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Le temperature del Pacifico stanno aumentando rapidamente e i modelli indicano un evento di intensità eccezionale. Il picco è previsto tra la fine dell’autunno e l’inizio dell’inverno, mentre il 2027 potrebbe diventare l’anno più caldo mai registrato.

Un Super El Niño potenzialmente senza precedenti si sta intensificando nell’Oceano Pacifico. Secondo le previsioni analizzate dalla rivista scientifica Nature, il fenomeno potrebbe diventare il più forte osservato da almeno 150 anni, superando gli eventi eccezionali del 1997-1998 e del 2015-2016.

Le proiezioni indicano un rapido riscaldamento delle acque superficiali nel Pacifico tropicale centro-orientale. Se gli scenari più estremi venissero confermati, il nuovo El Niño potrebbe raggiungere il proprio picco tra la fine dell’autunno 2026 e l’inizio dell’inverno 2026-2027.

La previsione deve comunque essere interpretata con cautela. Non si tratta ancora di una certezza sull’intensità finale: i modelli climatici descrivono gli scenari più probabili, ma l’evoluzione può cambiare in base alle interazioni tra oceano e atmosfera nei prossimi mesi.

L’elemento che preoccupa maggiormente gli scienziati è la possibile sovrapposizione tra El Niño e il riscaldamento globale causato dalle emissioni umane. Questa combinazione potrebbe spingere la temperatura media globale del 2027 verso nuovi record.

Perché si parla del Super El Niño più forte mai registrato

El Niño è la fase calda dell’oscillazione denominata ENSO, acronimo di El Niño-Southern Oscillation. Si manifesta quando le acque superficiali del Pacifico equatoriale centrale e orientale diventano più calde della media, modificando venti, precipitazioni e circolazione atmosferica.

Gli episodi di El Niño si verificano a intervalli irregolari e possono avere intensità differenti. In genere raggiungono il massimo tra dicembre e gennaio, per poi indebolirsi durante i mesi successivi.

Le elaborazioni sperimentali del modello SPEAR, sviluppato dal Geophysical Fluid Dynamics Laboratory della NOAA, indicano un rafforzamento del fenomeno durante l’autunno. Tutti i 30 scenari analizzati prevedono un picco almeno paragonabile agli eventi più forti dell’ultimo secolo. 

Le previsioni ufficiali NOAA di luglio attribuiscono inoltre una probabilità dell’81% a un El Niño “molto forte”, con un’anomalia pari o superiore a 2 °C, nel trimestre ottobre-dicembre. La percentuale scende al 54% nel periodo dicembre-febbraio, quando il fenomeno dovrebbe iniziare gradualmente a indebolirsi.

Nature riferisce che i modelli potrebbero collocare questo episodio al di fuori dell’intervallo osservato negli ultimi 150 anni, con un margine definito «sbalorditivo» dal climatologo Zeke Hausfather. Rimane però una previsione: anche una forte concordanza tra i modelli non garantisce che il picco venga raggiunto esattamente nelle dimensioni indicate.

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Temperature globali nel 2027 fino a 1,7 gradi sopra l’era preindustriale

El Niño trasferisce nell’atmosfera una parte del calore accumulato dall’oceano. Per questo i suoi effetti sulla temperatura media globale possono manifestarsi con alcuni mesi di ritardo rispetto all’avvio del fenomeno.

L’ultimo El Niño, sviluppatosi tra il 2023 e il 2024, contribuì alle temperature globali eccezionalmente elevate registrate in quel periodo. Il nuovo episodio si inserisce però in un pianeta ulteriormente riscaldato dalle emissioni di gas serra.

Secondo le stime riportate da Nature, la combinazione tra il fenomeno oceanico e il cambiamento climatico potrebbe portare nel 2027 la temperatura media globale fino a circa 1,7 °C sopra i livelli preindustriali.

Il superamento della soglia di 1,5 °C in un singolo anno non equivale tuttavia al fallimento definitivo dell’obiettivo dell’Accordo di Parigi. Il limite internazionale riguarda infatti il riscaldamento medio osservato su periodi lunghi, non l’oscillazione di una singola annualità.

Un anno a 1,7 °C rappresenterebbe comunque un segnale estremamente preoccupante. Aumenterebbe il rischio di ondate di calore, siccità, incendi, piogge eccezionali e temperature marine elevate, con effetti su salute, agricoltura, risorse idriche ed ecosistemi.

L’Organizzazione meteorologica mondiale aveva già invitato governi e autorità a prepararsi: le sue valutazioni di giugno indicavano una probabilità dell’80% di formazione di El Niño tra giugno e agosto e superiore al 90% per la sua prosecuzione nei mesi successivi. 

El Niño e inverno 2026-2027: cosa può succedere in Italia

La domanda più immediata riguarda le conseguenze del Super El Niño sull’inverno 2026-2027. Gli effetti più diretti e prevedibili interessano il Pacifico tropicale, le Americhe, l’Australia, l’Asia meridionale e alcune zone dell’Africa.

In Europa e nel Mediterraneo il legame è più debole e variabile. El Niño può influenzare indirettamente la circolazione atmosferica, ma non permette da solo di stabilire se l’inverno italiano sarà caldo, freddo, piovoso o povero di precipitazioni.

Sul clima europeo intervengono infatti numerosi altri fattori, come l’oscillazione nord-atlantica, la posizione del vortice polare, le temperature dell’Atlantico e del Mediterraneo e l’eventuale presenza di blocchi atmosferici.

Per questo non è scientificamente corretto tradurre la previsione del Super El Niño nell’annuncio automatico di un “inverno più caldo” o di nevicate eccezionali in Italia. Le indicazioni affidabili sulle singole aree geografiche emergeranno soltanto con l’avvicinarsi della stagione.

A livello globale, invece, un El Niño molto forte aumenta la probabilità di modifiche significative nei regimi delle piogge. Alcune regioni possono affrontare siccità prolungate, mentre altre possono essere interessate da precipitazioni e alluvioni più frequenti.

La NOAA precisa inoltre che l’intensità di El Niño non determina automaticamente la gravità degli effetti in ogni territorio. Un evento estremamente forte aumenta la possibilità di impatti rilevanti, ma non consente di prevederne con certezza intensità e localizzazione.

Quali conseguenze potrebbe avere il fenomeno nel mondo

Gli effetti di El Niño cambiano da una zona all’altra. In alcune aree del Pacifico orientale e delle Americhe possono aumentare le precipitazioni, mentre Australia, Indonesia e parte dell’Asia rischiano condizioni più asciutte.

Le temperature elevate degli oceani possono inoltre favorire ondate di calore marine, con conseguenze sulla pesca, sulle barriere coralline e sugli ecosistemi costieri. Agricoltura e disponibilità d’acqua sono tra i settori maggiormente esposti alle variazioni delle piogge.

Anche i mercati internazionali potrebbero risentirne. Raccolti ridotti in importanti Paesi produttori possono influenzare i prezzi di cereali, riso, caffè, cacao e altre materie prime agricole, pur con differenze legate alle condizioni locali.

I prossimi aggiornamenti saranno determinanti per capire se le previsioni più estreme verranno confermate. Il modello sperimentale NOAA indica un indebolimento del fenomeno durante l’inverno e la primavera del 2027, ma gli effetti sulle temperature globali potrebbero proseguire più a lungo.

La certezza, al momento, è che un El Niño importante è in corso di sviluppo. La sua eventuale trasformazione nel più potente episodio osservato da un secolo e mezzo dovrà essere confermata dai dati oceanici e atmosferici dei prossimi mesi.

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