La storia di Cristina Mazzotti non è solo un fatto di cronaca nera, ma uno spartiacque nella storia italiana. Un caso che, a distanza di quasi cinquant’anni, continua a interrogare il Paese sul tema del rapimento a scopo di estorsione, della violenza cieca e della risposta dello Stato. Era il 1975 quando Cristina, diciotto anni, studentessa modello, viene sequestrata all’uscita di una festa in provincia di Como. Da quel momento, il suo nome entra in una delle pagine più dolorose della memoria collettiva italiana.
Il rapimento di Cristina Mazzotti
Una notte d’estate e l’inizio dell’incubo
Il 30 giugno 1975 Cristina Mazzotti viene rapita mentre rientra a casa. Il sequestro è organizzato da una banda criminale legata alla criminalità lombarda, con contatti nella ‘ndrangheta. I rapitori chiedono un riscatto elevatissimo, consapevoli del patrimonio della famiglia Mazzotti, industriali del settore chimico.
La giovane viene rinchiusa in una cassa di legno, un dettaglio che emergerà solo più tardi e che contribuirà a rendere la vicenda ancora più sconvolgente. Le condizioni di prigionia sono disumane, incompatibili con la sopravvivenza a lungo termine.
Il pagamento del riscatto e la morte
Il riscatto viene pagato. Ma Cristina non torna a casa. La ragazza muore soffocata durante la prigionia, probabilmente a causa delle esalazioni tossiche presenti nella cassa. Il suo corpo viene ritrovato settimane dopo in una discarica, un epilogo che segna profondamente l’opinione pubblica.
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Il processo e l’ergastolo
Una risposta dello Stato
Le indagini portano all’arresto dei responsabili. I processi si concludono con condanne severe, tra cui l’ergastolo per i principali membri della banda. Il caso Cristina Mazzotti diventa emblematico nella lotta ai sequestri di persona e contribuisce a rafforzare l’azione repressiva dello Stato contro questo tipo di criminalità.
Negli anni successivi, il suo nome viene spesso citato come simbolo della brutalità di una stagione storica segnata da violenza e impunità.
Perché ricordare Cristina Mazzotti oggi
Ricordare Cristina Mazzotti significa ricordare una giovane vita spezzata e un’Italia che, attraverso il dolore, ha preso coscienza di un fenomeno criminale che non poteva più essere tollerato. La sua storia continua a essere studiata, raccontata e ricordata non per morbosa curiosità, ma come monito e memoria civile.









