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Nessun ricambio generazionale, pochi medici di medicina generale e ancor meno per le guardie mediche in servizio. Il sindaco di Amandola, Adolfo Marinangeli: “i cittadini sono costretti a curarsi fuori comune, senza poter scegliere il proprio medico di famiglia ”. La Giunta comunale si rivolge al Ministero della Salute: “chiediamo l’abolizione del numero chiuso per le facoltà di medicina. Soprattutto per ragazzi residenti nei piccoli comuni”.

Medici di base: carenza cronica

Tra le tante difficoltà accentuate ed incrementate dalla pandemia, c’è quella che riguarda la forte carenza di medici di base. O, come detto, di medicina generale. Il problema riguarda tutto il territorio nazionale: sindaci e cittadini quotidianamente devono far fronte alla mancanza di una figura sanitaria così importante nel proprio Comune. Di conseguenza sono costretti a spostarsi fuori dalle proprie zone per ricevere cure adeguate, senza poter scegliere.

La pandemia ha insegnato che il medico di base è una figura essenziale per la salute dei cittadini. Il primo a riconoscere i sintomi da covid nei propri pazienti, un baluardo nel quale ognuno fa affidamento. Specie in questo difficile momento storico, in cui è complicato raggiungere il primo pronto soccorso disponibile.

Amandola portavoce dei piccoli Comuni

Ad affrontare più di altri il problema della carenza di medici di base, come in piena pandemia, sono soprattutto i Comuni montani. Perchè oltre a questa grave lacuna, devono fare anche i conti con la mancanza di guardie mediche. Infatti nell’Alto Fermano un servizio di questo tipo è carente e spesso viene del tutto sospeso senza che venga specificato per quanto tempo.

La Città di Amandola si è fatta portavoce di questo forte disagio e ha deciso di rivolgersi direttamente al Ministero della Salute.

Così con una delibera di Giunta, il sindaco Marinangeli, insieme al vicesindaco Pochini e agli assessori Scirè, Cupelli e Cruciani, considerando la mancanza di medici e la grande difficoltà nel reperirli, hanno chiesto l’abolizione del numero chiuso per le facoltà di medicina.

“Non si può più attendere – ha spiegato il primo Cittadino – è necessario fare questo passo per salvaguardare la sanità. Snellendo il sistema universitario per i corsi di laurea in medicina, avremo più medici pronti a intervenire su questi territori e nei vari servizi di guardia medica. Chiediamo l’abolizione del numero chiuso soprattutto per i ragazzi e ragazze residenti da almeno 5 anni nei Comuni montani con meno di 5.000 abitanti. Il covid ha evidenziato come non mai questa carenza, aggravata dagli oltre 20 anni di tagli fatti alla sanità. Il quadro si aggrava ancora di più nei nostri territori. I pochi giovani presenti non permettono nemmeno un ricambio generazionale adeguato, lasciando così vuoti i posti da medici di famiglia”.

“E’ per questo – prosegue Marinangeli – che l’abolizione del numero chiuso è essenziale per dare nuova linfa al nostro sistema sanitario, altrimenti si depotenzierà di anno in anno. La limitazione ha generato molti effetti negativi, oltre al tasso di laureati inferiore rispetto a quello di altri Paesi europei, ha indebolito la competitività e l’innovazione. Infatti, sempre più giovani hanno preferito iscriversi a facoltà aperte o private, gravando con costi alquanto elevati sulle famiglie. Abolirlo significherebbe dare a ogni  studente la medesima possibilità di formarsi e al tempo stesso garantiremmo medici a queste terre marginali”.

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