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Dopo il successo delle Giornate FAI di Primavera, la sede regionale del FAI, Fondo Ambiente Italiano, Palazzo Bazzani di Ascoli, riapre ai visitatori; dal 27 al 29 Maggio e dal 3 al 5 Giugno infatti, sarà possibile ammirare i disegni autografi dell’architetto Cesare Bazzani, riguardanti la costruzione del palazzo e dei suoi arredi.

La delegazione FAI di Ascoli Piceno offre la possibilità a tutti di conoscere la qualità dello spazio architettonico e il valore storico dell’edificio, sorto nel periodo in cui la trasformazione dell’ambiente urbano è discussa nel dibattito internazionale sui centri storici e la loro salvaguardia.

Ascoli, alla scoperta di Palazzo Bazzani e della sua storia 

Palazzo Bazzani,  mostra i suoi segreti  a tutti i visitatori che potranno conoscere e ammirare la sede regionaale del Fai nei mesi di Maggio e Giugno .Su gentile concessione della Fondazione Carisap e dell’archivio storico Matricardi, saranno esposte di nuovo le opere dell’architetto Cesare Bazzani, riguardanti la storia del palazzo e la sua costruzione.

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Come ha spiegato la Presidente del FAI Marche,  Alessandra Stipa“Il FAI ha come consuetudine lo studio e l’approfondimento dei beni che gli sono affidati. Attraverso il paziente lavoro di ricerca della prof. Paola Antonini, delegata alla Cultura, il FAI offre una narrazione per immagini delle fasi evolutive della Ascoli tra 800 e900, città che, sia pur piccola, mostra di rispondere, anche se in ritardo, ai grandi cambiamenti in essere nelle altre città italiane. Sono visibili raffinate tavole tratte dai due archivi, mai visti fino ad ora,che permettono di approfondire l’estro e la precisione di Cesare Bazzani accanto ad un epistolario che umanizza il personaggio rivelandone il carattere e insieme ad immagini inedite della nostra città. Lavoro di ricerca troppo importante per non dare ad altri cittadini la possibilità di visita, nella considerazione che il Covid ha limitato e limita fortemente il numero dei visitatori. Aspettiamo tutti coloro che per cultura, curiosità, desiderio di conoscenza hanno voglia di essere con noi in questa ricostruzione di una temperie culturale che vede un’epoca nella quale, alla fine della costruzione del Palazzo, le maestranze posano tutte insieme, con donne e bambini, in foto che restano documenti di un secolo tanto vicino, ma tanto lontano per modi di vivere e per mentalità”.

Sarà un’occasione che offrirà qualche elemento per partecipare al dibattito eterno dell’architettura italiana; la  mostra sarà visitabile, con visita guidata, nei giorni  27-28-29 Maggio e 3-4-5 Giugno con turni alle ore
17 e alle 18. Necessaria la prenotazione telefonica 3490904056 oppure 3290164271, contributo minimo a partire da 3 euro.

Per il Presidente della Fondazione Carisap, Angelo Davide Galeati “Siamo onorati di aver collaborato con il FAI Marche mettendo a disposizione l’archivio di proprietà della Fondazione sul Palazzo Bazzani. L’identità, la storia e la cultura sono il capitale sociale di una comunità da custodire e rendere fruibile a tutti. La memoria e la consapevolezzadella nostra identità costituiscono un patrimonio di valori, conoscenze e competenze su cui
costruire il nostro futuro”.

La mostra su Palazzo Bazzani 

La sede regionale FAI è collocata nello splendido Palazzo della ex Cassa di Risparmio di Ascoli Piceno, opera eclettica dell’architetto Cesare Bazzani.

La delegazione FAI di Ascoli Piceno ha aperto più volte la prestigiosa sede per eventi FAI e nelle Giornate FAI di Primavera, illustrandone la storia attraverso gli eleganti ambienti liberty e le opere d’arte in essa riposte.

L’edificio è stato costruito nel 1911 in un’area opportunamente scelta all’interno del centro storico di Ascoli, impianto stratificatosi nei secoli in un’armoniosa continuità di rapporti dimensionali e materiali.

Il palazzo della Cassa di Risparmio si è invece inserito in esso con una modalità di rottura: questa frattura della maglia urbana reca in sé la domanda “perché qui, perché così?”.  Questa mostra ci aiuterà a comprendere un importante periodo della storia dell’architettura attraverso le scelte progettuali e le innovazioni tecniche di un architetto fortemente introdotto nella élite culturale e politica italiana.

Il termine eclettismo indica la tendenza dominante in Europa e America nel secondo ’800. Esso considera la forma come un tema progettuale distinto dalla funzione e attinge a stili dalla storia dell’architettura di ogni tempo e luogo, vista come un repertorio; trae la forma dalla libera combinazione di più stili e cambia stile a seconda del tipo di destinazione.

 Tra il 1905 e il 1915 si gioca l’intera vicenda del progetto e della realizzazione della nuova sede della Cassa di Risparmio di Ascoli Piceno, della quale era allora presidente Filippo Carfratelli Seghetti. All’inizio del Novecento la città viveva momenti decisivi per la sua trasformazione e assumeva una formula eclettica calibrata, soprattutto da Bazzani, sul particolare ambiente urbano. La committenza delle casse di risparmio era generalmente allineata alla cultura architettonica europea ed assumeva canoni etici espressi da una equilibrata esibizione decorativa (in essa l’ape industriosa sintetizza i valori fondativi in maniera semplice e diretta).

Il progetto della Cassa di Risparmio di Ascoli Piceno doveva quindi rispondere alle necessità simboliche dellacommittenza, considerare le caratteristiche architettoniche della città, mostrare lo stile del progettista. L’ing. Enrico Cesari lavora a fianco dell’architetto, mentre il cantiere è affidato alla direzione tecnica di Giuseppe Matricardi, ragioniere e perito tecnico della Cassa, uomo di fiducia dell’istituto, coadiuvato dall’imprenditore Attilio Angelini e da ditte di Roma, Milano e Pistoia.

 La mostra presenta ai visitatori raffinate tavole autografe recanti idee, elaborati progettuali, dettagli di arredo, ma anche un epistolario tra Bazzani e Matricardi che arricchisce di simpatici aneddoti e personali commenti la storia del progetto. Il fil rouge narra per immagini le fasi evolutive della città di Ascoli nel passaggio dall’800 al 900, vissute nella necessità di modernizzare un impianto poco consono ai cambiamenti già in cantiere da tempo in tutta Europa, con la consapevolezza del proprio ritardo rispetto al dibattito culturale internazionale e al rinnovamento architettonico.  Il progetto della Cassa, come le altre realizzazioni coeve, manifesta un positivo e necessario intento di rinnovamento, ma partecipa alla distruzione di un tessuto urbano antico e preziosamente unico, ed entra a far parte del tema complesso dell’inserimento di nuove architetture nei centri storici.

L’orologio posto all’inizio dell’esposizione è simbolo del passaggio temporale e di quanto del passato viene trascinato nel nuovo secolo, come il consistente apparato decorativo che, con sofferenza, ancora tenta di camuffare la moderna ed essenziale tecnologia del pendolo.

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