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Chicchi come palline da tennis, automobili distrutte, tetti danneggiati e raccolti compromessi: le grandinate violente rappresentano un rischio crescente in Italia. Il riscaldamento del Mediterraneo può favorire temporali più energetici, ma ottenere un indennizzo dipende dalle coperture assicurative e dagli eventuali provvedimenti pubblici.

Le immagini di parabrezza sfondati, carrozzerie ammaccate e coltivazioni devastate sono ormai ricorrenti durante i temporali estivi. Non tutta la grandine, però, sta aumentando allo stesso modo e non è possibile attribuire ogni singolo episodio direttamente al cambiamento climatico.

Il segnale più preoccupante riguarda soprattutto la grandine di grandi dimensioni, prodotta dai temporali più intensi. Uno studio del Cnr-Isac basato sui dati satellitari raccolti tra il 1999 e il 2021 ha rilevato nel Mediterraneo un aumento di circa il 30% delle grandinate intense nel periodo 2010-2021 rispetto al decennio precedente. L’Italia risulta tra le aree maggiormente esposte.

Come si forma la grandine e perché i chicchi diventano giganti

La grandine nasce all’interno di grandi nubi temporalesche, i cumulonembi. Le forti correnti ascensionali trasportano le goccioline d’acqua verso zone dell’atmosfera dove la temperatura è inferiore a zero. Qui l’acqua congela attorno a un piccolo nucleo, formando il primo embrione del chicco.

Quando le correnti verticali sono abbastanza potenti, il chicco non cade subito al suolo. Viene spinto più volte verso l’alto, attraversa zone ricche di acqua sopraffusa e accumula nuovi strati di ghiaccio. Più tempo rimane sospeso nella nube, maggiori possono diventare le sue dimensioni.

Il fattore decisivo è quindi la forza della corrente ascensionale. I temporali organizzati in supercelle, alimentati da molta energia e accompagnati da una forte variazione del vento con la quota, possono mantenere in aria chicchi pesanti prima che precipitino.

Secondo la classificazione utilizzata nello studio del Cnr-Isac, la grandine di grandi dimensioni presenta un diametro compreso tra 2 e 10 centimetri, mentre oltre i 10 centimetri si parla di eventi eccezionali. Chicchi di questa portata possono raggiungere il terreno a velocità molto elevate, provocando danni anche strutturali.

Il ruolo del cambiamento climatico: cosa sappiamo davvero

Un’atmosfera più calda può contenere più vapore acqueo. In presenza degli altri ingredienti necessari, questa maggiore disponibilità di umidità fornisce energia ai temporali e può rendere più potenti le correnti ascensionali responsabili della crescita dei chicchi.

Anche il Mediterraneo molto caldo può contribuire ad alimentare l’instabilità, soprattutto quando aria più fredda arriva in quota. L’incontro tra masse d’aria differenti non provoca automaticamente la grandine, ma può creare condizioni favorevoli a fenomeni violenti.

Il rapporto tra riscaldamento globale e grandinate rimane tuttavia complesso. Un livello dello zero termico più alto può favorire lo scioglimento dei chicchi piccoli durante la caduta; quelli molto grandi, al contrario, riescono più facilmente a raggiungere il suolo.

La scienza invita quindi a distinguere tra frequenza complessiva delle grandinate e aumento degli episodi più severi. Le osservazioni locali non sono ancora uniformi, ma i dati raccolti nel Mediterraneo indicano una crescita degli eventi intensi. Non significa che grandinerà ovunque più spesso: significa che, quando si sviluppano temporali particolarmente energetici, il rischio di grandine distruttiva può diventare maggiore.

Le conseguenze interessano agricoltura, trasporti, abitazioni, impianti fotovoltaici e attività produttive, con danni che possono concentrarsi in pochi minuti.

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Auto, case e imprese: quando paga l’assicurazione

Per le automobili, la normale Rc Auto non risarcisce i danni causati dalla grandine al proprio veicolo. Come spiega l’Ivass, serve una garanzia facoltativa per gli eventi atmosferici o naturali.

Prima di richiedere la riparazione bisogna controllare franchigia, scoperto, massimale, valore commerciale riconosciuto e modalità di perizia. Alcune polizze prevedono inoltre officine convenzionate o limiti specifici per cristalli e carrozzeria.

Per abitazioni e condomini occorre verificare che la polizza fabbricato includa grandine ed eventi atmosferici. Tetti, finestre, tende, pannelli solari e pertinenze potrebbero essere soggetti a esclusioni o sottolimiti. La mancanza di manutenzione può inoltre incidere sulla liquidazione.

Anche per le imprese la protezione non è automatica: l’assicurazione obbligatoria contro determinate calamità naturali riguarda specifici eventi catastrofali. La grandine deve risultare compresa nel contratto o in un’estensione dedicata.

Agricoltura, aiuti pubblici e cosa fare dopo una grandinata

Per le aziende agricole, la grandine è uno dei rischi tradizionalmente coperti dalle polizze agricole agevolate, sulle quali può intervenire un contributo pubblico al premio. La copertura e il metodo di quantificazione della perdita dipendono però dal certificato assicurativo, dalla coltura e dalle condizioni sottoscritte. Informazioni sul sistema sono disponibili presso Ismea.

Gli eventuali ristori pubblici non sono automatici: richiedono una procedura di ricognizione, il riconoscimento dell’evento e uno specifico provvedimento delle autorità competenti. Inoltre, per i rischi assicurabili possono esistere limitazioni all’intervento del Fondo di solidarietà nazionale.

Dopo una grandinata è consigliabile:

  • mettere in sicurezza persone e immobili senza esporsi durante il temporale;
  • fotografare immediatamente danni, chicchi e area colpita;
  • conservare beni danneggiati, ricevute e fatture degli interventi urgenti;
  • denunciare rapidamente il sinistro seguendo tempi e canali della polizza;
  • attendere la perizia prima delle riparazioni definitive, salvo quelle indispensabili per evitare ulteriori danni.

Gli avvisi ufficiali restano essenziali, ma la Protezione Civile ricorda che i temporali possono svilupparsi rapidamente e che localizzarne con precisione intensità e traiettoria è difficile. Prevenzione, manutenzione e coperture adeguate rimangono dunque gli strumenti più concreti per limitare le perdite.

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