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La misura è nel confronto sulla Manovra 2027, ma aliquota, beneficiari e decorrenza devono essere definiti. Le simulazioni mostrano il possibile vantaggio sulla mensilità aggiuntiva, senza aumentare lo stipendio lordo.

Una tredicesima con meno tasse per i lavoratori dipendenti con redditi bassi. È una delle misure in discussione per la Legge di Bilancio 2027: secondo le anticipazioni riferite da fonti di maggioranza, si valuta un prelievo agevolato del 10% o del 15% sulla mensilità aggiuntiva.

Il beneficio consisterebbe in un aumento del netto, ottenuto attraverso la riduzione delle imposte. Non sarebbe quindi un aumento della retribuzione lorda, né un bonus uguale per tutti.

Al 28 ottobre 2026, tuttavia, restano da chiarire elementi decisivi: la soglia di reddito, la base imponibile interessata, l’aliquota e la decorrenza. Non è quindi possibile considerare già acquisito un aumento nella tredicesima di dicembre 2026. Le notizie disponibili collocano la proposta nel confronto sulla prossima manovra. 

Tredicesima detassata: cosa prevedono le ipotesi

L’intervento allo studio sostituirebbe, per i beneficiari individuati dalla norma, il prelievo ordinario sulla tredicesima con una tassazione agevolata.

Le percentuali considerate sono due: 10% oppure 15%. A parità di somma imponibile, la prima garantirebbe un risparmio maggiore.

La parola “detassazione”, in questo caso, non indica necessariamente l’eliminazione di tutte le imposte. Nelle ipotesi circolate si tratta soprattutto di una riduzione del prelievo fiscale sulla mensilità aggiuntiva.

Oggi la tredicesima è soggetta all’Irpef ordinaria. Nel calcolo della ritenuta sulla mensilità aggiuntiva non vengono normalmente riconosciute le detrazioni per lavoro dipendente applicate alla retribuzione ordinaria. Questo contribuisce a spiegare perché il suo netto possa essere inferiore a quello di uno stipendio mensile di importo lordo analogo.

Le detrazioni restano comunque legate al calcolo annuale dell’imposta: non bisogna interpretare la mancata applicazione sulla tredicesima come una loro cancellazione per l’intero anno.

Per stabilire il beneficio effettivo servirà dunque conoscere il meccanismo definitivo e il suo rapporto con conguagli, detrazioni e altre agevolazioni.

Quanto si risparmierebbe: le simulazioni al 10% e al 15%

In attesa delle regole, è possibile fare un confronto puramente indicativo. La tabella considera una tredicesima con imponibile fiscale già al netto dei contributi previdenziali e confronta un prelievo del 23% con le due aliquote ipotizzate.

Si assume che l’intero importo indicato sia tassato al 23% nel confronto ordinario. Non sono inclusi addizionali, conguagli o effetti su altre agevolazioni.

Imponibile fiscale della tredicesima Dopo imposta al 23% Dopo imposta al 15% Risparmio al 15% Dopo imposta al 10% Risparmio al 10%
800 euro 616 euro 680 euro 64 euro 720 euro 104 euro
1.000 euro 770 euro 850 euro 80 euro 900 euro 130 euro
1.200 euro 924 euro 1.020 euro 96 euro 1.080 euro 156 euro
1.500 euro 1.155 euro 1.275 euro 120 euro 1.350 euro 195 euro
2.000 euro 1.540 euro 1.700 euro 160 euro 1.800 euro 260 euro

Elaborazione esemplificativa: gli importi non rappresentano un beneficio approvato o una previsione del cedolino individuale.

Su 1.500 euro di imponibile, per esempio, il passaggio dal 23% al 15% ridurrebbe l’imposta di 120 euro. Con il 10%, il vantaggio salirebbe a 195 euro.

Questi esempi mostrano perché non sia corretto promettere a tutti un incremento di qualche centinaio di euro: con imponibili più contenuti, anche il risparmio sarebbe inferiore.

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I limiti di reddito: chi potrebbe ottenere lo sconto

La platea è uno dei punti ancora aperti. Le ipotesi riportate dalla stampa comprendono soglie di 15.000 oppure 30.000 euro, ma non si tratta di limiti già fissati da una disposizione definitiva. 

Con una soglia di 15.000 euro il beneficio sarebbe più circoscritto. Portandola a 30.000 euro, potrebbero rientrare più lavoratori, con un maggiore fabbisogno di risorse.

Il testo dovrà chiarire anche quale reddito prendere come riferimento e per quale anno. Retribuzione annua lorda, imponibile fiscale e reddito complessivo non sono grandezze automaticamente equivalenti.

Per questo non è attendibile associare oggi a ogni fascia di reddito annuale un aumento preciso della tredicesima. Il suo importo dipende anche dal contratto applicato, dalle componenti retributive e dai mesi nei quali è stata maturata.

Le simulazioni per importo imponibile aiutano a comprendere il calcolo; non stabiliscono chi avrà diritto alla misura.

Quando potrebbe arrivare e cosa controllare

La proposta deve tradursi in una norma con coperture, requisiti e data di applicazione. Anche l’eventuale inserimento nel disegno di legge di Bilancio non coincide con l’approvazione definitiva.

Il riferimento alla Manovra 2027 non permette, da solo, di anticipare il vantaggio alla mensilità pagata nel dicembre precedente: per un’applicazione nel 2026 servirebbe una previsione espressa.

Restano inoltre da definire l’eventuale tetto all’importo agevolabile e le modalità con cui il datore di lavoro dovrebbe applicare il beneficio.

Per i dipendenti, i dati utili saranno quindi reddito richiesto dalla norma, imponibile della tredicesima, aliquota e decorrenza. Solo dopo la loro definizione sarà possibile trasformare gli esempi in un calcolo attendibile della somma in più in busta paga.

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