Nel mondo sono stati segnalati 65.784 casi confermati e 264 decessi tra gennaio 2025 e luglio 2026. Il rischio globale è considerato moderato, mentre in Italia e in altri Paesi europei è stata rilevata una trasmissione comunitaria del clade Ib, soprattutto all’interno di reti sessuali.
Mpox, cosa dice l’ultimo rapporto dell’Oms
L’epidemia internazionale di mpox, la malattia precedentemente conosciuta come vaiolo delle scimmie, continua a richiedere un livello elevato di sorveglianza. Secondo il rapporto numero 69 dell’Organizzazione mondiale della sanità, pubblicato il 14 settembre 2026, dal 1° gennaio 2025 al 31 luglio 2026 sono stati notificati 65.784 casi confermati e 264 decessi in 105 Paesi.
Nel solo mese di luglio, 32 Paesi hanno comunicato 1.370 contagi confermati e 7 morti, con un tasso di letalità dello 0,5%. Circa tre quarti dei casi mensili sono stati registrati nella Regione africana dell’Oms.
Il maggior numero di infezioni è stato segnalato in Madagascar, con 703 casi, seguito da Angola con 138, Cina con 88, Repubblica Democratica del Congo con 85 e Kenya con 55.
Rispetto a giugno, l’Africa ha registrato un aumento del 17%, passando da 877 a 1.025 casi. I contagi sono invece diminuiti nelle Americhe, nel Pacifico occidentale, in Europa e nel Sud-Est asiatico.
È però necessaria una precisazione. L’espressione “emergenza” utilizzata dall’Oms si riferisce alla classificazione operativa della risposta sanitaria e non equivale automaticamente a una nuova dichiarazione di emergenza di sanità pubblica di rilevanza internazionale. La nuova valutazione rapida dell’Oms considera il rischio complessivo globale moderato.
Le raccomandazioni permanenti previste dal Regolamento sanitario internazionale sono state prorogate fino ad agosto 2027. Si tratta di indicazioni non vincolanti destinate agli Stati per sostenere sorveglianza, diagnosi, vaccinazioni e gestione dei casi.
Madagascar epicentro, ma il clade Ib arriva in nuovi Paesi
La situazione più critica si registra in Madagascar. Al 16 agosto 2026, il Paese aveva segnalato 3.436 casi confermati e 22 decessi, con un tasso di letalità dello 0,6%. L’epidemia ha interessato 75 distretti su 115, pari al 65% del territorio amministrativo monitorato.
Nell’ultima settimana considerata sono stati confermati 156 casi. La positività dei test ha raggiunto il 67%, un valore che, secondo l’Oms, indica una trasmissione ancora intensa e una capacità di sorveglianza che potrebbe non individuare tutte le infezioni.
La campagna vaccinale è stata potenziata e 111.508 persone hanno ricevuto almeno una dose del vaccino MVA-BN. L’epidemia, tuttavia, non è ancora considerata sotto controllo.
Anche l’Angola sta registrando un aumento. Al 16 agosto risultavano 274 casi confermati e un decesso, con otto province coinvolte. Il 70% delle infezioni è stato rilevato a Cabinda, exclave angolana collocata tra la Repubblica Democratica del Congo e la Repubblica del Congo, con un conseguente rischio di diffusione transfrontaliera.
A preoccupare è inoltre l’espansione geografica del clade Ib. Cile e Ungheria hanno segnalato i rispettivi primi casi. Il paziente cileno aveva viaggiato recentemente in Italia e Spagna, mentre quello ungherese era stato in Estonia e Spagna. Queste informazioni descrivono gli spostamenti prima della diagnosi, ma non consentono da sole di stabilire con certezza dove sia avvenuto il contagio.
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Mpox in Italia e trasmissione attraverso i contatti sessuali
L’Oms segnala una trasmissione comunitaria del clade Ib anche in Italia, oltre che in Cechia, Francia, Germania, Irlanda, Paesi Bassi, Portogallo, Svizzera e Regno Unito. I contagi sono stati rilevati anche all’interno di reti sessuali di uomini che hanno rapporti sessuali con uomini e di sex worker.
Questo dato non significa che mpox sia un’infezione esclusivamente sessualmente trasmessa o che riguardi soltanto determinate categorie. Il virus può colpire chiunque entri in contatto stretto con una persona infetta.
La trasmissione avviene soprattutto attraverso il contatto diretto con lesioni cutanee, croste, fluidi corporei o mucose. Può verificarsi durante i rapporti sessuali, attraverso contatti prolungati pelle contro pelle e, in alcune circostanze, tramite materiali contaminati come lenzuola, indumenti o asciugamani.
Tra i sintomi possono comparire eruzioni cutanee o lesioni nelle zone genitali, anali, perianali, sul volto, sulle mani o in altre parti del corpo. Sono possibili anche febbre, mal di testa, dolori muscolari, stanchezza e ingrossamento dei linfonodi.
Secondo la valutazione dell’Oms, il rischio è moderato per le persone con più partner sessuali e per i bambini che vivono nelle aree storicamente endemiche. Per il resto della popolazione mondiale viene valutato come basso.









