Domenica 18 gennaio Pagliare del Tronto ha riscoperto una delle sue tradizioni più radicate, riportando in vita la festa di Sant’Antonio Abate dopo molti anni di stop. Un ritorno che ha sorpreso per la partecipazione popolare, l’entusiasmo e il clima autentico che si è respirato per tutta la giornata, nonostante l’organizzazione sia avvenuta in pochi giorni e con risorse minime.
Non una festa costruita per consumare, ma un momento pensato per stare insieme: una bella tradizione delle nostre radici che torna a rivivere, una comunità che si ritrova attorno al falò, per cantare, per bere il vino caldo della tradizione, per ricordare proverbi, stornelli e rituali, per far benedire i propri animali in processione insieme al loro patrono.
Sant’Antonio: Il falò, i canti e il vino caldo, i simboli di una tradizione che ritorna

Il cuore dell’evento è stato il falò di Sant’Antonio, simbolo della festa, attorno al quale si è ritrovata l’intera comunità. La piazzetta delle Volte, nel borgo storico di Pagliare, si è riempita fin dal pomeriggio e proprio attorno al falò benedetto si sono intrecciati canti, proverbi, stornelli e rituali della tradizione contadina.
Il vino caldo ha accompagnato i racconti, mentre la processione con la statua del santo ha permesso anche la benedizione degli animali, portati dai loro proprietari in onore del patrono che da secoli li protegge.
Un altro tassello prezioso della giornata è stato l’apertura straordinaria del Teatro del Pozzo, grazie alla disponibilità del dottor Pino Scarpellini, offrendo ai visitatori la possibilità di scoprire uno spazio culturale prezioso e poco conosciuto, che ha contribuito a rendere ancora più ricca l’esperienza collettiva.
I bambini protagonisti, tra scuola ottocentesca e desideri nel fuoco

Uno degli aspetti più emozionanti della giornata ha riguardato i più piccoli. Decine di bambini si sono messi pazientemente in fila per vivere un’esperienza fuori dal tempo, sedendosi su un vecchio banco di scuola dell’Ottocento.
Con carta, penna e calamaio, hanno scritto un pensiero dedicato a Sant’Antonio, oppure un desiderio o una paura da affidare al fuoco benedetto del falò. Un gesto semplice, ma carico di valore simbolico, che ha permesso ai bambini di entrare in contatto con una dimensione più lenta e riflessiva. Inoltre, per loro è stata preparata una merenda speciale, con biscottini a forma di animali, proprio per richiamare il significato della festa.
Un progetto condiviso, gratuito e inclusivo
La festa è stata totalmente gratuita e inclusiva, fortemente voluta dall’Associazione Passi Chiari di Pagliare, organizzata insieme al Centro Studi Tradizioni Popolari “Radici del Futuro” di Ascoli, con il patrocinio del Comune di Spinetoli e la collaborazione della parrocchia San Paolo di Pagliare.
“Abbiamo scelto di far rivivere questa tradizione nel cuore antico di Pagliare, nella piazzetta delle volte, dove è allestito anche il meraviglioso presepe artistico di Ennio Pulcini” ha dichiarato Francesco Moretti, presidente dell’associazione Passi Chiari. “È stato bello vedere la collaborazione di tutta la comunità, dei commercianti, delle associazioni e della parrocchia. L’arrivo dei cantori di Sant’Antonio, del gruppo Pozzaibbè e lo spettacolo finale col fuoco del Teatro del Ramino hanno completato la magia di questa giornata. Già abbiamo nuove idee per la prossima edizione”.
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Tra storia, leggenda e identità collettiva
A spiegare il valore culturale della festa è stata la professoressa Gabriella Piccioni, presidente del Centro Studi Tradizioni Popolari, , che ha ricordato come il giorno di Sant’Antonio segnasse, nelle società rurali, la conclusione del ciclo natalizio e l’inizio del Carnevale. “Il giorno di Sant’Antonio concludeva il ciclo del Natale e apriva il periodo del Carnevale. Era un giorno di festa soprattutto per gli animali, trattati straordinariamente bene, puliti, nutriti e messi a riposo in onore del loro santo protettore”.
Sant’Antonio Abate, eremita egiziano e fondatore del monachesimo medievale, è anche un santo guaritore, ancora oggi invocato per alcune patologie della pelle, tanto che l’herpes zoster è conosciuto come fuoco di Sant’Antonio. Secondo una leggenda popolare raccolta da Italo Calvino, fu proprio il Santo a donare il fuoco agli uomini, scendendo tra le fiamme dell’inferno con il suo maialetto e accendendo il bastone.

«Sant’Antonio, il Vecchione dalla barba bianca, rappresenta il culmine della stagione fredda, con la neve alle porte», ha aggiunto la professoressa Piccioni. «È un modello di rettitudine morale, in perenne lotta contro le tentazioni del demonio, simbolo della vittoria del Bene. Le tradizioni legate a questa festa ci restituiscono un tassello fondamentale della nostra storia e rafforzano il senso di appartenenza, contrastando solitudine e individualismo».
Le tradizioni di Sant’Antonio restituiscono un frammento prezioso della nostra storia e rafforzano un senso di appartenenza capace di contrastare solitudine e individualismo. Un ringraziamento particolare è stato rivolto ai giovani soci che credono nella forza delle radici e dei borghi, in particolare Azzurra Angelini Marinucci e Cristina Virgulti, esempio concreto di come il passato possa diventare materia viva per il presente.









