La giovane turista ceca stava compiendo un’escursione con i genitori quando è caduta lungo un sentiero a circa 2.600 metri. Inutili i tentativi di rianimazione dei soccorritori arrivati con l’elicottero. La dinamica resta da chiarire.
Una ragazza di 14 anni, originaria della Repubblica Ceca, è morta durante un’escursione nel gruppo dolomitico del Latemar, al confine tra Trentino e Alto Adige. L’incidente si è verificato nel pomeriggio di giovedì 6 agosto 2026, nei pressi del rifugio Torre di Pisa.
La giovane si trovava in montagna insieme ai genitori e stava percorrendo un sentiero nella zona di Cima Valbona e dei Campanili del Latemar. A circa 2.600 metri di quota avrebbe perso l’equilibrio, precipitando lungo il pendio sottostante.
Le prime notizie parlavano di una caduta di circa 50 metri. Un successivo aggiornamento dell’Ansa ha indicato invece una distanza vicina ai 90 metri. La misura esatta e le cause dell’incidente dovranno quindi essere confermate dagli accertamenti delle autorità.
Al momento l’unico elemento ricorrente nelle ricostruzioni è una probabile scivolata. Non è stato stabilito se abbiano contribuito le condizioni del terreno, un passaggio particolarmente esposto o altri fattori. La ragazza era una minorenne e non sono stati diffusi ulteriori dettagli sulla sua identità.
L’intervento dell’Aiut Alpin Dolomites e del Soccorso alpino
Dopo la richiesta di aiuto si è alzato in volo l’elicottero dell’Aiut Alpin Dolomites. Il velivolo ha raggiunto il Centro di addestramento alpino di Moena, dove ha imbarcato i tecnici del Soccorso alpino locale, prima di dirigersi verso il punto della caduta.
L’équipe sanitaria è stata calata con il verricello in una zona difficilmente raggiungibile da terra. Secondo la ricostruzione più aggiornata, la quattordicenne è stata stabilizzata e intubata, quindi trasferita a Passo Feudo. Qui sono proseguite le manovre di rianimazione, che non hanno però consentito di salvarla.
Il corpo è stato successivamente trasferito alla camera mortuaria di Predazzo. Gli accertamenti serviranno a ricostruire il percorso seguito dalla famiglia, il punto preciso in cui la ragazza è caduta e le condizioni presenti al momento dell’incidente.
La prima versione della notizia riferiva che i sanitari avessero potuto soltanto constatare il decesso sul posto. Le informazioni successive descrivono invece un tentativo di soccorso e rianimazione. In assenza di una relazione ufficiale completa, è necessario mantenere distinta la dinamica accertata dalle prime ricostruzioni giornalistiche.
Dove si trova il rifugio Torre di Pisa sul Latemar
Il rifugio Torre di Pisa si trova sulla Cima Cavignon, a 2.671 metri, nel territorio comunale di Predazzo. È l’unico rifugio in quota della catena del Latemar e prende il nome da una caratteristica guglia inclinata situata nelle vicinanze.
La struttura può essere raggiunta da Passo Feudo attraverso il sentiero 516. Il portale turistico ufficiale del Trentino indica per questo accesso circa un’ora e mezza di cammino e una difficoltà escursionistica classificata E. Un altro itinerario parte dal versante di Obereggen e utilizza i sentieri 18 e 516.
La classificazione escursionistica non elimina i pericoli legati all’alta montagna. Il tracciato raggiunge quote elevate e attraversa zone sassose e rocciose, con ghiaioni, pendenze e tratti che possono richiedere attenzione particolare. Nebbia, pioggia e cambiamenti improvvisi del tempo possono rendere l’orientamento e l’appoggio più difficili.
Le indicazioni per raggiungere la struttura e i tempi dei diversi percorsi sono disponibili sul sito del rifugio Torre di Pisa e nella scheda di Visit Trentino.
La zona è frequentata in estate da escursionisti provenienti sia dalla Val di Fassa sia dalla Val d’Ega. La possibilità di utilizzare gli impianti per coprire parte della salita rende l’area accessibile a un pubblico ampio, ma non modifica le condizioni ambientali che si incontrano oltre i 2.500 metri.
Sicurezza in montagna: cosa verificare prima di partire
L’incidente sul Latemar non consente di attribuire responsabilità o individuare errori da parte della giovane o dei familiari. Le cause sono ancora da accertare e ogni ricostruzione diversa sarebbe prematura.
La tragedia richiama tuttavia l’importanza della preparazione nelle escursioni in quota. Prima della partenza occorre controllare difficoltà, dislivello e durata reale del percorso, valutandoli rispetto all’esperienza e alle condizioni di tutti i componenti del gruppo.
Scarponi con suola adatta, abbigliamento per repentini cambiamenti del tempo, acqua, protezione dal sole, mappa e telefono carico sono elementi essenziali. Nei passaggi esposti è necessario restare sul sentiero, mantenere le distanze e procedere senza fretta. Con minori o persone poco abituate alla quota, la valutazione deve essere ancora più prudente.
È utile comunicare l’itinerario previsto e gli orari di rientro, consultare il bollettino meteorologico locale e rinunciare se terreno o visibilità peggiorano. In caso di emergenza va contattato il 112, fornendo posizione, numero delle persone coinvolte, condizioni dell’infortunato e riferimenti visibili sul terreno.
Gli accertamenti sull’incidente proseguiranno per definire la dinamica. Al momento resta la tragedia di una famiglia colpita durante un’escursione sulle Dolomiti e il lavoro dei soccorritori intervenuti in un’area complessa nel tentativo di salvare la quattordicenne.









