Dalla pensione anticipata ordinaria all’uscita contributiva a 64 anni, passando per APE Sociale, lavoratori precoci e attività usuranti. Requisiti, contributi e finestre da controllare per andare in pensione nel 2026.
Nel 2026 la pensione di vecchiaia ordinaria richiede 67 anni di età e almeno 20 anni di contributi. Non tutti i lavoratori, però, devono necessariamente attendere questa soglia: l’ordinamento previdenziale prevede diversi canali di uscita anticipata.
Le possibilità cambiano in base all’età, agli anni di contribuzione, alla data del primo versamento, al tipo di lavoro svolto e alla presenza di particolari condizioni personali o familiari.
Non esiste quindi una soluzione valida per tutti. Prima di interrompere il rapporto di lavoro è necessario verificare l’estratto conto contributivo, perché anche poche settimane mancanti possono spostare la decorrenza della pensione.
Pensione anticipata ordinaria: uscita senza un’età minima
Il principale canale per lasciare il lavoro prima dei 67 anni è la pensione anticipata ordinaria. Nel 2026 non prevede un requisito anagrafico, ma richiede:
- 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini;
- 41 anni e 10 mesi di contributi per le donne.
Una volta raggiunto il requisito, la pensione non parte immediatamente. Si applica una finestra mobile di tre mesi, durante la quale il lavoratore deve attendere la decorrenza effettiva del trattamento. Per alcune gestioni del settore pubblico possono essere previste finestre differenti o progressive.
Il requisito rimane valido fino alla fine del 2026. Dal 2027, in seguito all’adeguamento alla speranza di vita, aumenterà di un mese, arrivando a 42 anni e 11 mesi per gli uomini e 41 anni e 11 mesi per le donne.
Le indicazioni aggiornate sono disponibili nella scheda INPS sulla pensione anticipata.
Per raggiungere il requisito possono essere utilizzati, nei limiti previsti, contributi obbligatori, volontari, figurativi, da riscatto o provenienti da più gestioni attraverso il cumulo. La composizione deve però essere verificata caso per caso.
Pensione contributiva a 64 anni e APE Sociale
Chi ha iniziato a versare contributi dal 1° gennaio 1996 può accedere alla pensione anticipata contributiva con 64 anni di età e almeno 20 anni di contribuzione effettiva.
La pensione maturata deve essere pari ad almeno tre volte l’assegno sociale. La soglia scende a 2,8 volte per le donne con un figlio e a 2,6 volte per quelle con almeno due figli. È prevista una finestra mobile di tre mesi.
Questa possibilità è particolarmente importante per i cosiddetti “contributivi puri”, ma l’importo minimo richiesto può impedire l’uscita a chi ha avuto salari bassi o carriere discontinue.
L’APE Sociale è invece un’indennità ponte finanziata dallo Stato. Nel 2026 è accessibile con almeno 63 anni e 5 mesi a disoccupati, caregiver, persone con invalidità civile pari almeno al 74% e lavoratori impegnati in attività gravose.
Sono normalmente richiesti 30 anni di contributi, che salgono a 36 per la maggior parte dei lavori gravosi e scendono a 32 per alcune categorie. Per le donne il requisito contributivo viene ridotto di 12 mesi per ogni figlio, fino a un massimo di due anni.
L’APE Sociale, prorogata fino al 31 dicembre 2026, viene erogata fino alla pensione di vecchiaia, entro un massimo di 1.500 euro lordi mensili. Non è una pensione definitiva e presenta specifici limiti di compatibilità con l’attività lavorativa. Requisiti e domanda sono disponibili sul portale INPS dedicato all’APE Sociale.
Quota 41, lavori usuranti e invalidità almeno all’80%
I lavoratori precoci possono accedere alla cosiddetta Quota 41 se hanno almeno 12 mesi di contribuzione effettiva prima dei 19 anni e raggiungono 41 anni complessivi di contributi entro il 2026.
Non basta però aver cominciato a lavorare presto. Occorre appartenere a una delle categorie tutelate: disoccupati, caregiver, invalidi almeno al 74% oppure addetti a lavori gravosi o particolarmente faticosi. Anche in questo caso è necessario presentare prima la domanda di riconoscimento delle condizioni.
Per gli addetti ai lavori usuranti il requisito ordinario nel 2026 è Quota 97,6, con almeno 61 anni e 7 mesi di età e 35 anni di contributi per i dipendenti. Per gli autonomi si sale a Quota 98,6 e almeno 62 anni e 7 mesi. I requisiti cambiano per i turnisti notturni in base al numero di notti lavorate.
La richiesta di riconoscimento del lavoro usurante deve rispettare scadenze specifiche. L’INPS indica generalmente il 1° maggio dell’anno precedente a quello di maturazione dei requisiti.
Un ulteriore canale riguarda i dipendenti del settore privato iscritti all’Assicurazione generale obbligatoria con invalidità pensionabile riconosciuta dall’INPS almeno all’80%. Nel 2026 l’età richiesta è di 56 anni per le donne e 61 anni per gli uomini, con almeno 20 anni di contributi e una finestra mobile di 12 mesi.
Questa invalidità non coincide automaticamente con quella civile: deve essere valutata dall’INPS in relazione alla capacità di svolgere il lavoro specifico.
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Quota 103 e Opzione Donna: vale la cristallizzazione
La Legge di Bilancio 2026 non ha prorogato Quota 103 e Opzione Donna per chi matura i requisiti per la prima volta durante l’anno. Le due misure, tuttavia, rimangono utilizzabili da chi aveva già perfezionato tutte le condizioni entro le scadenze previste.
È il principio della cristallizzazione del diritto: una volta maturati i requisiti entro la data stabilita, la domanda può essere presentata anche successivamente.
Per Quota 103 possono ancora uscire i lavoratori che entro il 31 dicembre 2025 avevano raggiunto almeno 62 anni di età e 41 anni di contributi. Devono essere considerate le finestre di decorrenza e il calcolo contributivo previsto dalla disciplina applicabile.
Opzione Donna resta invece disponibile alle lavoratrici che avevano maturato i requisiti entro il 31 dicembre 2024 e appartengono alle categorie ammesse dalla normativa. L’assegno viene calcolato interamente con il sistema contributivo, scelta che può comportare una riduzione anche significativa dell’importo.
Prima di presentare la domanda è consigliabile accedere a MyINPS e utilizzare il servizio “La mia pensione futura”, controllare l’estratto conto e richiedere la correzione di eventuali periodi mancanti. Per situazioni complesse può essere utile rivolgersi a un patronato.
La data teorica di pensionamento deve essere confrontata con l’importo stimato, la finestra mobile, il trattamento fiscale e l’eventuale necessità di cessare il rapporto di lavoro. Lasciare prima dei 67 anni è possibile, ma la scelta richiede una valutazione previdenziale personale e non soltanto il conteggio dell’età.









