Si allunga l’età della pensione anche per chi accede agli “scivoli” destinati ai lavoratori in esubero. L’Inps ha aggiornato i propri sistemi recependo gli adeguamenti alla speranza di vita previsti dai più recenti provvedimenti del Ministero dell’Economia e del Lavoro, con effetti che guardano già al 2030.
Isopensione 2026: adeguamento alla speranza di vita fino al 2030
L’isopensione – conosciuta anche come “esodo Fornero” – consente alle aziende che avviano processi di riorganizzazione di accompagnare alla pensione i lavoratori più anziani fino a sette anni prima rispetto alla maturazione del requisito ordinario (limite valido fino alla fine del 2026, rispetto ai quattro anni ordinari).
Lo strumento può essere attivato solo con un accordo sindacale e prevede che l’azienda si faccia carico dell’assegno ponte erogato al lavoratore e dei relativi contributi fino al raggiungimento della pensione effettiva.
Con il messaggio n. 558, l’INPS prende atto del decreto interministeriale del 19 dicembre 2025 sull’“Adeguamento dei requisiti pensionistici all’incremento della speranza di vita”. Il provvedimento stabilisce un aumento complessivo di tre mesi nel biennio 2027-2028, rimodulato dalla Manovra con un mese nel 2027 e il completamento dei tre mesi nel 2028.
Tuttavia, poiché l’orizzonte temporale dell’isopensione è più lungo rispetto al biennio coperto dal decreto, l’Istituto ha considerato anche le tabelle prospettiche elaborate sulla base del nuovo scenario demografico Istat e richiamate dalla Ragioneria generale dello Stato nel Rapporto sulle tendenze di medio-lungo periodo del sistema pensionistico.
Per il 2029 è già stimato un ulteriore incremento di tre mesi. In totale, quindi, si arriva a sei mesi aggiuntivi rispetto ai requisiti attuali, con ulteriori aumenti previsti negli anni successivi.
Cosa cambia per lavoratori e aziende
L’aggiornamento dei sistemi INPS significa che, nella valutazione delle domande di isopensione, verranno applicati anche gli incrementi prospettici dei requisiti anagrafici, sebbene non ancora formalizzati con decreto per il biennio 2029-2030.
Questo comporta due conseguenze principali:
-
Le aziende dovranno considerare un orizzonte più lungo e costoso nel calcolo dello scivolo.
-
Le domande che non rispettano i nuovi requisiti – compresi quelli legati alla permanenza massima nello scivolo – potranno essere rigettate.
L’INPS ha precisato che solo un successivo decreto direttoriale del Ministero dell’Economia, di concerto con il Ministero del Lavoro, potrà cristallizzare in via definitiva i requisiti per il biennio 2029-2030, che potrebbero anche differire dalle previsioni attuali. Nel frattempo, però, le strutture territoriali dovranno attenersi alle stime già incorporate nei sistemi.
Gli scenari politici e previdenziali
Il quadro resta quindi aperto sul piano politico. Come già avvenuto con la recente Manovra, il governo potrebbe intervenire per modulare ulteriormente l’impatto degli adeguamenti alla speranza di vita.
Resta però evidente una tendenza di fondo: il progressivo innalzamento dell’età pensionabile, anche negli strumenti di uscita anticipata, in risposta all’invecchiamento della popolazione e alla sostenibilità dei conti pubblici.
Per i lavoratori in esubero e per le imprese che pianificano riorganizzazioni, il messaggio è chiaro: i margini di anticipo si riducono e la pianificazione dovrà tenere conto di requisiti più stringenti e costi potenzialmente maggiori nei prossimi anni.









