Il nome di Nicola Gratteri è legato da decenni alla lotta contro la ’ndrangheta. Nato in Calabria, entra in magistratura alla fine degli anni Ottanta e da subito si dedica alle indagini contro le organizzazioni criminali. La sua carriera è segnata da operazioni complesse, cooperazioni internazionali e un lavoro investigativo che ha contribuito a ridefinire il modo di affrontare la criminalità organizzata.
Gratteri è noto per un metodo operativo rigoroso e per una visione sistemica della criminalità. Secondo le sue analisi pubbliche, la mafia moderna non è più soltanto violenza territoriale, ma infrastruttura economica e finanziaria, capace di infiltrarsi nei mercati globali. Questa lettura ha influenzato molte indagini e ha portato a una maggiore attenzione verso i flussi di denaro e le reti internazionali.
Comunicazione, libri e divulgazione
Uno degli aspetti più interessanti della figura di Gratteri è la sua capacità di comunicare. Libri, conferenze e incontri pubblici lo hanno reso una voce riconoscibile anche fuori dagli ambienti giudiziari. La sua narrazione insiste su concetti chiave come legalità, responsabilità civile e consapevolezza sociale.
Il ruolo pubblico e il dibattito
Giustizia e percezione collettiva
Il dibattito attorno a Gratteri nasce anche dal suo stile diretto. Le sue dichiarazioni pubbliche, spesso nette, stimolano confronti su temi come efficienza della giustizia, tempi processuali e prevenzione. In questo senso la figura del magistrato diventa punto di riferimento per discussioni più ampie sul funzionamento dello Stato.
Il suo contributo più significativo resta però la costruzione di una cultura della legalità che passa attraverso informazione, educazione e responsabilità collettiva. Un lavoro che continua a evolversi insieme al contesto sociale e giudiziario italiano.









