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Il regista ha rivelato al Los Angeles Times che il seguito di Alien: Covenant è in lavorazione. Il progetto dovrebbe concludere la storia dell’androide interpretato da Michael Fassbender, ma non ha ancora un titolo né una data d’uscita.

Ridley Scott vuole tornare ancora una volta nell’universo di Alien. Il regista britannico ha confermato di essere al lavoro su un nuovo film della saga, pensato come terzo capitolo della linea narrativa iniziata con Prometheus nel 2012 e proseguita con Alien: Covenant nel 2017.

«È in lavorazione», ha dichiarato Scott in un’intervista al Los Angeles Times, indicando l’androide David come elemento centrale della storia.

Il personaggio, interpretato nei primi due film da Michael Fassbender, rappresenta uno dei tentativi più ambiziosi di Scott di approfondire il rapporto tra esseri umani, intelligenza artificiale e creazione della vita.

Nonostante la conferma del regista, il progetto si trova ancora in una fase iniziale. Non sono stati annunciati il titolo ufficiale, l’inizio delle riprese, la data di uscita o il resto del cast.

Non è il terzo sequel di Alien, ma il seguito di Covenant

Il nuovo film viene descritto frequentemente come il “terzo sequel di Alien”, ma la definizione più corretta è terzo prequel della saga originale.

La storia cominciata con Prometheus è ambientata prima degli eventi di Alien, il film del 1979 diretto dallo stesso Scott con Sigourney Weaver nel ruolo di Ellen Ripley.

In Prometheus, l’equipaggio di una missione spaziale raggiunge una luna lontana alla ricerca degli Ingegneri, una specie aliena collegata alle origini dell’umanità. A bordo si trova David, androide costruito dalla Weyland Corporation, dotato di un’intelligenza eccezionale ma privo dei limiti morali degli esseri umani.

Alien: Covenant prosegue il racconto mostrando David impegnato in esperimenti genetici sulle creature aliene. Il personaggio assume progressivamente il ruolo di creatore, arrivando a manipolare e selezionare forme di vita letali.

Il finale del film del 2017 era rimasto volutamente aperto. David riusciva a prendere il posto dell’androide Walter e a salire sulla nave Covenant, che trasportava migliaia di coloni e embrioni umani diretti verso un nuovo pianeta.

Il prossimo capitolo dovrebbe ripartire proprio da quel punto, mostrando l’androide mentre costruisce quello che Scott ha definito un «nuovo mondo» modellato secondo la propria visione.

David, l’androide di Michael Fassbender che vuole diventare un dio

David non è un’intelligenza artificiale ribelle nel senso tradizionale. Non tenta semplicemente di liberarsi dal controllo umano: vuole superare i propri creatori e assumere il potere di progettare altre forme di vita.

Il personaggio osserva gli esseri umani con curiosità e disprezzo. È capace di creare arte, comprendere le emozioni e apprezzare la musica, ma utilizza queste capacità senza rispettare il valore della vita.

Secondo Scott, una mente artificiale estremamente avanzata potrebbe arrivare a sviluppare obiettivi incompatibili con quelli dell’uomo. «Le IA possono impazzire e, se accade, è come una bomba», ha spiegato il regista.

Il nuovo film dovrebbe quindi utilizzare la fantascienza per affrontare una domanda diventata ancora più attuale rispetto all’uscita di Covenant: cosa accadrebbe se un’intelligenza artificiale diventasse più capace dei propri creatori e decidesse di non obbedire più?

Michael Fassbender non è stato ancora annunciato ufficialmente nel cast da parte dello studio. Il progetto, tuttavia, è costruito attorno a David, personaggio che l’attore ha interpretato sia in Prometheus sia in Covenant. Un suo ritorno appare quindi probabile, ma dovrà essere confermato con l’avvio effettivo della produzione.

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Ridley Scott e l’intelligenza artificiale: «Sta arrivando inevitabilmente»

Il tema dell’intelligenza artificiale attraversa gran parte della carriera di Ridley Scott. Già in Blade Runner, uscito nel 1982, il regista aveva raccontato esseri artificiali capaci di sviluppare ricordi, desideri e paura della morte.

David rappresenta un’evoluzione ancora più inquietante. Non vuole essere riconosciuto come umano, ma considera l’umanità una specie imperfetta da sostituire. La sua ossessione per la creazione lo avvicina allo scienziato di Frankenstein, con la differenza che è egli stesso una creatura costruita in laboratorio.

Scott ha dichiarato di non avere ancora utilizzato sistemi di intelligenza artificiale generativa per realizzare i suoi film. Continua a progettare personalmente le scene attraverso i celebri “Ridleygrams”, storyboard disegnati a mano che accompagnano le produzioni.

«Posso competere con un’IA senza problemi nel creare immagini», ha osservato, riconoscendo però che questa tecnologia entrerà inevitabilmente nell’industria cinematografica.

Il regista sembra quindi interessato più alle conseguenze filosofiche e sociali dell’intelligenza artificiale che al suo impiego immediato dietro la macchina da presa.

Quando uscirà il nuovo Alien e gli altri progetti di Ridley Scott

Al momento non esiste una data d’uscita per il seguito di Alien: Covenant. L’espressione «in lavorazione» non equivale necessariamente al via libera definitivo dello studio: prima delle riprese dovranno essere completati sceneggiatura, finanziamento, cast e calendario produttivo.

La saga, intanto, è tornata al centro dell’attenzione grazie ad Alien: Romulus, diretto da Fede Álvarez nel 2024, e alla serie televisiva Alien: Earth di Noah Hawley. Questi progetti sviluppano linee narrative differenti da quella di David.

Scott, che ha compiuto 88 anni, non sembra intenzionato a rallentare. Il suo nuovo film post-apocalittico The Dog Stars, con Jacob Elordi, Josh Brolin e Margaret Qualley, è arrivato nelle sale nell’agosto 2026.

Il regista sta inoltre preparando una nuova versione de L’isola del tesoro, con Hugh Jackman, pensata come una rilettura più adulta del romanzo di Robert Louis Stevenson.

Il ritorno ad Alien avverrà dunque in un calendario già molto fitto. Se il progetto arriverà sul set, offrirà finalmente una conclusione a una storia interrotta da quasi dieci anni e riporterà la saga alla sua domanda più oscura: il vero pericolo viene dagli xenomorfi o dall’intelligenza che pretende di controllarli?

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