Ad Ascoli Piceno c’è una storia che si chiude, ma non si spezza davvero, perché resta nella memoria delle persone e negli occhi di chi l’ha frequentata per intere generazioni. Yoghi, storica yogurteria fondata nel 1994 e divenuta punto di riferimento in città per qualità, incontri e piccoli rituali quotidiani, ha appena annunciato la sua chiusura definitiva dopo 32 anni di attività.
Il cuore di questa decisione — raccontata con voce ferma da Gregorio De Angelis, titolare e anima del locale — è un intreccio di ragioni concrete e umane: l’aumento progressivo dei costi, i profondi cambiamenti nel commercio urbano e soprattutto l’avvio di un grande cantiere in Piazza Arringo, che ridurrà drasticamente la presenza di pubblico e quindi la possibilità di lavorare nei prossimi mesi.
In una lunga lettera pubblica, De Angelis ha espresso gratitudine, nostalgia e una consapevolezza che risuona con chiunque abbia visto una bottega o un locale diventare “luogo di vita”, più che semplice esercizio commerciale: “Chiudo una serranda, non una storia”, ha scritto, ricordando che Yoghi è stato prima di tutto “lavoro quotidiano, sacrificio e presenza costante”.
Yoghi: Una storia lunga tre decenni, fatta di persone e sorrisi
Nel 1994, quando Yoghi aprì le sue porte nella cornice storica di Ascoli Piceno, nessuno poteva immaginare che sarebbe diventato così rapidamente un punto di riferimento per ascolani e visitatori. La yogurteria non era soltanto un luogo dove gustare un gelato artigianale o uno yogurt fresco: era uno spazio di incontro, di risate con amici, di pause spensierate nei pomeriggi estivi o nei pomeriggi d’inverno davanti a una tazza calda.
Per molti, ricordare Yoghi significa evocare immagini di famiglie che si ritrovano dopo la scuola, coppie che passeggiano tra le vie del centro storico e turisti che si fermano attratti dalla sua fama. Non era raro vedere clienti affezionati tornare anno dopo anno, portando con sé i propri figli, e in seguito anche i nipoti, trasformando così un semplice gesto quotidiano in una piccola tradizione personale e collettiva.
Questa dimensione umana del locale è emersa chiara nelle parole di De Angelis, che ha voluto definire i suoi clienti “amici” prima ancora che consumatori. Non una frase retorica, ma la fotografia di un rapporto costruito nel tempo, fatto di fiducia, sorrisi e relazioni genuine.
Tra costi, cantieri e nuovi equilibri urbani
La decisione di chiudere non è stata presa all’improvviso. Negli ultimi anni, come molte attività storiche di città di medie dimensioni, Yoghi ha dovuto confrontarsi con un contesto economico via via più complesso. L’aumento dei costi di gestione, la pressione competitiva di grandi catene e nuove forme di consumo, oltre alla trasformazione degli spazi pubblici, hanno progressivamente reso più arduo portare avanti l’attività con lo stesso entusiasmo degli inizi.
Ma è proprio il tema urbanistico e logistico ad aver segnato la decisione finale: i lavori di riqualificazione di Piazza Arringo, avviati dall’amministrazione comunale per trasformare il cuore monumentale della città, renderanno l’area meno accessibile per un periodo stimato di circa dieci mesi, limitando fortemente la possibilità di lavorare con traffico pedonale ridotto e spazi temporaneamente occupati dai cantieri.
Piazza Arringo, la più antica e monumentale piazza di Ascoli Piceno, con i suoi edifici storici come il Palazzo dell’Arengo, la cattedrale di Sant’Emidio e il battistero di San Giovanni, è da sempre luogo di socialità, eventi, mercati e incontri. Il suo rinnovamento rappresenta una trasformazione importante per la città, ma per chi come Yoghi ha costruito il proprio mondo intorno a quella piazza, la prospettiva di un lungo periodo di lavori ha reso difficilmente sostenibile continuare l’attività.
Caffè Meletti, Quintessenza prende le redini dello storico locale di Ascoli Piceno
Il racconto di una città tra modernità e memoria condivisa
La chiusura di un locale storico come Yoghi non è solo la fine di una attività commerciale, ma segna un momento di trasformazione profonda nella vita di una comunità. In un centro storico come quello di Ascoli Piceno, dove la pietra di travertino racconta secoli di storia e tradizioni e le piazze sono spazi vivi di socialità, la fine di un luogo così radicato lascia un vuoto percepibile.
Per molti, Yoghi era uno dei punti di riferimento del quotidiano, un luogo dove ricreare e ritrovare affetti, abitudini e memoria personale. La scelta di De Angelis di salutare i clienti come “amici” non è stata casuale: riflette il sentimento condiviso di chi vedeva in quella yogurteria più di un semplice negozio, ma un pezzo di città radicato nel tessuto sociale.
E così, mentre alcune attività chiudono, altre continuano a raccontare storie di innovazione o di resilienza, in un equilibrio continuo tra passato e futuro. Ma la storia di Yoghi resterà nei ricordi, nei sorrisi delle persone che hanno varcato quella soglia nel corso di tre decenni, e nell’eco di un saluto che non è un addio, ma un arrivederci alla bellezza delle piccole cose.
Crisi energetica e bollette: come stanno reagendo le famiglie ascolane









