L’agroalimentare marchigiano rappresenta uno dei pilastri dell’economia regionale e un simbolo identitario che, soprattutto durante le festività natalizie, trova spazio sulle tavole delle famiglie marchigiane e non solo. Artigiani e micro, piccole imprese costituiscono infatti il 97% della base produttiva, occupano il 55% degli addetti e generano circa il 30% del fatturato nel comparto della produzione di alimenti e bevande.
Agroalimentare marchigiano: una filiera diffusa dai monti al mare
La filiera regionale comprende 21.398 imprese agricole, 1.499 imprese di prodotti alimentari, 92 imprese di produzione di bevande e 7.507 attività di ristorazione, a testimonianza di un sistema capillare che attraversa l’intero territorio marchigiano, dai borghi dell’entroterra fino alla costa.
Sono sei i prodotti Dop che rappresentano l’eccellenza del territorio: Casciotta di Urbino, Prosciutto di Carpegna, Formaggio di Fossa, Olio extravergine di oliva di Cartoceto, Oliva Ascolana del Piceno e Salamini alla cacciatora.
A questi si aggiungono cinque Igp: Ciauscolo, Maccheroncini di Campofilone, Agnello del Centro Italia, Vitellone Bianco dell’Appennino Centrale e Olio Evo Marche, oltre ai Vincisgrassi alla maceratese riconosciuti come Stg.
La regione può inoltre vantare 149 prodotti agroalimentari tradizionali (Pat), tra cui la moretta di Fano, la porchetta marchigiana, il miele del Montefeltro, la ricotta tradizionale marchigiana e il pecorino dei Monti Sibillini.
Agroalimentare marchigiano e vini di qualità: Docg, Doc e Igt
Grande spazio anche al comparto vitivinicolo. I vigneti marchigiani offrono cinque vini Docg:
Verdicchio dei Castelli di Jesi Riserva, Conero, Offida, Verdicchio di Matelica Riserva e Vernaccia di Serrapetrona.
Sono inoltre quindici i vini Doc, tra cui Rosso Conero, Rosso Piceno, Lacrima di Morro d’Alba, Verdicchio dei Castelli di Jesi, Verdicchio di Matelica, e numerose altre denominazioni che raccontano la varietà enologica della regione. A completare l’offerta, il Marche Igt, diffuso su tutto il territorio.
Complessivamente, sono 33 i prodotti marchigiani tutelati dai marchi dell’Unione Europea, a conferma dell’elevato livello qualitativo dell’agroalimentare regionale.
Agroalimentare marchigiano tra turismo esperienziale ed export
“Mangiare e bere marchigiano, meglio se a chilometro zero”, una scelta che durante le festività natalizie prevale sempre più sui prodotti esotici, anche grazie al recente riconoscimento della cucina italiana come patrimonio immateriale Unesco.
“La diffusione sul territorio delle produzioni agroalimentari di qualità – affermano la presidente nazionale di CNA Agroalimentare Francesca Petrini e la presidente regionale Anna Fenucci – rappresenta il volano del turismo esperienziale marchigiano. I flussi turistici sono sempre più motivati dalla scoperta dei sapori e delle tradizioni enogastronomiche, rendendo il turismo attrattivo in tutti i periodi dell’anno”.
Non solo mercato interno: nei primi nove mesi del 2025, mentre l’export marchigiano complessivo ha registrato un calo del 3,9%, le esportazioni agroalimentari sono cresciute del 4,4%. I principali mercati di riferimento sono stati Germania (+8,9%), Stati Uniti (+3,5%) e Francia (+7,6%).
Un risultato che conferma come l’agroalimentare marchigiano sia non solo cultura e tradizione, ma anche un motore economico capace di portare le Marche sulle tavole di tutto il mondo.









