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Lo scorso 3 novembre si è svolto, nei Paesi dell’Unione Europea, il cosiddetto “Equal pay day”, una giornata simbolica istituita per segnare l’inizio del divario retributivo tra lavoratori e lavoratrici, a partire dal 3 novembre e fino alla fine dell’anno. Da questa data, è come se le donne “smettessero” di essere retribuite per il loro lavoro, con 58 giorni dell’anno rimanenti. L’individuazione di questa giornata dipende dall’anno preso in considerazione, a seconda del differenziale salariale registrato. Come nel 2017, l’ “Equal Pay Day” si è svolto il 3 novembre, ma la situazione non è migliorata.

In Europa, le donne guadagnano in media ancora il 16,2% in meno rispetto agli uomini.

Anche in Italia, nonostante siano passati oltre 40 anni dalla “Legge 903” del 1977 sulla parità tra uomini e donne sul lavoro, le diseguaglianze di genere permangono e sono ancora forti in diversi campi: nei livelli di inquadramento,  nell’avanzamento della carriera e soprattutto nei redditi.

Equal Pay Day: nelle Marche, le donne ricevono 7.100 euro meno degli uomini

Le donne lavoratrici nelle Marche, oltre ad avere retribuzioni al di sotto della media nazionale (1.700 euro lordi annui in meno), percepiscono, in media, circa 7.100 euro lordi annui in meno  rispetto agli uomini.

Le retribuzioni medie lorde percepite nelle Marche ogni anno sono pari a 19.422 euro, ma ci sono delle differenze retributive trauomini e donne: le retribuzioni lorde annue dei lavoratori uomini ammontano in media a 22.583 euro, a fronte dei 15.454 euro delle lavoratrici: quest’ultime, dunque percepiscono 7.129 euro meno dei loro colleghi maschi.

Queste differenze dipendono anche: dal maggior utilizzo, da parte delle lavoratrici, del part-time, invece dei contratti a termine; la maggiore presenza di donne nei lavori più umili e nei settori più poveri.

Ma l’incidenza di contratti precari o a tempo parziale giustifica solo in parte il divario delle retribuzioni tra maschi e femmine: le lavoratrici con contratto a tempo pieno e indeterminato percepiscono 4.849 euro lordi annui in meno degli uomini.

Considerando le singole qualifiche professionali, ci sono notevoli differenze: le retribuzioni delle operaie è di 6.612 euro lordi anni in meno rispetto a quelle degli operai (-35,6%), quelle delle impiegate è di 10.867 euro (-36,5%), quelle delle lavoratrici con qualifica di quadro sono di 9.626 euro in meno (-15,3%), fino ad arrivare a una differenza di 35.194 euro lordi annui per le dirigenti (-25,9%).

Secondo Daniela Barbaresi, Segretaria Generale della CGIL Marche, “il principale strumento è quello della contrattazione che può e deve superare le diseguaglianze di genere ponendo al centro le reali condizioni di lavoro, l’organizzazione del lavoro, i diritti individuali e collettivi delle donne e degli uomini: stabilità, professionalità, salario,  formazione, parità e pari opportunità, orari, conciliazione dei tempi di vita e lavoro”.

 “Però – conclude la Segretaria Generale –  la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro è possibile con un’adeguata organizzazione del lavoro, e con una condivisione tra uomini e  donne delle responsabilità familiari. Non è un caso, il fatto che continuino ad aumentare le donne che lasciano il lavoro quando nasce un figlio”.

 

 

 

 

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