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Nel 2026 la Groenlandia si trova al centro dell’attenzione internazionale non per un cambiamento di sovranità, ma per la ferma dichiarazione del suo governo che respinge qualsiasi tentativo di acquisizione o controllo da parte degli Stati Uniti. Questa posizione è emersa nuovamente nel gennaio 2026, quando il presidente statunitense Donald Trump ha ribadito il suo interesse a “possedere” l’isola per motivi strategici, scatenando una reazione diplomatica e mediatica di grande portata.

La Groenlandia è un territorio autonomo del Regno di Danimarca, con una popolazione di circa 57.000 abitanti. Far parte del regno danese non significa essere un paese indipendente, ma piuttosto avere un ampio margine di autogoverno nelle questioni interne, mentre la difesa e la politica estera restano in gran parte prerogative di Copenhagen.

Groenlandia: storia, autonomia e posizione strategica

La storia della Groenlandia come entità politica legata alla Danimarca risale al periodo coloniale, ma l’autogoverno è cresciuto negli ultimi decenni, con trasferimenti di competenze da parte della corona danese verso le istituzioni groenlandesi. L’isola è vasta e scarsamente popolata, e la sua importanza strategica deriva non solo dalla posizione geografica nell’Artico, ma anche dalle potenziali risorse naturali, tra cui minerali e metalli rari. La combinazione di queste risorse e le nuove rotte marittime aperte dallo scioglimento dei ghiacci la rendono un nodo centrale nelle dinamiche geopolitiche del 21° secolo.

Nel gennaio 2026, Trump ha affermato pubblicamente che gli Stati Uniti devono possedere la Groenlandia per scoraggiare l’influenza di potenze come Russia e Cina nell’Artico, indicando che il controllo dell’isola sarebbe essenziale per la sicurezza globale. Questa posizione ha provocato reazioni forti da parte delle autorità groenlandesi e danesi, che hanno ribadito che la Groenlandia “non è in vendita e non accetterà nessuna acquisizione unilaterale”.

Il rifiuto del governo e la difesa multilaterale

Il primo ministro groenlandese, Jens-Frederik Nielsen, ha sottolineato che la difesa dell’isola deve avvenire all’interno di una cornice multilaterale condivisa, affermando la necessità di cooperare con la NATO e con la Danimarca piuttosto che accettare un’offerta unilaterale di acquisto o controllo esterno. Questo approccio enfatizza i valori democratici e il diritto di autodeterminazione della popolazione groenlandese, che ha espresso chiaramente la propria volontà di restare autonoma pur perseguendo la sicurezza collettiva.

Questa reazione non è nuova: sondaggi condotti negli anni precedenti hanno mostrato che la maggioranza degli abitanti della Groenlandia non desidera un’annessione agli Stati Uniti, rafforzando il messaggio secondo cui la questione della destinazione politica dell’isola spetta in primo luogo ai suoi cittadini.

Perché la Groenlandia conta così tanto

Dal punto di vista geopolitico, la Groenlandia è centrale per varie ragioni. La sua posizione al confine dell’Oceano Artico la rende strategica per la sorveglianza e il controllo delle rotte marittime emergenti, che potrebbero diventare più trafficate man mano che i ghiacci si ritirano. Inoltre, lo sfruttamento delle risorse minerarie, tra cui terre rare, uranio e altri materiali strategici, attrae l’interesse di potenze che vogliono assicurarsi un ruolo nei futuri equilibri tecnologici ed economici globali.

La Groenlandia, quindi, non è soltanto un’opzione geopolitica: è un esempio contemporaneo di come un territorio con una popolazione limitata ma con una forte identità e autonomia possa definire le proprie priorità, rifiutando offerte che non riflettano la volontà del suo popolo.

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