Valeria Fedeli, figura storica della politica e dell’istruzione italiana, è morta oggi all’età di 76 anni. La notizia della sua scomparsa ha rapidamente fatto il giro del Paese, suscitando un profondo cordoglio istituzionale e personale in chi l’ha conosciuta o semplicemente stimata per il suo lungo impegno nel mondo del lavoro, della scuola e della politica.
Ex ministra dell’Istruzione, Università e Ricerca nel governo Gentiloni dal 2016 al 2018, senatrice del Partito Democratico, vicepresidente del Senato e protagonista di importanti battaglie sindacali con la CGIL, Fedeli ha incarnato per decenni l’idea di una scuola aperta, inclusiva e attenta all’equità sociale.
Valeria Fedeli e il mondo della scuola italiana
La carriera di Valeria Fedeli è iniziata nel sindacato, dove ha ricoperto ruoli di rilievo prima all’interno della CGIL e poi guidando la categoria dei lavoratori tessili e dell’abbigliamento. Dalla militanza sindacale è poi passata alla politica, entrando in Parlamento nel 2013 come senatrice del Partito Democratico, ruolo in cui si è distinta per una costante attenzione alle tematiche sociali e ai diritti dei lavoratori.
Nel 2016 è stata chiamata a guidare il Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca. Il suo mandato è stato caratterizzato da un approccio pragmatico e partecipato, con un’attenzione particolare alle politiche per la scuola pubblica, all’innovazione educativa e alle condizioni di lavoro di docenti e personale scolastico. Sotto la sua guida, l’istruzione ha visto aperture verso modelli di apprendimento più inclusivi e iniziative volte a rafforzare il ruolo della scuola come comunità.
La sua visione non si è limitata all’istruzione formale: Fedeli ha sempre guardato alla scuola come a un luogo di coesione sociale, fondamentale per il futuro delle nuove generazioni. Questa stessa visione l’ha portata, nel corso degli anni, a essere una voce autorevole anche sui temi della parità di genere e dell’uguaglianza nelle opportunità educative.
L’eredità politica e civile di Fedeli nella società italiana
Oltre ai ruoli istituzionali più noti, il percorso di Valeria Fedeli è stato segnato dal suo impegno nel promuovere una cultura politica che mettesse al centro diritti civili, diritto al lavoro e diritti sociali. È stata tra le fondatrici del movimento “Se non ora, quando?”, che negli anni ha riacceso l’attenzione sulle questioni legate alla condizione femminile e alla tutela delle donne nella società italiana.
Il suo impegno ha attraversato momenti chiave del dibattito pubblico, spingendo spesso per riforme che guardassero non solo alla governance delle istituzioni, ma anche alla vita quotidiana di giovani, lavoratrici e lavoratori, famiglie e comunità locali.
Il cordoglio e i ricordi dalle istituzioni
Alla notizia della scomparsa di Valeria Fedeli sono arrivate espressioni di profondo cordoglio da parte di esponenti di diverse forze politiche e istituzionali. L’ex premier Paolo Gentiloni l’ha ricordata come “una donna coraggiosa, lucida e capace di dialogo”, evidenziando il contributo unico che ha portato nella comunità politica italiana.
La premier ha definito la sua scomparsa un evento che “colpisce e addolora”, evidenziando la passione e la forza con cui Fedeli ha affrontato ogni sfida istituzionale e personale. Anche altri leader politici e rappresentanti del sindacato hanno voluto ricordare la sua dedizione, la sua generosità e la visione instancabile con cui ha portato avanti battaglie per l’eguaglianza e la dignità del lavoro.
Nel panorama istituzionale italiano, la figura di Valeria Fedeli resterà legata non solo ai risultati delle sue azioni politiche, ma anche al modo con cui ha saputo mettere in dialogo esperienze diverse, passando dal sindacato alla politica, senza perdere mai di vista le esigenze reali delle persone.









