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L’Italia, da decenni, dibatte sulla possibilità di costruire un collegamento stradale e ferroviario stabile tra la Sicilia e la Calabria, ma la strada verso la realizzazione è costellata di stop e ripartenze, e il decreto legge pensato per dare nuova linfa al progetto è uno degli strumenti normativi più discussi degli ultimi mesi.

Secondo le ultime notizie, le magistrature contabili, in particolare la Corte dei Conti, hanno espresso “forte preoccupazione” per alcune disposizioni del decreto che è stato presentato alle autorità. Secondo i magistrati, il decreto ponte rischierebbe di aggirare i controlli di legittimità previsti dalle norme, introducendo elementi come uno “scudo” per escludere responsabilità in certi casi e riducendo l’efficacia delle verifiche ordinarie su grandi opere, cosa che ha alimentato un acceso scambio di idee tra istituzioni.

La storia del decreto e il progetto del ponte

Dalla legge 35 del 2023 all’attuale fase di revisione

Il progetto del Ponte sullo Stretto di Messina, che il decreto mira a rilanciare, non nasce oggi. Già nel 2023 un decreto legge aveva sancito la ripresa dei lavori e la riattivazione della società concessionaria Stretto di Messina S.p.A., con l’obiettivo di utilizzare il progetto definitivo del 2011 e aggiornare gli elaborati tecnici per la realizzazione dell’infrastruttura, progettata per collegare Sicilia e Calabria con una campata di oltre 3 chilometri, quasi la più lunga al mondo per ponti sospesi.

Quella normativa prevedeva anche la nomina di un nuovo Consiglio di Amministrazione e l’assestamento societario della concessionaria, con lo Stato italiano come azionista di maggioranza assieme a istituzioni pubbliche come Anas e Rfi. L’apertura dei cantieri era stata ipotizzata già tra il 2032 e il 2033, ma una serie di ostacoli amministrativi, legali e tecnici hanno spinto il governo più volte a cercare strumenti normativi come il decreto sul Ponte per snellire l’iter.

I nodi del decreto e le critiche della Corte dei Conti

La principale area di critica della Corte dei Conti riguarda il fatto che il testo del decreto potrebbe modificare l’equilibrio delle responsabilità e dei controlli sulle grandi opere, potenzialmente limitando il potere di valutazione degli enti indipendenti e introducendo meccanismi che “svuotano” i controlli di legittimità. Secondo fonti istituzionali, i magistrati contabili si sono detti preoccupati per il possibile impatto sul sistema di verifica e per il modo in cui il decreto cerca di superare i rilievi espressi in precedenza sulla legittimazione tecnica e finanziaria del progetto.

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Finanziamenti, tempi e cronoprogramma

Cosa cambia per i fondi e l’iter amministrativo

Un altro aspetto legato al dibattito sul decreto ponte sullo Stretto riguarda il fronte finanziario. Negli ultimi mesi, una variazione della legge di Bilancio 2026 ha spostato circa 780 milioni di euro di fondi destinati al Ponte dal 2025 al 2033, pur mantenendo inalterato il valore complessivo delle risorse autorizzate. Secondo i responsabili della società Stretto di Messina, questo rifinanziamento non costituisce un “definanziamento”, ma rispecchia semplicemente un adeguamento dell’iter amministrativo a seguito dei rilievi della Corte dei Conti.

Questo aggiornamento degli stanziamenti è però visto con scetticismo da alcune voci critiche, secondo cui la modifica potrebbe indebolire ulteriormente la spinta verso una realizzazione rapida dell’opera. Al di là delle scelte numeriche, la questione finanziaria resta centrale: la realizzazione del ponte è stata stimata in oltre 13 miliardi di euro, e la tempistica di apertura dei cantieri continua a slittare, alimentando incertezza e dibattito pubblico.

Il decreto ponte sullo Stretto quindi non rappresenta solo un testo normativo isolato ma un punto nevralgico di una vicenda lunga decenni, che intreccia ingegneria, economia, politica e regole istituzionali, con impatti potenzialmente significativi sulla mobilità del Sud Italia e sulle relazioni infrastrutturali nazionali.

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