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La Coldiretti Marche fa il punto sulla stagione 2019 della trebbiatura, al via da lunedì prossimo nelle campagne marchigiane con il consueto via vai di mezzi agricoli. Tuttavia, avverte Coldiretti, questa si preannuncia un’annata difficile.

Il meteo non ha certo aiutato e gli agricoltori hanno fatto il possibile per ovviare con trattamenti e perizia a salvare la qualità dei prodotti.

Coldiretti Marche, la produzione di grano nel 2019

Per il grano duro si stima un calo medio tra il 5 e il 10% ma ad oggi è difficilissimo fornire un dato preciso.

La situazione sugli oltre 109mila ettari di Marche coltivati a grano è fortemente disomogenea.

Il clima secco dei primi mesi dell’anno, le piogge e il freddo di maggio con tanto di grandinate hanno fatto slittare di almeno una settimana l’avvio dei lavori. Tanto che l’orzo, che si solito arriva prima del grano, sarà raccolto in contemporanea. In questi giorni si sta mietendo la colza.

Trebbiatura, le Marche terze in Italia

Nonostante il calo produttivo, le Marche dovrebbero mantenere la terza piazza d’Italia come produzione di grano duro, dietro a Puglia e Sicilia.

Le province che vantano la produzione maggiore sono Ancona e Macerata.

Secondo un’elaborazione di Coldiretti Marche su dati Istat rappresentano, con oltre 3,5 milioni di quintali, quasi l’80% del totale regionale. Macerata vanta il primato regionale per quanto riguarda l’orzo con quasi la metà degli oltre 700mila quintali prodotti nelle Marche, al sesto posto italiano.

Il grano marchigiano, proprio per la sua qualità, è molto ricercato dai pastifici. Soprattutto dopo l’arrivo dell’l’etichettatura obbligatoria sono aumentati i consumi di pasta 100% Made in Italy e, di conseguenza, tutto il comparto ne risente positivamente.

La questione dell’etichettatura obbligatoria

“L’etichettatura obbligatoria sta dando risultati concreti – spiega Francesco Guzzini, vicepresidente Coldiretti Macerata – tanto che oggi il grano italiano viene pagato agli agricoltori allo stesso prezzo del migliore grano sul mercato internazionale che, fino a un paio di anni fa, costava fino a 4 euro in più il quintale. L’etichettatura è stata ed è una grande battaglia di Coldiretti in favore di chi coltiva che ha diritto al reddito ma anche il consumatore finale che attraverso la trasparenza esercita in pieno il diritto di poter scegliere. Ora guardiamo ai contratti di filiera: patti chiari, prezzi concordati e no alle pratiche sleali tra i vari attori lungo la filiera. Dobbiamo spingere sempre più su questo fronte, dialogando con l’agroindustria sana che punta alla qualità e all’etica di produzione”.

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