Oggi, 10 febbraio, l’Italia celebra la Giornata del Ricordo, istituita con la legge n. 92 del 2004 per commemorare le vittime delle foibe e l’esodo giuliano-dalmata, una delle pagine più complesse e dolorose della storia del Novecento europeo.
La ricorrenza è dedicata al ricordo degli italiani uccisi o costretti ad abbandonare le proprie terre dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia nel secondo dopoguerra, in un contesto segnato dal crollo dei regimi, dalle violenze politiche e dalle tensioni nazionalistiche.
Giornata del Ricordo, il 10 febbraio per non dimenticare foibe ed esodo giuliano-dalmata
Tra il 1943 e il 1947, migliaia di civili e militari italiani furono uccisi o deportati dai partigiani jugoslavi e dai nuovi apparati del potere comunista di Tito. Molti di loro finirono nelle foibe, profonde cavità carsiche utilizzate come luoghi di esecuzione e occultamento dei corpi.
Parallelamente, circa 250mila italiani lasciarono forzatamente le loro case, diventando profughi in patria. L’esodo giuliano-dalmata rappresentò non solo una tragedia umana, ma anche una frattura culturale e identitaria che per decenni rimase ai margini della memoria collettiva.
Norma Cossetto, simbolo della Giornata del Ricordo
Tra le figure più emblematiche di questa tragedia c’è Norma Cossetto, divenuta negli anni simbolo delle vittime delle foibe.Norma Cossetto nacque a Santa Domenica di Visinada, nei pressi di Pola. Nel 1943 era studentessa di Lettere all’Università di Padova, dove stava preparando una tesi di laurea sulla storia dell’Istria sotto la guida del professor Concetto Marchesi.
Il 26 settembre 1943, mentre si muoveva in bicicletta per consultare archivi e raccogliere materiali per la sua ricerca, fu avvicinata da un conoscente che le chiese di seguirlo al comando per alcune informazioni. Norma accettò, ma da quel momento ebbe inizio il suo calvario.
L’arresto e la violenza
Dapprima fu arrestata nella ex caserma dei carabinieri di Visionano, dove le venne chiesto di collaborare. Al suo rifiuto, inizialmente fu liberata grazie all’intervento di persone che la conoscevano. Pochi giorni dopo, però, venne arrestata nuovamente.
Trasferita nelle carceri di Parenzo, fu legata a un tavolo e violentata ripetutamente da sedici aguzzini. Una donna che abitava nei pressi raccontò in seguito di averla sentita implorare pietà, chiedere acqua e invocare la madre.
La foiba di Surani
Condannata a morte da un locale “tribunale del popolo”, Norma Cossetto fu caricata su un camion insieme ad altri ventisei prigionieri e condotta alla foiba di Surani. Qui subì ulteriori torture prima di essere uccisa e gettata nella cavità.
Pochi giorni dopo, quando la zona fu occupata dai tedeschi, i Vigili del Fuoco di Pola recuperarono i corpi. Il maresciallo Harzarich, che guidava le operazioni, lasciò una testimonianza rimasta celebre:
“Sceso nella voragine, fui scosso, alla luce violenta della mia lampada, da una visione irreale: stesa per terra, nuda, giaceva una giovane donna. Era Norma Cossetto”.
Il riconoscimento e la memoria
Alcuni dei responsabili furono arrestati e costretti a vegliare il corpo di Norma; tre di loro impazzirono. All’alba furono fucilati dai tedeschi.
Anni dopo, su indicazione del professor Concetto Marchesi, a Norma Cossetto fu conferita la laurea honoris causa dall’Università di Padova, come riconoscimento del suo percorso di studi spezzato dalla violenza.
Nel 2005 le è stata conferita anche la Medaglia d’oro al Merito civile.
Ricordare per comprendere
La Giornata del Ricordo non è una celebrazione divisiva, ma un momento di riflessione collettiva. Ricordare le foibe, l’esodo e storie come quella di Norma Cossetto significa riconoscere il dolore delle vittime, restituire dignità alla verità storica e riaffermare il valore della memoria come strumento di comprensione, non di odio.









