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Vacanze in Croazia troppo care, spiagge e hotel vuoti? Cosa dicono davvero i dati

Media tedeschi, svizzeri, cechi e polacchi raccontano una stagione segnata da prezzi elevati, disdette e strutture ancora disponibili. I numeri ufficiali, tuttavia, non mostrano un crollo nazionale: nei primi nove giorni di luglio gli ospiti sono aumentati del 2%.

Spiagge con meno turisti, file di lettini vuoti e appartamenti ancora disponibili nelle località più note. Dalla Germania alla Svizzera, diversi media europei hanno acceso i riflettori sull’estate turistica della Croazia, sostenendo che i rincari stiano allontanando una parte dei vacanzieri.

Il quadro emerge soprattutto lungo le coste dell’Istria, della Dalmazia e del Quarnero, dove si concentra la maggioranza delle presenze turistiche del Paese. Località un tempo difficili da prenotare durante l’alta stagione presenterebbero ancora numerose sistemazioni disponibili per luglio e agosto.

Parlare di una vera e propria “fuga dalla Croazia” è però prematuro. Le immagini provenienti da singole spiagge non descrivono necessariamente l’intero settore e i primi dati nazionali del 2026 indicano una sostanziale tenuta dei flussi.

Croazia troppo cara: prezzi aumentati del 70% dal 2015

Il portale tedesco Baden24 descrive un’estate caratterizzata da cancellazioni, offerte last minute e proprietari costretti in alcuni casi a ridurre le tariffe. Anche in destinazioni popolari come Spalato sarebbero ancora disponibili numerosi appartamenti e camere.

Particolare attenzione ha suscitato un video girato a Makarska, nel quale vengono mostrate file di lettini quasi completamente vuote vicino alla piscina di un albergo. Il filmato è diventato uno dei simboli del dibattito sui costi delle vacanze croate.

Secondo quanto riportato dal giornale tedesco, una famiglia di quattro persone potrebbe arrivare a spendere oltre 3.800 euro per quattro giorni, considerando soltanto il soggiorno e senza includere viaggio o voli. Si tratta però di un esempio riferito a una specifica proposta commerciale, non del prezzo medio praticato in tutto il Paese.

Il dato più significativo riguarda l’andamento di lungo periodo. L’economista ceco Lukáš Kovanda, capo economista di Trinity Bank, afferma che dal 2015 i prezzi di alberghi e ristoranti in Croazia sono aumentati di circa il 70%.

La Banca nazionale croata ha inoltre previsto per il 2026 un ulteriore aumento dei prezzi del 3,4%, secondo quanto riportato da Baden24.

L’effetto dell’euro e la concorrenza di Grecia, Spagna e Turchia

Dal 1° gennaio 2023 la Croazia utilizza l’euro. Il passaggio alla moneta unica ha reso più semplice per i viaggiatori confrontare direttamente i costi con quelli di Italia, Spagna, Grecia e altre destinazioni mediterranee.

Secondo Kovanda, questa maggiore trasparenza avrebbe reso più evidenti alcuni problemi nel rapporto tra prezzo e qualità dei servizi. Se una famiglia trova un soggiorno o un pacchetto completo a un prezzo inferiore in un altro Paese, la fedeltà alla destinazione croata non può più essere data per scontata.

Baden24 mette a confronto il caso dei 3.800 euro per il solo alloggio con offerte per la Spagna che, a circa 2.700 euro, comprenderebbero anche il volo. Anche qui si tratta di esempi e non di una comparazione statistica tra prezzi medi, ma la differenza aiuta a comprendere il comportamento dei consumatori.

La competizione arriva inoltre dalla Turchia, che non utilizza l’euro e può risultare conveniente per i turisti stranieri, e dalla Grecia, caratterizzata da un’offerta molto diversificata tra isole, città e località meno conosciute.

A cambiare sono anche le modalità di prenotazione. Una quota crescente di viaggiatori attende le ultime settimane per trovare ribassi. Gli operatori con camere o appartamenti liberi sono così spinti a ridurre le tariffe, inducendo altri turisti a rimandare ulteriormente la decisione.

Non è ancora una fuga: gli arrivi restano sostanzialmente stabili

I dati ufficiali invitano a leggere con cautela i titoli sulle spiagge deserte. Nei primi cinque mesi del 2026, la Croazia ha registrato un incremento del 5% negli arrivi e del 7% nei pernottamenti, secondo l’Ente nazionale croato per il turismo.

Nel primo semestre sono stati conteggiati circa 7,6 milioni di arrivi e 29,5 milioni di pernottamenti, valori nel complesso vicini a quelli dell’anno precedente. Nei primi nove giorni di luglio, il numero di ospiti sarebbe stato addirittura superiore del 2% rispetto allo stesso periodo del 2025.

Il quadro nazionale convive però con difficoltà locali. A Spalato, nel giugno 2026, gli arrivi sarebbero diminuiti del 6,2% su base annua e i pernottamenti di circa il 4%.

Anche il mercato tedesco, storicamente fondamentale per il turismo croato, mostra segnali alterni. Nel 2025 gli arrivi dalla Germania nelle strutture commerciali erano diminuiti di 30.913 unità, mentre tra gennaio e maggio 2026 è stata registrata una ripresa.

I dati disponibili sul sito dell’Ente nazionale croato per il turismo mostrano quindi una stagione meno uniforme rispetto al passato, ma non certificano al momento un crollo complessivo.

Scena in estate: tra natura, benessere e panorami alpini

Cosa può succedere nella seconda parte dell’estate 2026

La prova decisiva arriverà con i dati completi di luglio e agosto, i mesi nei quali si concentra la parte più importante della stagione balneare. La disponibilità di camere non implica automaticamente una crisi: può dipendere anche dall’aumento dell’offerta, da permanenze più brevi o dalle prenotazioni effettuate all’ultimo momento.

Il tema dei prezzi resta comunque centrale. Il turismo croato non può più contare soltanto sulla reputazione di destinazione economica costruita negli anni precedenti. I viaggiatori confrontano alloggi, ristorazione, trasporti e servizi con quelli disponibili negli altri Paesi mediterranei.

Per chi deve prenotare, la maggiore disponibilità può trasformarsi in un’opportunità. Le strutture rimaste vuote potrebbero proporre offerte last minute, soprattutto fuori dalle località più richieste. È però consigliabile verificare il costo complessivo, includendo parcheggi, ristorazione, pedaggi, traghetti e servizi in spiaggia.

La stagione 2026 non sembra dunque segnata da una fuga generalizzata, ma da un avvertimento per il settore: la bellezza della costa non basta se il prezzo percepito non è accompagnato da servizi adeguati.

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