Parlare di Peppe Vessicchio significa raccontare molto più di una carriera musicale. Significa attraversare quarant’anni di televisione, emozioni collettive e momenti che hanno costruito l’immaginario sonoro del Paese. Per milioni di italiani il suo volto è indissolubilmente legato al Festival di Sanremo, ma ridurre la sua figura a quella del direttore d’orchestra dell’Ariston sarebbe limitante.
Vessicchio è stato, prima di tutto, un artigiano della musica, capace di trasformare arrangiamenti e melodie in esperienze emotive profonde. Nato a Napoli nel 1956, cresce in una città dove la musica non è solo arte ma linguaggio quotidiano. Fin da giovane studia composizione e direzione, sviluppando quella sensibilità che negli anni lo renderà riconoscibile anche con un semplice gesto della mano.
La sua formazione passa attraverso collaborazioni con artisti fondamentali della musica italiana. Lavora come arrangiatore e compositore per nomi che hanno segnato epoche diverse, contribuendo a costruire sonorità diventate familiari al grande pubblico. Il suo approccio non è mai stato spettacolare nel senso televisivo del termine, ma profondamente umano, attento alla voce e all’emozione prima ancora che alla tecnica.
Peppe Vessicchio e Sanremo, un legame diventato storia
Peppe Vessicchio, il direttore che il pubblico aspettava prima ancora delle canzoni
Il rapporto tra Peppe Vessicchio e Sanremo nasce negli anni Novanta e diventa rapidamente qualcosa di unico. Non era raro vedere il pubblico dell’Ariston applaudire il maestro ancora prima dell’esibizione dei cantanti.
La sua presenza trasmetteva sicurezza. Artisti emergenti e big raccontano spesso come bastasse uno sguardo del maestro per calmare la tensione della diretta. In un contesto complesso come quello del Festival, dove ogni nota viene ascoltata da milioni di spettatori, Vessicchio rappresentava una sorta di bussola emotiva.
Molte delle esibizioni rimaste nella memoria collettiva portano la sua firma invisibile. Arrangiamenti eleganti, rispetto assoluto della melodia e una capacità rara di valorizzare l’identità dell’interprete. Negli anni il pubblico ha trasformato il maestro in un fenomeno culturale. Meme affettuosi, standing ovation spontanee e perfino campagne social nate per chiedere il suo ritorno sul palco dimostrano quanto fosse percepito come parte integrante del Festival.
Oltre la televisione, la ricerca e la divulgazione
Negli ultimi anni Peppe Vessicchio ha ampliato il proprio percorso dedicandosi alla divulgazione musicale e scientifica. I suoi studi sul rapporto tra suono e benessere hanno attirato curiosità anche fuori dall’ambito artistico, aprendo un dialogo tra musica, vibrazioni e percezione umana. Attraverso incontri pubblici e libri, il maestro ha cercato di spiegare come la musica non sia soltanto intrattenimento ma esperienza capace di influenzare emozioni e stati d’animo.
La sua figura resta quella di un professionista lontano dagli eccessi mediatici, sempre guidato dalla convinzione che la musica debba unire e non dividere. Un approccio che ha contribuito a renderlo una delle personalità più amate dello spettacolo italiano, rispettato da generazioni diverse di artisti e spettatori. E ancora oggi, quando l’orchestra accorda gli strumenti e le luci dell’Ariston si abbassano, il pensiero di molti corre inevitabilmente a quel gesto elegante con cui Peppe Vessicchio dava inizio alla magia.









