Per giovedì 5 febbraio 2026 è previsto che una massa di particelle cariche, espulsa dal Sole a seguito di un potente brillamento, possa interagire con la magnetosfera terrestre, dando luogo a un fenomeno noto come tempesta geomagnetica. Secondo le previsioni del Space Weather Prediction Center (SWPC) della NOAA, si tratta di una tempesta di livello G1, la classe più bassa della scala di intensità, ma non per questo priva di interesse per gli scienziati e gli operatori tecnologici.
Le tempeste solari sono eventi naturali legati all’attività magnetica del Sole. Quando si verificano brillamenti molto intensi, come quello registrato il 2 febbraio 2026, classificato di classe X8.1, vaste bolle di plasma e campi magnetici vengono scagliate nello spazio in un fenomeno chiamato espulsione di massa coronale (CME). Queste nubi di materia solare possono viaggiare a velocità elevatissime, centinaia o migliaia di chilometri al secondo, e se raggiungono la Terra possono disturbare il campo magnetico che ci protegge.
Cos’è una tempesta geomagnetica e perché conta
Dal Sole alla Terra, il percorso di una CME
Una tempesta magnetica è l’effetto dell’interazione tra una CME e il campo magnetico terrestre. Quando questa massa di particelle cariche arriva nei pressi della Terra, il campo magnetico si deforma e si “eccita”, dando origine a correnti e disturbi che vengono classificati su una scala da G1 a G5: da lieve a estrema. Nel caso dell’evento previsto per il 5 febbraio, le previsioni indicano un impatto laterale o “di striscio” con la magnetosfera, che dovrebbe comportare solo un’accelerazione minore delle particelle e quindi una tempesta di livello G1.
Una tempesta geomagnetica è considerata un fenomeno frequente e relativamente comune nella fase di massima attività solare del ciclo, quella in cui si trova il Sole attualmente nel ciclo 25, caratterizzato da un numero molto elevato di macchie e brillamenti. Anche se una G1 è classificata come “lieve”, gli scienziati sottolineano che la potenza di un brillamento come quello dell’1 e del 2 febbraio può rendere il fenomeno più significativo di quanto ci si aspetterebbe da una semplice G1.
Che cosa può succedere sulla Terra
Una tempesta solare di classe G1 non comporta pericoli diretti per la popolazione, ma può avere effetti indiretti su tecnologie e sistemi sensibili. Secondo le osservazioni e i dati storici, gli effetti di un evento di questo tipo possono includere lievi disturbi alle comunicazioni satellitari e alle radio ad alta frequenza, variazioni nei sistemi di navigazione GPS e possibili interferenze nelle operazioni dei veicoli spaziali.
In passato, tempeste di intensità superiore, come quelle di classe G4 o G5, hanno prodotto aurore boreali visibili anche a latitudini insolitamente basse, disturbi nelle reti elettriche e impatti più marcati sulle infrastrutture tecnologiche. Nel caso attuale, invece, il fatto che la CME dovrebbe toccare la Terra soltanto marginalmente è un fattore che limita la portata degli effetti.
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Le incognite del meteo spaziale
Perché anche una tempesta “minore” merita attenzione
Nonostante la classificazione G1, gli scienziati restano attenti a un possibile evolversi del fenomeno. Il meteo spaziale è infatti una disciplina complessa, perché l’interazione tra il campo magnetico della Terra e quello trasportato dalla CME dipende da vari parametri, tra cui la direzione del campo magnetico stesso. Se i campi magnetici sono orientati in modo tale da “aprire” la magnetosfera terrestre, l’energia che penetra può risultare maggiore, con effetti più intensi di quelli previsti.
Questa incertezza rende particolarmente importante il monitoraggio continuo dell’attività solare. Agenzie come la NASA, la NOAA e l’ESA mantengono una costante sorveglianza attraverso satelliti posizionati nel punto di Lagrange L1, tra cui il Solar Dynamics Observatory (SDO) e missioni dedicate al meteo spaziale, con l’obiettivo di offrire previsioni dettagliate e aggiornate sugli eventi solari.
Gli effetti indiretti e le tecnologie
Una perturbazione geomagnetica, anche di lieve entità, può creare fluttuazioni nei segnali GPS, interferenze nella telecomunicazione radio ad alta frequenza e piccoli disturbi nei parametri orbitali dei satelliti. Per gli operatori di rete e le agenzie spaziali è quindi fondamentale avere modelli previsionali affidabili e un sistema di allerta che consenta di adottare misure preventive, come la gestione corretta dei satelliti e dei sistemi di comunicazione critici.
Infine, anche la fauna può risentire di alterazioni temporanee nella magnetosfera. Alcune specie migratorie, che utilizzano il campo magnetico terrestre per orientarsi, possono registrare anomalie nei loro comportamenti durante e dopo un evento geomagnetico.
La tempesta solare del 5 febbraio resta dunque un fenomeno di grande interesse scientifico, una dimostrazione tangibile di come il Sole, la stella che ci sostiene, possa al tempo stesso influenzare il nostro Pianeta in modi sottili e potenti, senza che ce ne rendiamo sempre conto.
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