Parlare oggi di Giovanni Allevi significa andare oltre la dimensione musicale per entrare in una storia umana intensa, fatta di fragilità, silenzi forzati e di una lenta ma determinata risalita. Il compositore e pianista di Ascoli Piceno, tra i musicisti italiani più riconoscibili a livello internazionale, negli ultimi anni ha condiviso pubblicamente la sua battaglia contro una grave malattia, il mieloma multiplo, intrecciandola con un racconto sincero sull’ansia, sulla paura e sul valore terapeutico dell’arte.
Allevi ha scelto di non nascondersi, raccontando il proprio percorso con parole misurate ma profonde, capaci di arrivare a un pubblico molto più ampio di quello tradizionalmente legato alla musica colta. In più occasioni ha spiegato come la diagnosi abbia stravolto la sua vita, costringendolo a fermarsi e a rivedere completamente il rapporto con il corpo, con il tempo e con la creatività.
Giovanni Allevi e la malattia, un racconto senza retorica
Il mieloma multiplo è una patologia oncologica che colpisce il midollo osseo e richiede cure lunghe e impegnative. Allevi ne ha parlato apertamente, senza mai indulgere in toni eroici o autocelebrativi, ma restituendo l’esperienza di un uomo che si è trovato improvvisamente fragile. In alcune lettere pubbliche e interviste ha descritto il dolore fisico, la perdita di forze e l’impatto psicologico della malattia, sottolineando come l’ansia sia diventata una compagna silenziosa delle sue giornate.
Questa scelta di trasparenza ha contribuito a rompere un tabù ancora molto presente, quello che circonda le malattie oncologiche e la salute mentale, soprattutto quando a parlarne è una figura pubblica.
Spettacolo dal vivo: perché concerti e cinema continuano a contare
La musica come spazio di resistenza e rinascita
Durante il periodo più difficile, Allevi ha raccontato di aver dovuto sospendere i concerti e ridurre drasticamente l’attività pubblica. Eppure, proprio nel silenzio forzato, la musica ha continuato a esistere come spazio interiore. Il pianoforte non è stato solo uno strumento di lavoro, ma una forma di resistenza emotiva, un luogo in cui riorganizzare il caos e dare un senso al dolore.
Secondo Allevi, la musica non guarisce nel senso clinico del termine, ma può offrire un equilibrio, una forma di dialogo con se stessi che aiuta ad attraversare momenti di estrema difficoltà. Un messaggio che ha trovato eco anche tra medici e psicologi, sempre più attenti al ruolo delle arti nel benessere complessivo della persona.
Il legame con Ascoli Piceno e il ritorno sul palco
Nel suo racconto, Ascoli Piceno rimane un riferimento costante. La città natale rappresenta per Allevi un luogo dell’anima, un punto di ritorno simbolico nei momenti di smarrimento. Proprio da lì parte l’idea di un ritorno graduale alla musica dal vivo, con concerti pensati non come prove di forza ma come incontri autentici con il pubblico.
Oggi Giovanni Allevi continua il suo percorso di cura, affiancando alle terapie mediche un rinnovato rapporto con la musica, vissuta non più come performance, ma come necessità vitale, capace di dare forma anche alla fragilità.









