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Da agosto 2026 alcuni pensionati riceveranno un assegno più basso. L’INPS recupererà la quattordicesima e l’importo aggiuntivo di 154,94 euro riconosciuti in passato, ma successivamente revocati per la mancata trasmissione dei dati reddituali richiesti.

Non si tratta di un taglio generalizzato delle pensioni né di una nuova riduzione introdotta dal Governo. Le trattenute riguarderanno esclusivamente i pensionati ai quali l’INPS aveva riconosciuto due prestazioni collegate al reddito, senza poter poi verificare definitivamente la presenza dei requisiti.

La novità è contenuta nel messaggio INPS n. 2514 del 29 luglio 2026, con il quale l’Istituto ha comunicato di aver completato le elaborazioni relative alla revoca della quattordicesima e dell’importo aggiuntivo di 154,94 euro, entrambi riconosciuti sulla base dei redditi del 2021.

Le somme saranno recuperate direttamente dal cedolino pensionistico attraverso trattenute mensili. La quattordicesima sarà restituita in 24 rate, mentre per il bonus da 154,94 euro il piano di recupero durerà 12 mesi.

Chi riceverà una pensione più bassa da agosto 2026

Le trattenute non riguardano tutti i pensionati e neppure tutti coloro che hanno ricevuto la quattordicesima negli anni passati. Il recupero interessa soltanto le posizioni per le quali l’INPS ha disposto la revoca definitiva dopo l’assenza delle informazioni reddituali necessarie.

Il punto centrale è l’anno reddituale 2021. Per confermare il diritto alle prestazioni, i beneficiari dovevano trasmettere all’Istituto la dichiarazione reddituale richiesta entro il termine indicato, fissato al 19 settembre 2025.

È importante non confondere questo adempimento con la normale dichiarazione dei redditi presentata nel 2024, nel 2025 o nel 2026. La procedura riguarda la comunicazione all’INPS dei redditi rilevanti per verificare il diritto a prestazioni assistenziali o maggiorazioni pensionistiche.

In assenza di tali informazioni, l’Istituto non ha potuto accertare se i limiti previsti dalla legge fossero stati rispettati. Di conseguenza, gli importi riconosciuti in via provvisoria o sulla base dei dati disponibili sono diventati somme da recuperare.

La revoca riguarda le pensioni della Gestione privata e due prestazioni distinte:

  • la somma aggiuntiva conosciuta come quattordicesima;
  • l’importo aggiuntivo di 154,94 euro, previsto per alcune pensioni di importo basso.

Chi non ha mai ricevuto queste somme o ha regolarmente comunicato i dati necessari non dovrebbe essere interessato dall’operazione.

Come funzionano le trattenute sulla quattordicesima

Per la quattordicesima revocata, l’INPS applicherà una trattenuta direttamente sulla pensione a partire dalla mensilità di agosto 2026. La restituzione sarà suddivisa in 24 rate mensili, corrispondenti a un periodo complessivo di due anni.

L’importo del taglio mensile non sarà uguale per tutti, perché dipenderà dalla somma originariamente ricevuta e poi revocata. La quattordicesima varia infatti in base agli anni di contribuzione, alla gestione previdenziale di appartenenza e al reddito del pensionato.

Per comprendere l’effetto sul cedolino si può utilizzare un esempio puramente matematico. Se la somma da restituire fosse pari a 546 euro, dividendola in 24 quote la trattenuta ammonterebbe a circa 22,75 euro al mese. L’importo effettivo dovrà però essere verificato nella comunicazione individuale dell’INPS.

La rateizzazione evita che l’intera somma venga sottratta in un’unica soluzione, ma comporta una riduzione dell’assegno che proseguirà anche nel 2027 e, in alcuni casi, nel 2028.

Nel messaggio n. 2514, l’Istituto precisa che il recupero decorre dalla rata di agosto. I pensionati coinvolti riceveranno una comunicazione individuale contenente il provvedimento, la cifra complessiva da restituire e le modalità applicate.

Bonus da 154,94 euro: recupero in 12 mesi

Una procedura simile riguarda l’importo aggiuntivo di 154,94 euro, riconosciuto ai pensionati che rispettano determinati limiti reddituali e che ricevono trattamenti pensionistici particolarmente bassi.

L’INPS ha completato la revoca delle somme corrisposte nel 2021, in sede di prima erogazione, e nel 2022, dopo una successiva attribuzione. Anche in questo caso il diritto dipendeva dalla situazione reddituale relativa al 2021.

La restituzione sarà più rapida rispetto a quella prevista per la quattordicesima. Il recupero avverrà in 12 rate mensili, sempre a partire dalla pensione di agosto 2026.

Se deve essere restituito l’intero importo di 154,94 euro, la divisione in dodici quote corrisponde a una trattenuta teorica di circa 12,91 euro al mese. Potrebbero tuttavia esserci differenze dovute alla situazione individuale del pensionato o ad altri recuperi già presenti sul cedolino.

Chi fosse interessato contemporaneamente dalla revoca della quattordicesima e da quella del bonus potrebbe trovare entrambe le trattenute. In questa situazione, la diminuzione mensile corrisponderà alla somma delle due rate applicate dall’Istituto.

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Come controllare il cedolino e cosa fare in caso di errore

I pensionati possono verificare l’eventuale trattenuta accedendo al servizio online Cedolino della pensione attraverso SPID, CIE o CNS. Nel documento relativo ad agosto dovrebbe essere riportata la voce che identifica il recupero.

È possibile consultare anche il servizio Visualizzazione indebiti, disponibile nell’area personale del portale INPS. La comunicazione ufficiale dell’Istituto conferma la diversa durata dei due piani: 24 rate per la quattordicesima e 12 per l’importo aggiuntivo.

Chi riceve la raccomandata dovrebbe controllare con attenzione:

  • l’anno reddituale contestato;
  • la prestazione revocata;
  • l’importo complessivo da restituire;
  • il numero e l’ammontare delle rate.

Se i dati reddituali erano stati trasmessi, oppure se nella comunicazione sono presenti informazioni ritenute errate, è consigliabile rivolgersi tempestivamente all’INPS o a un patronato, portando con sé la lettera ricevuta e la documentazione relativa ai redditi del 2021.

La riduzione di agosto, dunque, non dipende dalle regole sulla quattordicesima del 2026. È invece il risultato di controlli su somme riconosciute negli anni precedenti e non confermate per l’assenza delle informazioni necessarie.

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