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Le temperature elevate riaprono il dibattito sul calendario scolastico. In Puglia alcuni sindaci chiedono uno slittamento, mentre a Rosolini, in Sicilia, le lezioni sono state rinviate al 21 settembre. Al momento non esiste però un provvedimento nazionale.

Il caldo torrido che continua a interessare l’Italia rischia di condizionare anche l’inizio dell’Anno Scolastico 2026/2027. Dalla Puglia alla Sicilia aumentano le richieste di posticipare il rientro degli studenti, soprattutto negli edifici privi di impianti di raffrescamento.

La preoccupazione nasce anche da quanto accaduto tra maggio e giugno, quando in alcune scuole sono stati segnalati malori e temperature interne vicine ai 32 gradi. Con l’avvicinarsi della prima campanella, genitori, sindacati e amministratori locali chiedono garanzie per la salute di studenti e personale.

Al momento, però, non è stato disposto alcun rinvio nazionale. I calendari sono stabiliti dalle Regioni, mentre i sindaci possono intervenire con ordinanze locali in presenza di specifiche condizioni di rischio.

Il primo provvedimento concreto è arrivato a Rosolini, in provincia di Siracusa, dove il sindaco ha disposto la chiusura temporanea degli istituti a causa delle temperature previste.

In Puglia i sindaci chiedono di spostare la prima campanella

In Puglia le lezioni dovrebbero cominciare il 17 settembre, secondo il calendario regionale. I sindaci di Stornara e Gallipoli hanno però chiesto di valutare un rinvio o una maggiore flessibilità organizzativa.

Il sindaco di Stornara, Roberto Nigro, ha scritto alla Regione chiedendo di spostare l’apertura oppure di consentire a Comuni e istituti di adeguare autonomamente il calendario in base alle condizioni climatiche.

La richiesta riguarda in particolare i plessi frequentati da bambini e ragazzi e privi di sistemi adeguati di climatizzazione. A Gallipoli anche il sindaco Flavio Fasano ha interessato l’Ufficio scolastico regionale, proponendo di valutare un posticipo nelle giornate più calde.

Tra le alternative viene indicata una modifica temporanea degli orari, con ingressi anticipati e uscite prima delle ore centrali della giornata.

Un eventuale cambiamento dovrebbe comunque rispettare il minimo di 200 giorni di lezione stabilito dalla normativa. Le giornate perse potrebbero quindi essere recuperate riducendo alcuni ponti o sospensioni previste nel corso dell’anno.

Il direttore generale dell’Ufficio scolastico regionale pugliese, Giuseppe Silipo, ha manifestato disponibilità al confronto, ricordando però la necessità di garantire il numero minimo di giorni previsto.

A Rosolini scuole chiuse fino al 21 settembre

In Sicilia l’inizio ordinario delle lezioni è fissato al 15 settembre e la Regione ha escluso, almeno per il momento, uno slittamento generalizzato.

L’assessore regionale all’Istruzione Girolamo Turano ha spiegato che rinviare la riapertura significherebbe posticipare anche la conclusione dell’anno, con il rischio di ritrovarsi nelle medesime condizioni climatiche a giugno.

Una decisione differente è stata adottata a Rosolini, Comune della provincia di Siracusa. Il sindaco Giovanni Spadola ha firmato un’ordinanza che dispone la chiusura dei plessi scolastici dal 15 al 18 settembre.

Il primo giorno di lezione è stato così spostato a lunedì 21 settembre. Il provvedimento interessa le scuole del territorio, dall’infanzia alle superiori, ed è stato motivato con le temperature elevate e l’assenza di impianti di condizionamento.

La scelta di Rosolini dimostra che, pur in assenza di un rinvio regionale o nazionale, i Comuni possono adottare misure circoscritte quando ritengono che non siano garantite condizioni adeguate. Non significa, tuttavia, che tutte le scuole siciliane o meridionali resteranno chiuse.

La situazione potrà cambiare nei prossimi giorni sulla base delle previsioni meteorologiche e delle decisioni assunte dalle singole amministrazioni.

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Quante scuole italiane hanno l’aria condizionata

Uno dei problemi principali riguarda la condizione degli edifici. Le percentuali diffuse in questi giorni non sono sempre sovrapponibili, perché alcune rilevazioni considerano le aule, altre l’intero edificio scolastico.

Secondo dati dell’Anagrafe dell’edilizia scolastica riferiti all’anno 2024/2025, gli edifici dotati di impianti di condizionamento sarebbero 4.457 su oltre 60mila, pari a circa il 7,42%.

In Sicilia risultano climatizzati 201 edifici, poco più dell’11% del patrimonio scolastico regionale, come riportato da RaiNews.

Il dato conferma comunque che la grande maggioranza delle scuole italiane non dispone di un sistema capace di mantenere temperature confortevoli durante le ondate di calore.

Il problema non può essere risolto semplicemente installando condizionatori in ogni aula. Gli interventi dovrebbero comprendere isolamento termico, schermature solari, ventilazione, alberature, impianti efficienti e produzione di energia da fonti rinnovabili.

Le organizzazioni sindacali criticano il Governo e sostengono che una parte delle risorse per l’edilizia scolastica avrebbe dovuto essere destinata con maggiore decisione all’adattamento climatico.

Medici e sindacati: «Il rinvio è solo una soluzione temporanea»

Anche alcuni medici hanno chiesto di valutare lo spostamento delle lezioni. Il pediatra Italo Farnetani ha proposto di rinviare l’apertura al 1° ottobre, recuperando le giornate attraverso una riduzione delle vacanze.

La proposta nasce dai rischi collegati all’esposizione prolungata al caldo, soprattutto per i bambini più piccoli e per gli studenti con patologie croniche. Temperature elevate possono favorire disidratazione, stanchezza, difficoltà di concentrazione e malori.

Dal mondo sindacale arriva però l’avvertimento che modificare il calendario non può diventare l’unica risposta. Giuseppe D’Aprile, segretario generale della Uil Scuola Rua, definisce il rinvio «una soluzione tampone» e chiede interventi strutturali sulla climatizzazione, sulla ventilazione e sull’efficientamento degli edifici.

La Flc Cgil sostiene che lo slittamento debba essere preso in considerazione dove non sia possibile garantire condizioni adeguate di salute e sicurezza.

Per ora le famiglie devono quindi fare riferimento ai calendari regionali e alle comunicazioni delle singole scuole. Salvo ordinanze o provvedimenti specifici, le date già stabilite rimangono valide.

Il dibattito supera però l’emergenza di settembre: con estati più lunghe e ondate di calore frequenti, l’adeguamento climatico degli edifici scolastici diventa una questione strutturale che riguarda salute, diritto allo studio e condizioni di lavoro.

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