitazionale permette di fare numerosissime analisi, a noi geoscienziati un terremoto permette di imparare qualcosa in più sul modo in cui funziona la Terra”, ha affermato Carlo Doglioni, Presidente dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia.

“Si è anche visto meglio come si distribuisce il volume della sismicità nella crosta terrestre e osservata in grande dettaglio la morfologia dei piani di faglia fino a vedere che si tratta di un fascio di strutture che hanno permesso di mobilizzare un volume di crosta terrestre di oltre 6.000 chilometri cubi“, ha aggiunto.

Per sapere se tutto questo un giorno potrà mai finire, oltre a condurre numerosi studi , l’INGV, in collaborazione con i colleghi francesi dellInstitut de Radioprotection et de Sûreté Nucléaire, a Luglio 2017 ha aperto tre trincee paleosismologiche lungo le rotture prodotte dal terremoto del 30 Ottobre.

Di cosa si tratta? Di scavare in prossimità delle faglie che emergono sulla superficie terreste o in zone dove si pensa che possano essere presenti ma non sono ben visibili ed evidenti sulla superficie.

Grazie a questo vero e proprio “metodo di indagine paleosismologica” è possibile rilevare le tracce dei vari terremoti ed eventi sismici consentendo una datazione e lo studio delle entità di questi movimenti sismici.

Con queste trincee, i sismologi hanno riconosciuto la presenza di  terremoti del passato sconosciuti data l’assenza di documenti storici o registrazioni strumentali. Inoltre, un dato significativo è che tra questi terremoti hanno trovato evidenze geologiche di 6 paleoterremoti o megaterremoti il cui magnitudo è stato simile o superiore a quello del 2016, negli ultimi 18 mila anni.

 

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