La questione della lentezza di internet in Italia non è un fenomeno nuovo, ma piuttosto il risultato di anni di investimenti disomogenei e di digital divide territoriale, ovvero un divario tra zone urbane ben servite e aree interne, rurali o insulari dove la rete resta molto debole o addirittura assente.
Secondo dati recenti, la copertura della banda ultra larga in Italia è migliorata negli ultimi anni, con circa il 70,7 % delle famiglie servite da connessioni a banda ultra larga (fibra FTTH, FWA e 5G) nel 2024, ma questi numeri restano inferiori alla media europea e fortemente disomogenei sul territorio.
Il problema riguarda sia la rete fissa sia quella mobile. Per l’infrastruttura fissa, la presenza storica di tecnologie ibride come la fibra mista rame (FTTC) o addirittura reti ADSL in alcune aree rallenta le prestazioni percepite dagli utenti, soprattutto quando si confrontano questi dati con Paesi dove la fibra ottica arriva direttamente nelle case (FTTH).
Sul fronte mobile, sebbene la tecnologia 5G sia coperta in oltre il 99 % delle zone abitate in Italia, la sua disponibilità effettiva per gli utenti (ovvero la possibilità di connettersi realmente con un dispositivo e una tariffa compatibili) è ancora bassa, rendendo complessa la piena fruizione delle potenzialità della rete mobile di nuova generazione.
Zone più colpite e le cause del digital divide: lentezza di Internet in Italia
Reti lente nelle regioni periferiche e insulari
La lentezza o la scarsa affidabilità delle connessioni non riguarda l’intero Paese in modo uniforme. In molte grandi città le potenzialità di fibra ottica e rete mobile avanzata garantiscono performance adeguate per streaming, smart working e gaming online; in alcune aree metropolitane i valori di velocità risultano competitivi o migliori rispetto alla media nazionale.
D’altra parte, aree interne, zone collinari o montane e regioni insulari come la Sardegna faticano a raggiungere velocità accettabili e spesso restano sotto quelli che l’Unione europea considera valori minimi per una connessione di qualità. In Sardegna molte zone interne hanno ancora velocità inferiori a 30 Mbit/s, una soglia insufficiente per servizi digitali moderni come videolezioni, telelavoro o streaming ad alta definizione.
Questa disparità crea una rete “a macchia di leopardo”, in cui gli utenti dipendono fortemente dalla posizione geografica più che dalla disponibilità di tecnologia di ultima generazione.
Un altro elemento di ritardo è la presenza ancora significativa di tecnologie datate, come il doppino di rame, che nel Paese rappresenta tuttora più dei due terzi degli accessi a internet da rete fissa non in fibra ottica pura. Questo rallenta la velocità di connessione rispetto alle tecnologie FTTH (Fiber to the Home), dove la fibra arriva direttamente in casa e può garantire velocità fino a 1 Gb/s o più.
I numeri della velocità nel 2025-2026
Nonostante le difficoltà, i dati non sono statici e mostrano un trend di miglioramento. Secondo rilevazioni specialistiche, la velocità media di connessione in Italia è in crescita, con una velocità media fissa di circa 96 Mbps e una velocità mobile intorno agli 85 Mbps a fine 2025, segnali di un progresso costante rispetto all’anno precedente.
Questi numeri rivelano che, pur restando dietro alla media di alcuni Paesi dell’Unione europea in termini di diffusione di fibra FTTH e performance complessive, l’Italia sta comunque colmando parte del divario, soprattutto nelle aree urbane dove gli operatori investono di più.
Strategie e investimenti nazionali per migliorare la connettività
Il governo italiano ha lanciato la “Strategia Italia 1 Giga”, un piano volto a garantire connettività a 1 Gbps in download e almeno 200 Mbps in upload su tutto il territorio nazionale entro il 2026, obiettivo significativamente più ambizioso rispetto alle precedenti tappe del digital divide.
Questa strategia fa parte della più ampia “Strategia Ultra Broadband 2023-2026”, approvata per migliorare l’implementazione delle reti ad alta capacità come fibra e 5G, oltre a interventi specifici per scuole, sanità e aree rurali.
In parallelo, l’Italia sta usufruendo di fondi europei e nazionali per accelerare la posa della fibra ottica ultrarapida grazie a progetti come il piano di cablaggio cofinanziato dall’UE da realizzare entro metà 2026, anche se alcune fasi del rollout stanno procedendo più lentamente del previsto.
Quando potrebbe tornare “normale” internet in Italia
La normalizzazione effettiva di internet in tutta Italia, intesa come connessione veloce, affidabile e omogenea ovunque, resta un obiettivo in via di definizione e dipende da molte variabili: velocità di posa delle infrastrutture, diffusione delle tecnologie FTTH, adozione del 5G e investimenti continuativi.
I piani ufficiali, come quello di portare 1 Gbps su tutto il territorio entro il 2026, indicano una roadmap chiara, ma la realtà dei ritardi infrastrutturali e delle difficoltà tra operatori può prolungare alcuni traguardi, soprattutto nelle zone maggiormente svantaggiate.
Al contempo, il progresso costante delle reti fisse e mobili, insieme alla riduzione delle tecnologie obsolete come l’ADSL e l’espansione delle reti in fibra FTTH, porta a prevedere ulteriori miglioramenti progressivi anche dopo il 2026, con l’obiettivo di allinearsi pienamente agli standard europei entro la fine del decennio.
Anche se la percezione di lentezza può dipendere dall’infrastruttura locale o dal provider, è evidente che la questione non riguarda solo singoli casi isolati, ma un sistema di connessione che in Italia è ancora in fase di transizione. Gli sforzi per migliorare fibra e 5G, insieme alle strategie nazionali, indicano che si sta lavorando per ridurre le differenze, ma la piena normalizzazione richiederà tempo, investimenti e la realizzazione completa dei piani in corso.









