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La sezione di Ascoli Piceno della LAC – Lega per l’abolizione della caccia chiede al sindaco di Grottammare Enrico Piergallini di ritirare l’ordinanza che autorizza l’abbattimento dei cinghiali sul territorio comunale. Le motivazioni nella nota che riportiamo integralmente.

Il comunicato della LAC

E’ arrivato l’immancabile epilogo per la vicenda dei cinghiali avvistati da mesi, se non da anni, nelle aree costiere di Grottammare. Il Sindaco ha infatti deciso di firmare l’ordinanza contingibile e urgente n. 12 del 04/03/2022 con la quale autorizza, nel centro abitato del Comune di Grottammare, l’abbattimento di cinghiali allo stato selvatico, sulla base della relazione della Polizia Provinciale di Ascoli Piceno del 18.02.2022. Incarica allo scopo gli agenti della Polizia Provinciale di Ascoli Piceno, i quali coordineranno un numero di cacciatori e potranno anche scegliere la tecnica di abbattimento in forma collettiva con l’utilizzo di cani, cioè la braccata.

Il Sindaco ritiene di dover attivare ogni strumento finalizzato al contenimento dei cinghiali, “anche in considerazione dell’attuale fase biologica della specie che vede le femmine in avanzato stato gestazionale”.

Insomma, si vuole autorizzare una braccata in pieno centro abitato, anche perché le femmine sono avanti con la gravidanza.

Il Sindaco non può emettere un’ordinanza inerente il controllo (abbattimento) di selvatici, non essendo la materia ambientale e venatoria competenza dei Sindaci, ma dello Stato o delle Regioni (attualmente nelle Marche è in vigore il Piano di Controllo quinquennale del Cinghiale 2018-2023).

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Inoltre l’ordinanza sindacale contingibile e urgente deve essere volta ad affrontare situazioni eccezionali ed imprevedibili, costituenti una concreta minaccia per la pubblica incolumità. E quale sarebbe l’emergenza straordinaria provocata da questi cinghiali?

La loro presenza è nota da anni, anzi, a nostro avviso, mantenuta proprio dalla pressione venatoria delle battute di caccia e di controllo che vengono sistematicamente praticate sulle colline a monte.

Le braccate disgregano i branchi facendo disperdere per molti chilometri gli animali, terrorizzati e spesso feriti, o cuccioli orfani e disorientati, con conseguente aumento di incidenti. Nonostante abbiamo potuto tristemente documentare questa correlazione un anno fa, quando una braccata a Montesecco aveva causato la fuga in massa di cuccioli e adulti, rifugiatisi tutti presso il casello autostradale e in centro, il nostro appello di fermare le braccate di controllo è rimasto del tutto inascoltato.

Contestiamo soprattutto la pericolosità di una battuta di caccia in pieno centro urbano, autorizzando la quale il Sindaco, con la presunta finalità di garantire la sicurezza urbana rispetto a una paventata emergenza cinghiali, metterebbe in pericolo l’incolumità delle persone, autorizzando a ridosso delle abitazioni l’uso di armi molto potenti e con una gittata chilometrica.

Non a caso, la stragrande maggioranza dei colpi “accidentali” mortali con cui si chiude ogni stagione venatoria, si registra proprio durante le braccate al cinghiale.

Non meno grave il rischio incidenti provocati dagli animali braccati e dai cani, che potrebbero riversarsi tra abitazioni e vie urbane, con la sola assistenza della Polizia Municipale e di alcuni volontari, che dovrebbero essere in grado di bloccare tutte le strade interessate.

Sui soggetti esecutori dell’ordinanza, il Sindaco, autorizzando l’intervento dei cacciatori, si è attribuito la responsabilità di estendere i limiti della licenza di porto di fucile per uso caccia nelle zone di divieto venatorio (come vicino alle case, lungo le strade) a cacciatori privati che non potrebbero nemmeno prendere parte agli interventi di controllo, attività che, in base alla L. 157/92, è di competenza esclusiva del personale pubblico (ben 6 pronunciamenti da parte della Corte Costituzionale in merito a questo punto), e che, dunque presumibilmente non sono nemmeno assicurati per tale attività.

Infine, vista la finalità di prevenzione sanitaria delle malattie trasmesse dai cinghiali, ricordiamo che la prima misura presa nelle aree con casi di Peste Suina Africana è stata proprio la sospensione dell’attività venatoria, specie collettiva, che favorisce il contatto e la diffusione degli animali nel raggio di chilometri.

Le stesse operazioni di abbattimento, previste dentro il centro abitato, determinerebbero la fuoriuscita di sangue e altri fluidi corporei, proprio nelle aree maggiormente interessate da lavoratori, residenti e bambini (giardini e parchi).

Continuiamo a chiedere, da anni e col supporto di autorevoli e numerosi studi scientifici, l’applicazione dei metodi ecologici, certificati ed efficaci quali le protezioni dei coltivi, il controllo dei rifiuti, la prevenzione degli incidenti stradali mediante dissuasori acustici tecnologicamente avanzati, che consentono la drastica riduzione, oltre l’80%, degli incidenti stradali.

E soprattutto chiediamo di bloccare le devastanti braccate di controllo.

Questi metodi, di fatto, non sono stati applicati. Né si può certo considerare un tentativo di cattura incruento quello del posizionamento da parte della Polizia Provinciale di una gabbia trappola a scatto, peraltro priva di contrassegni identificativi obbligatori, lasciata sul territorio senza alcuna utilità pratica, anzi al contrario costituendo un possibile rischio per bambini e altri animali. Una simile trappola è del tutto inutile per catturare branchi di cinghiali, peraltro descritti in numero emergenziale, per i quali si ricorre a ben altri tipi di gabbie e strutture.

Per questi motivi, abbiamo inoltrato una diffida al Sindaco di Grottammare affinchè provveda al ritiro immediato, in autotutela, dell’ordinanza l’Ordinanza contingibile e urgente n. 12 del 04/03/2022 per illegittimità della stessa, in contrasto con le attribuzioni di competenza e con le leggi di sicurezza e la normativa sulla caccia, e qualora tale intervento dovesse essere eseguito, presenteremo circostanziata e documentata denuncia alle autorità competenti.

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