Al Meeting di Rimini il presidente della Regione Marche indica la sfida per il futuro dell’Appennino: ricostruire significa recuperare la normalità economica e sociale, contrastare lo spopolamento e creare nuove opportunità per i giovani.
La ricostruzione dei territori colpiti dal terremoto del Centro Italia non potrà considerarsi conclusa con la semplice chiusura dei cantieri. Il vero traguardo sarà raggiunto soltanto quando le comunità dell’Appennino avranno recuperato una normalità economica e sociale e saranno nuovamente in grado di progettare il proprio futuro.
È il messaggio lanciato dal presidente della Regione Marche Francesco Acquaroli durante il Meeting di Rimini, a dieci anni dal sisma che nel 2016 sconvolse Marche, Umbria, Lazio e Abruzzo.
Il governatore è intervenuto all’incontro “Oltre l’emergenza. La ricostruzione che crea comunità”, insieme al ministro per la Protezione Civile e le Politiche del Mare Nello Musumeci, al commissario straordinario per la ricostruzione Guido Castelli e all’amministratrice delegata dell’Istituto per il Credito Sportivo e Culturale Antonella Baldino.
Al centro del confronto, svoltosi il 25 agosto, il passaggio dall’emergenza alla ricostruzione e dalla ricostruzione alla rinascita economica e sociale delle aree terremotate.
Acquaroli: «Non basta completare i cantieri»

Secondo Acquaroli, il recupero degli edifici, delle abitazioni e delle infrastrutture rappresenta una condizione fondamentale, ma non sufficiente per restituire una prospettiva alle comunità colpite.
«Dobbiamo considerare terminata la ricostruzione quando quelle comunità avranno ritrovato la normalità economica, la normalità sociale e anche la capacità di poter elaborare quello che sarà il loro futuro», ha dichiarato il presidente.
Il sisma ha colpito territori che già prima del 2016 dovevano fare i conti con problemi strutturali come lo spopolamento, l’invecchiamento della popolazione, la carenza di servizi e l’insufficienza delle infrastrutture strategiche.
Per questo motivo, limitarsi a ricostruire quanto è stato danneggiato rischierebbe di riportare l’Appennino alla stessa condizione di fragilità precedente al terremoto. La sfida indicata dalla Regione è trasformare il processo di ricostruzione in un’occasione di sviluppo, capace di rendere questi luoghi nuovamente attrattivi per famiglie, giovani e imprese.
«Quando troveremo la possibilità di parlare del futuro, mettendo completamente alle spalle tutto quello che è stata la dinamica dovuta al sisma, potremo dire di aver ritrovato la normalità», ha aggiunto Acquaroli.
Borghi e autenticità contro lo spopolamento
Uno dei punti centrali dell’intervento ha riguardato la valorizzazione dei borghi e dell’identità delle aree interne. Secondo il presidente, le comunità dell’Appennino possiedono un patrimonio di grande valore, ma non sempre ne hanno piena consapevolezza.
Paesaggio, gastronomia, artigianato, cultura, spiritualità e qualità della vita possono diventare strumenti per costruire un nuovo modello di sviluppo, purché siano inseriti in una strategia capace di generare lavoro e servizi.
«Questi territori hanno una forza enorme, ma spesso non ne sono consapevoli. La vera sfida è far comprendere la loro importanza, la loro bellezza e la loro forza», ha spiegato il governatore.
La Regione Marche intende quindi continuare a investire, anche attraverso la programmazione europea, nella valorizzazione dei centri storici e della loro autenticità. Un elemento che, secondo Acquaroli, può assumere un valore ancora maggiore in un mondo sempre più globalizzato.
«Se diventiamo tutti uguali, non c’è un motivo per raggiungere un luogo che è identico a un altro. Un territorio diventa attrattivo se riesce a puntare sull’autenticità», ha sottolineato.
La strategia non deve però essere interpretata esclusivamente in chiave turistica. L’obiettivo è creare opportunità nel campo della gastronomia, dell’artigianato, della cultura e dell’innovazione, sostenendo allo stesso tempo l’imprenditorialità e la permanenza delle nuove generazioni.
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Il ruolo dei giovani nella rinascita dell’Appennino
Il futuro dei giovani rappresenta uno dei principali indicatori attraverso i quali misurare l’efficacia della ricostruzione. Molti ragazzi hanno lasciato i comuni del cratere per motivi di studio o di lavoro, contribuendo ad accentuare un fenomeno demografico già presente prima del terremoto.
Esistono però anche esperienze di segno opposto. «Ci sono giovani che se ne sono andati, ma attenzione: ci sono giovani che nel sisma, nella difficoltà, nell’emergenza si sono innamorati di questi territori e lì hanno deciso di investire», ha evidenziato Acquaroli.
Per trattenerli non bastano gli incentivi temporanei. Servono collegamenti efficienti, servizi sanitari e scolastici, accesso alla rete, opportunità professionali e condizioni che permettano di avviare un’attività senza subire gli svantaggi legati alla distanza dai principali centri urbani.
La ricostruzione assume così una dimensione più ampia: non riguarda soltanto gli edifici, ma anche la possibilità di abitare stabilmente l’Appennino e di tramandarne il patrimonio alle generazioni future.
Ricostruzione post sisma, il ringraziamento a Castelli e al Governo
Nel suo intervento, il presidente della Regione Marche ha ricordato anche il lavoro compiuto sul fronte della ricostruzione materiale, ringraziando il commissario straordinario Guido Castelli e il Governo Meloni.
Secondo Acquaroli, la volontà politica e istituzionale è stata decisiva per mettere amministrazioni locali e sindaci nelle condizioni di perseguire gli obiettivi indicati dalle comunità.
Il confronto del Meeting di Rimini ha riportato così l’attenzione sulla fase successiva all’emergenza: quella nella quale sicurezza, ricostruzione edilizia e rilancio economico devono procedere insieme.
«Il ruolo delle istituzioni è cercare di essere vicino all’emergenza, ma progettare il futuro, la normalità, la competitività e la capacità di recuperare quell’orgoglio di essere marchigiani, di vivere nell’Appennino e di poter tramandare alle generazioni future questo patrimonio», ha concluso Acquaroli.
A dieci anni dal terremoto, la sfida resta quindi duplice: completare la ricostruzione fisica e impedire che case, scuole e borghi restaurati rimangano privi di abitanti, servizi e prospettive.









