Negli ultimi anni il glaucoma è sempre più al centro della ricerca scientifica internazionale. Considerata la seconda causa di cecità irreversibile nel mondo, questa patologia continua a rappresentare una sfida per gli specialisti perché, in molti casi, progredisce anche quando la pressione oculare è sotto controllo. Nuovi studi stanno però aprendo prospettive interessanti per proteggere il nervo ottico e rallentare la perdita della vista.
Glaucoma: tre molecole potrebbero proteggere il nervo ottico
Il glaucoma è una malattia complessa che provoca un progressivo danneggiamento del nervo ottico. Anche quando la pressione intraoculare viene controllata con farmaci o interventi, in molti pazienti la malattia continua ad avanzare. Questo ha portato gli scienziati a studiare nuovi meccanismi biologici coinvolti nella degenerazione delle cellule dell’occhio.
Secondo recenti ricerche, tre molecole – nicotinamide, piruvato e coenzima Q10 – potrebbero contribuire a proteggere il nervo ottico, riducendo la morte cellulare e l’infiammazione e migliorando allo stesso tempo l’energia disponibile per le cellule nervose della retina.
Il glaucoma sempre più vicino alle malattie neurodegenerative
Oggi il glaucoma viene sempre più spesso paragonato a malattie neurodegenerative come l’Alzheimer e il Parkinson. Alla base del danno oculare, infatti, ci sarebbe una disfunzione dei mitocondri, le strutture cellulari che producono energia.
Quando i mitocondri non funzionano correttamente, le cellule ganglionari della retina – fondamentali per trasmettere le informazioni visive al cervello – diventano più vulnerabili agli stress legati al glaucoma, come l’aumento della pressione intraoculare.
Proprio su questo meccanismo si concentra uno studio presentato durante il congresso dell’Associazione Italiana per lo Studio del Glaucoma, in programma a Roma dal 12 al 14 marzo.
Il ruolo della combinazione di nicotinamide, piruvato e coenzima Q10
Lo studio è stato presentato dal professor Luca Agnifili, docente dell’Università Gabriele d’Annunzio di Chieti-Pescara e responsabile del Centro regionale dei glaucomi.
Le ricerche indicano che la combinazione delle tre molecole potrebbe offrire una protezione più efficace rispetto al loro utilizzo singolo. In particolare l’associazione sarebbe in grado di:
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ridurre i processi di morte delle cellule nervose
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limitare la neuro-infiammazione
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migliorare l’attività energetica delle cellule della retina
Questo approccio mira quindi non solo a controllare la pressione oculare, ma anche a rafforzare la resistenza metabolica delle cellule del nervo ottico.
L’importanza della diagnosi precoce
I risultati arrivano alla vigilia della World Glaucoma Week, in programma dall’8 al 14 marzo 2026, iniziativa che richiama l’attenzione sull’importanza della prevenzione.
Il glaucoma è infatti una malattia spesso silenziosa nelle fasi iniziali. In Italia si stima che colpisca tra il 2,5% e il 3% della popolazione, ma circa la metà delle persone affette non sa di averla.
Per questo gli specialisti raccomandano controlli oculistici regolari soprattutto dopo i 40 anni, in particolare per chi ha familiarità con la malattia.
Le nuove strategie di neuroprotezione non sostituiscono le terapie tradizionali, ma potrebbero affiancarle in futuro, offrendo nuove possibilità per proteggere nel tempo le cellule della vista e rallentare la progressione della malattia.









