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Dal 13 febbraio 2026 è scattato un nuovo aumento dei prezzi di molti prodotti da tabaccheria, in particolare delle sigarette vendute in confezioni da 20. Secondo i dati ufficiali pubblicati dalle agenzie di stampa e fonti economiche, l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ha aggiornato la lista dei prezzi al dettaglio con importi maggiorati fino a circa 30 centesimi in più per pacchetto, in linea con quanto previsto dalla Legge di Bilancio 2026 e dai decreti attuativi.

Dopo gli aumenti registrati a gennaio per marchi come Marlboro, Chesterfield e altri prodotti del gruppo Philip Morris, la tranche di febbraio 2026 ha interessato ulteriori brand molto diffusi nel mercato italiano. Tra questi figurano Camel, Winston, Benson & Hedges e American Spirit, con prezzi che oggi possono oscillare da circa 5 euro e 50 centesimi fino a circa 6 euro e 80 centesimi a confezione da 20, a seconda della marca e della qualità.

Questa nuova ondata di aumenti sigarette segue il percorso di progressiva crescita del prezzo dei prodotti da fumo iniziato già a gennaio, e si inserisce in un quadro più ampio di rialzo delle accise stabilito dalla normativa fiscale, che mira ad applicare incrementi fino al 2028.

Perché i prezzi continuano ad aumentare, tra politica fiscale e salute pubblica

Le ragioni alla base degli aumenti sigarette sono molteplici e combinano obiettivi di politica fiscale, salute pubblica e approccio internazionale alle accise sul tabacco. Attraverso l’ultima manovra economica, il Governo italiano ha previsto un innalzamento progressivo delle accise sui prodotti contenenti tabacco, passando da circa 29,50 euro per 1000 sigarette nel 2025 a circa 32 euro nel 2026, con ulteriori rialzi programmati per il 2027 e il 2028.

Questa strategia non è isolata. A livello europeo e mondiale, l’aumento delle tasse sui prodotti del tabacco è considerato uno degli strumenti più efficaci per ridurre il consumo e contrastare i danni alla salute legati al fumo. Nel gennaio 2026 il Direttore Generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità ha ribadito la necessità di innalzare i livelli di imposizione sui tabacchi, sottolineando come la tassazione sia una leva essenziale di salute pubblica.

In Italia, gruppi come l’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) e le principali fondazioni per la ricerca sul cancro hanno promosso iniziative per aumentare ancora di più il prezzo dei pacchetti, proponendo addirittura un incremento fisso di 5 euro per confezione per scoraggiare ulteriormente il consumo.

Al di là delle motivazioni sanitarie, gli aumenti si inseriscono in un contesto di politica fiscale di lungo periodo che ha l’obiettivo di aumentare il gettito dello Stato. Secondo le stime, l’inasprimento delle accise dovrebbe portare nelle casse pubbliche oltre 1,4 miliardi di euro in più entro il 2028, contribuendo al bilancio e alla copertura di spese sociali e sanitarie.

Aumenti sigarette, prezzi in salita nel 2026 e oltre

Cosa cambia per i consumatori e il mercato

I rincari del 2026 non riguardano solo le sigarette tradizionali, ma anche altri prodotti del tabacco come sigari, sigaretti e tabacco trinciato. Fonti economiche evidenziano come la maggior parte delle categorie presenti sul mercato italiano sia coinvolta nella revisione dei prezzi, con aumenti che in totale superano in alcuni casi i 30 centesimi per pacchetto.

Tra i marchi che hanno subito gli incrementi ci sono nomi molto diffusi: Marlboro Gold, Merit, Philip Morris Red, Chesterfield e Diana, che rappresentano un’ampia fetta del consumo di sigarette tradizionali nel Paese. Anche i fumatori di tabacco sfuso o di sigari stanno sperimentando aumenti significativi nei listini, sebbene le variazioni siano variabili in base al formato e alla quantità.

Dal punto di vista del consumatore, questi aumenti significano un impatto diretto sulle spese quotidiane. Per chi fuma regolarmente, anche un incremento di pochi decimi comporta un aumento considerevole della spesa mensile o annuale complessiva. È per questo che molti analisti sottolineano come la combinazione di accise più alte e prezzi più elevati possa spingere alcuni fumatori a ridurre il consumo o a cercare alternative, sebbene il mercato nero o il contrabbando rappresentino rischi collaterali ai quali le autorità prestano attenzione.

Parallelamente, le novità legislative tendono ad includere anche prodotti alternativi come sigarette elettroniche e liquidi al nicotina, con aliquote fiscali in aumento nel corso degli anni, seguendo la scia della politica di contrasto al fumo tradizionale.

Rincari e prospettive future

I rincari in corso nel 2026 sono solo parte di un processo che potrebbe estendersi fino al 2028 e oltre. Le norme attuali prevedono un aumento graduale delle accise e una progressiva riallocazione delle tasse, con l’intento dichiarato di combattere il consumo di tabacco, ma anche di adeguarsi agli standard europei in materia di fiscalità sui prodotti dannosi per la salute.

La percezione sul campo è già quella di un costo della sigaretta in continua salita, con molti pacchetti che superano oggi i 6 euro a confezione per le marche premium. Questa dinamica può influenzare le abitudini di consumo, in un contesto dove la sensibilità rispetto ai rischi per la salute è sempre più alta, e dove le politiche pubbliche cercano un equilibrio tra entrate fiscali, tutela della salute e sostenibilità sociale.

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