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Gli importi delle pensioni saranno adeguati all’inflazione registrata nel 2026. Il tasso definitivo non è ancora disponibile, ma i dati Istat permettono di elaborare alcune simulazioni: con una rivalutazione del 2,6%, l’aumento potrebbe superare i 50 euro lordi mensili per un assegno da 2.000 euro.

Le pensioni torneranno ad aumentare dal 1° gennaio 2027 per effetto della rivalutazione automatica. Il meccanismo, chiamato anche perequazione, serve a difendere almeno in parte il potere d’acquisto degli assegni dall’aumento dei prezzi.

La percentuale ufficiale non è stata ancora stabilita. Verrà fissata attraverso un decreto del Ministero dell’Economia e del Ministero del Lavoro sulla base dell’andamento dell’indice dei prezzi rilevato durante il 2026.

Le prime indicazioni arrivano dall’Istat. A giugno, l’inflazione acquisita per il 2026 risultava pari al 2,6% per l’indice generale, mentre l’indice FOI al netto dei tabacchi registrava una crescita annua del 2,9%. Il dato acquisito indica quale sarebbe l’inflazione media annuale se i prezzi restassero invariati nei mesi successivi.

Non rappresenta quindi il tasso definitivo con il quale saranno rivalutate le pensioni. Tuttavia, consente di costruire uno scenario orientativo per capire quanto potrebbero crescere gli assegni.

Come funziona la rivalutazione delle pensioni nel 2027

La perequazione viene applicata in maniera progressiva per fasce. In base al meccanismo ordinario attualmente vigente, la rivalutazione è riconosciuta al 100% per la parte di pensione fino a quattro volte il trattamento minimo.

Per la fascia compresa tra quattro e cinque volte il minimo viene applicato il 90% del tasso. Sulla quota superiore a cinque volte il minimo, invece, si applica il 75%.

Il sistema funziona per scaglioni, in maniera simile alle aliquote Irpef. Una pensione elevata non perde quindi la rivalutazione completa sull’intero importo: riceve il 100% sulla prima fascia, il 90% sulla seconda e il 75% soltanto sulla parte eccedente.

Nel 2026 il trattamento minimo di riferimento è pari a 611,85 euro mensili. Utilizzando questo valore come base indicativa, la rivalutazione piena riguarderebbe la parte di assegno fino a circa 2.447 euro, quella al 90% la fascia successiva fino a circa 3.059 euro, mentre oltre tale limite scatterebbe l’aliquota del 75%.

Le soglie effettive per il 2027 saranno però ricalcolate dall’INPS. Potrebbero inoltre intervenire modifiche con la prossima Legge di Bilancio, soprattutto per quanto riguarda gli assegni minimi e le eventuali maggiorazioni straordinarie.

Le regole applicate nel 2026 sono illustrate nella circolare INPS numero 153 del 19 dicembre 2025.

Pensioni 2027, gli aumenti con un’inflazione del 2,6%

Ipotizzando una rivalutazione provvisoria del 2,6% e mantenendo l’attuale sistema progressivo, gli aumenti lordi mensili potrebbero essere i seguenti:

  • pensione di 1.000 euro: aumento di circa 26 euro, nuovo importo 1.026 euro;
  • pensione di 1.500 euro: aumento di circa 39 euro, nuovo importo 1.539 euro;
  • pensione di 2.000 euro: aumento di circa 52 euro, nuovo importo 2.052 euro;
  • pensione di 2.500 euro: aumento di circa 65 euro, nuovo importo 2.565 euro;
  • pensione di 3.000 euro: aumento di circa 77 euro, nuovo importo 3.077 euro;
  • pensione di 4.000 euro: aumento di circa 96 euro, nuovo importo 4.096 euro;
  • pensione di 5.000 euro: aumento di circa 116 euro, nuovo importo 5.116 euro.

Gli importi sono lordi e puramente indicativi. Il guadagno netto sarà inferiore perché sulla pensione rivalutata vengono applicate Irpef, addizionali regionali e comunali secondo la situazione fiscale del pensionato.

Nello stesso scenario, il trattamento minimo ordinario passerebbe indicativamente da 611,85 a circa 627,76 euro mensili, con un aumento vicino a 16 euro. A questa cifra potrebbero aggiungersi eventuali maggiorazioni previste dalla Legge di Bilancio 2027.

Secondo l’Istat, a giugno l’inflazione acquisita aveva raggiunto il 2,6%. Il valore potrà però aumentare o diminuire in base all’andamento dei prezzi nella seconda parte dell’anno.

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Quando si conoscerà l’aumento definitivo delle pensioni

La percentuale provvisoria di rivalutazione viene generalmente stabilita verso la fine dell’anno. L’INPS applica quindi i nuovi importi a partire dal cedolino di gennaio, salvo eventuali tempi tecnici o conguagli.

Il tasso utilizzato inizialmente può essere corretto quando diventa disponibile il dato definitivo. Se l’inflazione effettiva risulta superiore a quella provvisoria, il pensionato riceve la differenza attraverso un successivo conguaglio. Se i due valori coincidono, non sono necessari ulteriori adeguamenti.

Nel 2026 le pensioni erano state rivalutate provvisoriamente dell’1,4%. Per il 2027 l’aumento potrebbe essere più consistente, considerando l’accelerazione dei prezzi osservata durante la prima parte dell’anno.

La rivalutazione non costituisce però un aumento reale della ricchezza del pensionato. Ha la funzione di recuperare, in tutto o in parte, la perdita di potere d’acquisto causata dall’inflazione. Se i prezzi crescono del 2,6% e l’assegno aumenta nella stessa misura, la capacità di spesa rimane sostanzialmente stabile.

Per conoscere l’importo personale bisognerà attendere il decreto ministeriale, la circolare applicativa dell’INPS e il cedolino di gennaio 2027. Particolare attenzione andrà riservata alla prossima manovra economica, che potrebbe cambiare maggiorazioni, soglie e regole per le pensioni più basse.

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