Conclusa la complessa operazione al molo nord: il motopesca, sott’acqua dal 16 giugno 2026, è stato sollevato con due autogru e trasferito in un’area di cantiere. Gli accertamenti dovranno ora stabilire le cause dell’affondamento.
È stato recuperato il peschereccio San Silvestro, affondato mentre si trovava all’ormeggio nel porto di San Benedetto del Tronto. Le operazioni si sono svolte durante la giornata di lunedì 20 luglio 2026, a poco più di un mese dall’incidente.
L’intervento ha richiesto l’impiego di mezzi e competenze specialistiche. Sul posto sono state utilizzate due potenti autogru, affiancate da un operatore tecnico subacqueo e da motopompe impiegate per eliminare progressivamente l’acqua presente all’interno dell’imbarcazione.
Il personale militare della Guardia Costiera di San Benedetto del Tronto ha seguito tutte le fasi, sovrintendendo alle attività e garantendo le condizioni di sicurezza sia sulla banchina sia nello specchio acqueo interessato.
La delicata operazione si è conclusa nel primo pomeriggio con l’alaggio del peschereccio. L’unità è stata quindi sistemata in un’area di cantiere all’interno del porto, dove potranno iniziare gli accertamenti tecnici.
Il San Silvestro era affondato al molo nord il 16 giugno
Il motopesca San Silvestro, identificato dalla sigla SB 637, era colato a picco il 16 giugno 2026 mentre si trovava ormeggiato presso il molo nord del porto sambenedettese.
Le cause dell’affondamento non sono state ancora rese note. Proprio l’ispezione dello scafo, ora nuovamente accessibile dopo il recupero, dovrà fornire gli elementi necessari per ricostruire quanto accaduto.
Dopo l’incidente, la Capitaneria di Porto aveva adottato i provvedimenti necessari a delimitare e mettere in sicurezza lo specchio acqueo interessato. La presenza di un’imbarcazione sommersa all’interno di un’infrastruttura portuale richiede infatti particolare attenzione per evitare interferenze con la navigazione e con le attività operative.
Il recupero è stato effettuato su incarico dell’armatore, che ha affidato l’intervento a operatori specializzati. La complessità dell’operazione ha richiesto un’attenta pianificazione, considerando il peso dell’imbarcazione e quello dell’acqua accumulata al suo interno.
La zona è rimasta sotto il controllo della Guardia Costiera, chiamata a coordinare gli aspetti legati alla sicurezza e a vigilare sul rispetto delle prescrizioni previste per le attività svolte in porto.
Come si è svolto il recupero con le due autogru
La fase centrale dell’intervento è iniziata con il posizionamento di apposite fasce sotto lo scafo del San Silvestro. Per sistemarle correttamente è stato necessario il lavoro di un operatore tecnico subacqueo, incaricato di intervenire sotto la superficie.
Una volta assicurata l’imbarcazione, le due autogru hanno iniziato a sollevarla in maniera lenta e controllata. La gradualità dell’operazione è stata fondamentale per mantenere stabile il carico e ridurre le sollecitazioni su una struttura rimasta sott’acqua per oltre un mese.
Contemporaneamente sono entrate in funzione le motopompe barellabili, apparecchiature trasportabili utilizzate per aspirare l’acqua presente a bordo. Lo svuotamento progressivo ha consentito di alleggerire il peschereccio durante il sollevamento.
L’azione coordinata tra autogru, sommozzatore e motopompe ha permesso di riportare gradualmente lo scafo sopra il livello dell’acqua. Tutte le operazioni sono state effettuate sotto la supervisione del personale della Capitaneria di Porto.
Il recupero di un’unità affondata richiede particolare cautela: oltre alla stabilità dello scafo devono essere controllati i movimenti dei mezzi pesanti, l’accesso alla banchina e la sicurezza dello spazio marittimo circostante.
Il peschereccio trasferito nell’area di cantiere del porto
Il recupero si è concluso nel primo pomeriggio con l’alaggio del San Silvestro, vale a dire il suo sollevamento completo fuori dall’acqua e il successivo trasferimento a terra.
Il motopesca è stato collocato in un’area di cantiere all’interno del porto di San Benedetto. In questa posizione i tecnici potranno esaminare lo scafo, gli impianti e le altre parti dell’imbarcazione non ispezionabili mentre l’unità si trovava sommersa.
Gli accertamenti dovranno individuare l’eventuale punto d’ingresso dell’acqua e chiarire la sequenza che ha provocato l’affondamento. Fino alla conclusione delle verifiche non è possibile formulare ipotesi certe sulle cause.
La rimozione del relitto consente intanto di liberare lo specchio acqueo occupato dal peschereccio e rappresenta un passaggio importante per il completo ripristino delle normali condizioni operative nell’area del molo nord.
Come comunicato dalla Capitaneria di Porto, il recupero si è concluso regolarmente. La cronaca dell’intervento è stata riportata anche dalla stampa locale, che ha documentato l’impiego delle autogru e il trasferimento dell’unità nel cantiere portuale.
Ora gli accertamenti sulle cause dell’affondamento
La prossima fase sarà dedicata agli accertamenti di rito. Le verifiche dovranno stabilire se l’affondamento sia stato causato da un problema allo scafo, da un’avaria agli impianti o da un’altra circostanza. Al momento, nessuna causa è stata ufficialmente confermata.
Gli esiti saranno rilevanti anche per determinare l’entità dei danni subiti dal motopesca e valutare i possibili interventi di riparazione. Solo dopo l’ispezione tecnica sarà possibile comprendere se l’unità potrà tornare operativa e quali lavori saranno eventualmente necessari.
Il porto di San Benedetto del Tronto rappresenta uno dei luoghi storicamente più importanti per la marineria marchigiana. Per questo motivo, la sicurezza delle imbarcazioni, delle banchine e degli specchi acquei assume un valore che riguarda non soltanto gli armatori, ma l’intero comparto della pesca locale.
L’operazione del 20 luglio chiude dunque la fase più complessa iniziata con l’affondamento del San Silvestro. L’attenzione si sposta ora sulle verifiche tecniche, dalle quali dovranno arrivare risposte definitive sull’incidente avvenuto un mese prima.









