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Il nome di Liliana Segre è indissolubilmente legato alla memoria della Shoah in Italia. Deportata ad Auschwitz-Birkenau nel 1944 all’età di tredici anni, Segre è una delle ultime testimoni dirette dell’orrore dei campi di sterminio nazisti. La sua voce, per molti anni rimasta in silenzio, è diventata negli ultimi decenni un punto di riferimento imprescindibile nel racconto della deportazione e nella trasmissione della memoria alle nuove generazioni.

La sua testimonianza non si limita al ricordo storico, ma si muove su un piano più profondo, quello che lei stessa ha definito il grande nulla, lo spazio della disumanizzazione assoluta, dove l’individuo viene privato di nome, identità e futuro.

Il Grande Nulla, da Auschwitz al linguaggio della cultura

Primo Levi, il teatro e la parola come resistenza

L’espressione il grande nulla richiama direttamente il lessico e il pensiero di Primo Levi, che ha saputo raccontare l’universo concentrazionario con una lucidità capace di attraversare il tempo. Anche Liliana Segre si colloca in questo solco, trasformando l’esperienza personale in una riflessione universale sul male, sull’indifferenza e sulla responsabilità collettiva.

Negli ultimi anni, il racconto di Segre ha trovato spazio anche nel teatro, luogo privilegiato per la trasmissione emotiva della memoria. Le sue parole sono state adattate, lette e interpretate in spettacoli che mirano non a ricostruire la storia in modo didascalico, ma a far emergere il vuoto lasciato dalla violenza, l’assenza che continua a interrogare il presente.

27 gennaio Giorno della Memoria, perché ricordare è ancora necessario

La Giornata della Memoria e il valore del racconto

Ogni 27 gennaio, in occasione della Giornata della Memoria, la testimonianza di Liliana Segre assume un significato ancora più forte. Non come rito stanco, ma come esercizio civile. Segre ha più volte sottolineato come la memoria non sia un fatto automatico, ma una scelta quotidiana, fragile e necessaria.

Il suo racconto non indulge mai nel sentimentalismo, ma si affida alla precisione delle parole e alla forza dei fatti, ricordando che l’orrore non nasce all’improvviso, ma cresce nell’indifferenza.

 

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