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Dal 2027 l’età minima salirà a 67 anni e un mese, mentre l’importo sarà adeguato all’inflazione. Con una rivalutazione ipotetica del 2,8%, l’assegno potrebbe raggiungere 561,53 euro mensili, ma i valori definitivi non sono ancora ufficiali.

Il 2027 porterà diverse novità per l’Assegno sociale, la prestazione assistenziale riconosciuta dall’INPS alle persone in condizioni economiche disagiate che hanno raggiunto una determinata età.

Il cambiamento già confermato riguarda il requisito anagrafico, che passerà dagli attuali 67 anni a 67 anni e un mese. L’importo mensile e i relativi limiti di reddito, invece, aumenteranno per effetto della rivalutazione annuale collegata all’inflazione.

Le cifre definitive saranno comunicate soltanto dopo la determinazione dell’indice di perequazione applicabile dal gennaio 2027. I calcoli disponibili sono quindi simulazioni: ipotizzando un aumento del 2,8%, l’importo massimo potrebbe salire dagli attuali 546,24 euro a circa 561,53 euro al mese.

L’adeguamento avrebbe effetti anche sulle soglie reddituali previste per le persone non coniugate e per quelle sposate. Prima di presentare la domanda sarà però necessario attendere i valori ufficiali dell’INPS.

Assegno sociale 2027: l’età sale a 67 anni e un mese

L’Assegno sociale non è una pensione contributiva. Per ottenerlo non è necessario aver versato contributi previdenziali, perché si tratta di una prestazione assistenziale destinata a chi si trova in una situazione economica di bisogno.

Dal 1° gennaio 2027 il requisito anagrafico salirà a 67 anni e un mese. L’aumento è stato confermato nell’ambito dell’adeguamento dei requisiti pensionistici alla speranza di vita e sarà applicato in maniera graduale.

Nel 2028 è previsto un ulteriore incremento: la soglia dovrebbe raggiungere 67 anni e tre mesi. Il nuovo calendario dei requisiti è stato illustrato dall’INPS.

La variazione di un mese può avere conseguenze concrete per chi raggiungerà i 67 anni nel corso del 2027. Una persona che compie gli anni a marzo, ad esempio, dovrà attendere aprile per perfezionare il nuovo requisito anagrafico.

La prestazione decorre dal primo giorno del mese successivo alla presentazione della domanda, a condizione che siano già soddisfatti tutti i requisiti. Se la domanda viene presentata ad aprile dopo il raggiungimento di 67 anni e un mese, il pagamento potrà quindi partire da maggio.

Non si tratta propriamente della perdita di una mensilità già maturata, ma di uno slittamento del momento nel quale nasce il diritto rispetto alle regole applicate nel 2026.

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Quanto potrebbe aumentare con la rivalutazione delle pensioni

Nel 2026 l’importo massimo dell’Assegno sociale è pari a 546,24 euro mensili, riconosciuti per tredici mensilità. Il valore annuo massimo ammonta quindi a 7.101,12 euro.

Dal gennaio 2027 la somma sarà adeguata sulla base dell’inflazione rilevata dall’Istat. Al momento non è ancora disponibile il tasso definitivo e qualsiasi nuovo importo deve essere considerato puramente indicativo.

Applicando, a titolo di simulazione, una rivalutazione del 2,8%, l’assegno passerebbe a circa 561,53 euro al mese. Moltiplicando questa cifra per tredici mensilità si otterrebbe un valore annuo vicino a 7.300 euro.

L’importo indicato rappresenta il massimo teorico. Non tutti i beneficiari, infatti, ricevono la prestazione intera: la somma effettiva dipende dai redditi posseduti e dallo stato civile del richiedente.

L’aumento nominale serve a proteggere almeno in parte il potere d’acquisto della prestazione rispetto alla crescita dei prezzi. Soltanto il provvedimento ufficiale sulla perequazione consentirà però di conoscere l’aumento effettivo.

Se il tasso risultasse inferiore o superiore al 2,8%, cambierebbero sia l’assegno mensile sia i limiti reddituali. Le cifre di 561,53, 7.300 e 14.600 euro non devono quindi essere interpretate come importi già approvati.

Nuovi limiti di reddito per single e persone coniugate

Il diritto all’Assegno sociale dipende dalla situazione reddituale. Per chi non è coniugato viene considerato il reddito personale; per chi è sposato assumono rilevanza sia il reddito individuale sia quello complessivo della coppia.

Con la rivalutazione ipotetica del 2,8%, il limite annuo per una persona non coniugata salirebbe a circa 7.300 euro. Per i coniugati, la soglia complessiva di riferimento arriverebbe indicativamente a 14.600 euro.

Il superamento dei limiti può determinare la perdita della prestazione, mentre in presenza di redditi inferiori alle soglie l’assegno può essere riconosciuto in misura parziale. L’importo viene infatti calcolato tenendo conto della differenza tra il limite previsto e i redditi rilevanti del richiedente.

Non basta, dunque, confrontare una singola entrata mensile con l’importo dell’assegno. Nel caso di una persona coniugata occorre ricostruire il reddito annuo complessivo secondo i criteri utilizzati dall’INPS.

Se il coniuge riceve una pensione di 900 euro mensili, per esempio, bisogna considerare il valore annuale della pensione e sommarlo agli altri redditi rilevanti. Soltanto dopo questo calcolo sarà possibile verificare se la prestazione spetta e in quale misura.

Non tutti i redditi vengono trattati allo stesso modo. Per una valutazione corretta è consigliabile utilizzare il servizio INPS oppure rivolgersi a un patronato, presentando la documentazione reddituale completa.

Gli altri requisiti e quando presentare la domanda

Oltre all’età e al reddito, il richiedente deve avere la residenza effettiva in Italia e soddisfare i requisiti di cittadinanza o soggiorno previsti dalla normativa.

È inoltre richiesta una permanenza legale e continuativa sul territorio italiano di almeno dieci anni. L’Assegno sociale non è reversibile ai familiari e non può essere trasferito stabilmente all’estero.

La prestazione ha carattere provvisorio: l’INPS verifica periodicamente la permanenza dei requisiti reddituali e di residenza. Eventuali variazioni delle entrate o della situazione familiare devono quindi essere comunicate.

La domanda può essere presentata online attraverso il portale dell’Istituto, direttamente oppure con l’assistenza di un patronato. Nel 2026 l’INPS ha anche aggiornato la procedura telematica per semplificare l’inserimento delle informazioni e dei documenti.

Chi compirà 67 anni nel 2027 dovrà prestare particolare attenzione al mese aggiuntivo richiesto. Presentare la domanda prima di avere raggiunto 67 anni e un mese non permette di anticipare la decorrenza.

Per conoscere l’importo esatto e i nuovi limiti sarà invece necessario attendere la comunicazione ufficiale sulla rivalutazione delle pensioni 2027. Fino ad allora, le simulazioni possono essere utili per orientarsi, ma non sostituiscono i valori definitivi stabiliti dall’INPS.

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