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L’odore della stampa, il respiro dei libri è il volume della nuova collana “Lavorare il tempo” della Marte Editrice dedicata ai mestieri che producono arte e bellezza e che hanno segnato le basi della nostra civiltà. Il progetto ha coinvolto autori provenienti da ambiti artistici e letterari diversi, accomunati dalla stessa passione per il libro. L’incipit di Cioran “un libro deve frugare nelle ferite, anzi deve provocarle. Un libro deve essere un pericolo” restituisce il senso di una provocazione iniziale su cui vengono costruiti i contributi degli autori che, ognuno a suo modo, esprimono la propria visione sul valore del libro; un dibattito più che mai aperto vista l’onda travolgente delle nuove piattaforme multimediali dove è possibile leggere ed informarsi.

Emozioni subitanee che nascono da un’opera d’arte e da un verso poetico forniscono inedite chiavi di lettura per interrogarsi sul futuro della carta stampata. Ma poi cos’è effettivamente un libro? Sfogliando le pagine dell’antologia il lettore potrà trovare le risposte che desidera, non si percepisce un’apologia dell’ “oggetto-libro” e gli autori non cercano di calarsi nel ruolo di esegeti alla ricerca della definizione più corretta. Sono semplicemente persone col “vizio di pensare”, come scrive Lucilio Santoni, e da questa qualità ne traggono la responsabilità di lasciare un’idea, una rivelazione, un dubbio che non si perdano nella complessità del presente.

Bello il dialogo tra Filippo La Porta e Sandro Ferri sul ruolo dell’editoria così come molto interessante ho trovato la riflessione di Francesco Scarabicchi sul tema dei libri d’arte. Necessaria l’opinione di una scrittrice di successo come Camilla Baresani per comprendere l’orientamento del lettore moderno; quello di Leandro Di Donato è un omaggio intimista alla parola, mentre Luisa Pianzola ha la capacità di evocare l’umanità che si nasconde dietro il libro con accenti di rara poesia. Stefano Boni ci riporta alla Storia e ai fatti con il racconto di un tipografo libertario, Robertomaria Siena narra la favola di un gentiluomo a confronto coi tecnici; Nando Vitali parla del primo contatto tra un bambino e un libro, Antonio Alleva dedica alcuni versi ad una cultrice della scrittura come la Szymborska e a Stefano Papetti spetta la chiosa finale sull’intero volume. Non dimentico il tenero ricordo del nonno di Lucilio Santoni e l’intervista finale ad un tipografo.

Intervista a Lucilio Santoni, coordinatore del progetto.

Comincerei dal titolo, “L’odore della stampa, il respiro dei libri”. C’è un odore e un respiro. Devo pensare ad un intellettualismo oppure la stampa e il libro sono realmente qualcosa di vitale? “Vitale è la disposizione di mente e corpo che dobbiamo avere verso il mondo e verso la lettura. Il libro in sé, pur bello, può essere un oggetto qualsiasi”.

Il volume si avvale di diversi contributi. Scrittori, editori, critici, accademici, pittori, poeti, tipografi. Figure che ruotano intorno alla creazione di un libro. Come è nata l’idea ambiziosa di realizzare questo progetto e come sono stati scelti i coautori? “Marte è una casa editrice giovane. Con quest’opera vuole sottolineare il legame con la tradizione e l’anelito verso l’avvenire”.

Ho trovato molto interessante la riflessione sul ruolo degli editori. I meccanismi che si celano dietro la scelta di pubblicare un libro sono fondamentali per comprendere la dicotomia mercato/qualità. Mi verrebbe da dire che il mercato è un male necessario. Mi piacerebbe sapere il tuo parere. “Ottima definizione: male necessario. Quando il male è piccolo, come un mal di pancia, si sopporta e si va avanti. Quando è grande come un tumore, questo è il caso del nostro tempo, allora c’è poco da fare, anche se la testardaggine non ci manca”.

Un buon libro è fatto di buona scrittura. Ma non solo. Questo volume ha il merito di restituire visibilità ai libri d’arte grazie al bel contributo di Francesco Scarabicchi e alle immagini delle opere di alcuni artisti. C’è poi tanta poesia e un omaggio al mestiere di tipografo. È stato difficile coniugare questa diversità di linguaggi? “La forza e l’originalità dell’opera stanno proprio lì, nella diversità dei contributi. La molteplicità dei punti di vista arricchisce ogni opera dell’umano ingegno”.

In questi giorni si sta svolgendo la quarta edizione di Piceno d’Autore. Cosa pensi delle piccole realtà editoriali del nostro territorio e delle iniziative che promuovono libri? “I grandi editori non fanno più cultura. La fioritura di piccoli indica la encomiabile volontà di coprire quel vuoto, pur fra innumerevoli difficoltà”.