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Il caldo prolungato e la scarsità di piogge colpiscono soprattutto le aziende escluse dalle reti irrigue. Criticità più forti nel Pesarese, mentre gli invasi principali ancora reggono. Cia Marche chiede nuovi bacini e procedure più semplici per accumulare l’acqua.

La siccità torna a mettere sotto pressione l’agricoltura delle Marche. Le conseguenze non sono uguali in tutta la regione, ma nelle zone collinari e dell’entroterra non raggiunte dai sistemi irrigui iniziano a emergere danni su ortaggi, frutta, girasoli, olivi e vigneti.

Il problema nasce dall’effetto combinato di temperature elevate, precipitazioni scarse e maggiore evaporazione. Anche dove l’acqua è disponibile, il caldo prolungato accelera il consumo delle riserve presenti nei pozzi, nei laghetti aziendali e nei piccoli bacini utilizzati per l’irrigazione di soccorso.

La Cia regionale parla di una situazione «a macchia di leopardo». Non viene segnalata, al momento, una crisi generalizzata della fornitura idrica per tutta l’agricoltura marchigiana né dell’acqua potabile. Le difficoltà riguardano soprattutto le aziende che non possono contare sulle reti dei consorzi di bonifica.

Pesarese in difficoltà: frutta, verdura e girasoli tra le colture più colpite

Il quadro più delicato viene segnalato nella provincia di Pesaro e Urbino. Secondo la presidente provinciale di Cia, Sabina Pesci, le temperature rimangono molto elevate e diverse colture sviluppano le foglie senza riuscire a portare regolarmente a maturazione i frutti.

In alcuni campi le verdure marciscono prima della raccolta, mentre molti pozzi risultano in forte difficoltà o già esauriti. Pesci stima che in determinate aree potrebbe mancare fino al 50% dell’acqua necessaria. Si tratta di una valutazione territoriale dell’organizzazione agricola, non di una percentuale certificata per l’intera regione.

I danni interessano frutta e ortaggi, ma anche ulivi e girasoli. La scarsità d’acqua preoccupa inoltre in vista delle semine e dei trapianti destinati alle produzioni autunnali e invernali: una pianta giovane, con apparato radicale ancora limitato, è particolarmente vulnerabile allo stress idrico.

Il caldo può compromettere non soltanto la quantità del raccolto, ma anche qualità, pezzatura e capacità di conservazione dei prodotti. Il bilancio economico potrà però essere definito soltanto al termine delle raccolte.

Da Ancona al Piceno, le reti irrigue fanno la differenza

Nell’Anconetano la situazione viene descritta come ancora sotto controllo. Il presidente di Cia Ancona, Franco Gianangeli, non segnala particolari problemi per il sistema principale di Gorgovivo, mentre le criticità riguardano soprattutto le sorgenti di Val di Castro e le zone interne non servite dalla rete.

Sotto osservazione c’è la vite. Lo stress idrico può rallentare la maturazione, ridurre le dimensioni degli acini e le rese e aumentare il rischio di scottature. Molto dipende dalla fase vegetativa, dal tipo di terreno, dall’esposizione e dall’eventuale disponibilità di irrigazione.

Anche nelle province di Ascoli Piceno, Fermo e Macerata il sistema per ora regge meglio dove operano i consorzi di bonifica. Matteo Carboni, presidente Cia per le tre province, richiama però l’attenzione sulle aree prive di alternative di approvvigionamento.

La diga di Gerosa avrebbe finora sostenuto le necessità, ma la durata delle riserve dipenderà dall’andamento delle temperature e dalla conclusione della stagione irrigua. A soffrire è soprattutto l’olivo, con i primi fenomeni di cascola, cioè la caduta prematura dei frutti.

Vendemmia anticipata e raccolti: stime ancora provvisorie

Le prime indicazioni riguardano anche la vendemmia, partita in alcune zone con 10-15 giorni di anticipo. Il presidente di Cia Marche, Alessandro Taddei, riferisce che finora non emergono problemi generalizzati particolarmente gravi, ma le prime valutazioni ipotizzano un calo tra il 10 e il 20%.

Anche questa forbice deve essere trattata come una stima iniziale. Il risultato definitivo dipenderà dalle varietà, dai territori, dalle eventuali piogge e dalle condizioni delle uve al momento della raccolta.

Il monitoraggio del servizio agrometeorologico regionale mostra comunque temperature superiori ai valori climatici di riferimento. I dati aggiornati su piogge e indici di siccità possono essere consultati sul portale Meteo Marche–AMAP.

Il quadro idrico generale viene invece seguito dall’Osservatorio dell’Autorità di bacino dell’Appennino centrale, che pubblica rapporti periodici anche per le Marche. Il bollettino sulla siccità consente di distinguere le difficoltà agricole locali dalla disponibilità complessiva della risorsa nei diversi bacini.

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Nuovi invasi e recupero dell’acqua: cosa chiede Cia Marche

Per Cia Marche la risposta non può limitarsi agli interventi durante le emergenze estive. «Quella che una volta era un’eccezione, oggi sta diventando una consuetudine», afferma Taddei, chiedendo una strategia strutturale per aumentare la capacità di trattenere le precipitazioni invernali.

Le proposte comprendono la realizzazione di nuovi bacini idrici, anche aziendali e di piccole dimensioni, e interventi sugli invasi esistenti per recuperarne la capacità di accumulo. L’associazione sollecita inoltre procedure autorizzative più semplici, nel rispetto dei vincoli ambientali e di sicurezza.

Accumulo e irrigazione efficiente devono procedere insieme. Bacini e laghetti possono rendere le aziende meno dipendenti dalle piogge estive, mentre sistemi a goccia, monitoraggio dell’umidità e pratiche capaci di proteggere il suolo aiutano a ridurre gli sprechi.

La priorità immediata resta accompagnare le colture fino alla raccolta e garantire acqua alle produzioni autunnali. Quella di lungo periodo è adattare l’agricoltura marchigiana a estati più calde e irregolari, evitando che ogni nuova ondata di calore si trasformi in una corsa contro l’esaurimento delle riserve.

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