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Il Veneto è la prima Regione governata dal centrodestra e la quarta in Italia ad approvare una legge sul suicidio medicalmente assistito. I consiglieri regionali del Pd sollecitano ora l’esame della proposta marchigiana, inserita all’ordine del giorno del 15 settembre.

Il voto del Veneto riapre anche nelle Marche il confronto sul fine vita. Il Consiglio regionale veneto ha approvato una legge che disciplina procedure e tempi dell’assistenza sanitaria al suicidio medicalmente assistito, diventando la prima Regione governata dal centrodestra a intervenire sulla materia.

Il provvedimento, direttamente ispirato alla proposta di legge di iniziativa popolare “Liberi Subito” dell’Associazione Luca Coscioni, è stato approvato con 32 voti favorevoli, 14 contrari e 5 astensioni.

A chiedere che anche le Marche procedano rapidamente sono i consiglieri regionali del Partito Democratico Maurizio Mangialardi, primo firmatario della proposta marchigiana, e Micaela Vitri, seconda firmataria.

«Ora anche nelle Marche: basta approvare la Proposta di legge numero 8, che abbiamo depositato già da tempo», affermano i due esponenti dem, sottolineando il significato politico del voto arrivato in Veneto.

Il Veneto è la quarta Regione ad approvare una legge

Con il voto del proprio Consiglio regionale, il Veneto si aggiunge a Toscana, Sardegna ed Emilia-Romagna, portando a quattro il numero delle Regioni che hanno approvato una disciplina legislativa sul suicidio medicalmente assistito.

Secondo Mangialardi e Vitri, si tratta di «un risultato molto importante per un pieno riconoscimento, su tutto il territorio nazionale, di un diritto già sancito dalla Corte costituzionale».

Il voto veneto assume una particolare rilevanza perché arriva da una Regione amministrata dal centrodestra. Per i consiglieri marchigiani, la decisione dimostrerebbe che una Regione può intervenire sugli aspetti organizzativi e sanitari senza attendere necessariamente una legge nazionale complessiva sul fine vita.

La legge regionale, tuttavia, non introduce un accesso indiscriminato al suicidio assistito e non modifica i requisiti stabiliti dalla Corte costituzionale. Il suo obiettivo è disciplinare le procedure, individuare le strutture responsabili e definire tempi certi per la valutazione delle richieste.

La competenza sui criteri sostanziali di accesso resta infatti dello Stato. Alle Regioni spetta invece l’organizzazione dei servizi sanitari chiamati a verificare le condizioni e, nei casi ammessi, a garantire l’assistenza prevista.

Questo spazio di intervento regionale è stato riconosciuto anche dalla Corte costituzionale con la sentenza numero 148 del 2026, relativa alla legge approvata dalla Sardegna.

Suicidio assistito, i requisiti stabiliti dalla Consulta

Il quadro giuridico italiano deriva principalmente dalla sentenza numero 242 del 2019 della Corte costituzionale, pronunciata dopo il caso di Marco Cappato e Fabiano Antoniani, conosciuto come Dj Fabo.

La Consulta ha stabilito la non punibilità dell’aiuto al suicidio quando la persona interessata rispetta contemporaneamente alcune condizioni precise:

  • deve essere affetta da una patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche o psicologiche ritenute intollerabili, essere pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli ed essere mantenuta in vita attraverso trattamenti di sostegno vitale.

Le condizioni devono essere verificate dal Servizio sanitario nazionale, dopo il parere del comitato etico territorialmente competente. La successiva sentenza numero 135 del 2024 ha fornito ulteriori chiarimenti sul significato dei trattamenti di sostegno vitale.

Il suicidio medicalmente assistito va inoltre distinto dall’eutanasia. Nel primo caso è la persona interessata, dopo tutte le verifiche previste, ad assumere autonomamente il farmaco. Nell’eutanasia, invece, il medicinale viene somministrato da un’altra persona.

Le leggi regionali non possono ampliare o restringere i requisiti fissati dalla Corte. Possono però cercare di evitare che chi presenta una domanda debba affrontare tempi indefiniti, procedure differenti e incertezze sulle strutture competenti.

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La proposta sul fine vita depositata nelle Marche

Mangialardi e Vitri ricordano che nelle Marche una prima proposta era stata presentata nel 2022, senza però arrivare alla discussione in IV Commissione o in Consiglio regionale.

Secondo i due consiglieri del Pd, il centrodestra marchigiano avrebbe preferito non affrontare il tema. La questione è tornata al centro del dibattito con l’avvio della nuova legislatura.

Il 21 novembre 2025 è stata depositata la Proposta di legge numero 8/2025, intitolata “Procedure e tempi per l’assistenza sanitaria regionale al suicidio medicalmente assistito ai sensi e per effetto delle sentenze numero 242/2019 e numero 135/2024 della Corte costituzionale”.

Il testo porta come primo firmatario Maurizio Mangialardi, mentre Micaela Vitri è la seconda firmataria. La proposta punta a disciplinare il percorso sanitario regionale da attivare in presenza di una richiesta, nel rispetto delle condizioni già individuate dalla Consulta.

«Ancora una volta sono passati mesi senza che la proposta fosse discussa», sostengono i due consiglieri. L’obiezione avanzata contro l’intervento regionale riguardava la presunta necessità di attendere una legge del Parlamento.

Per Mangialardi e Vitri, però, il voto del Veneto e gli interventi delle altre Regioni avrebbero ormai superato questa posizione, mostrando la possibilità di approvare regole regionali limitate agli aspetti sanitari e organizzativi.

Cosa potrebbe cambiare per i cittadini marchigiani

L’eventuale approvazione della proposta non renderebbe automatico l’accesso al suicidio medicalmente assistito. Ogni domanda dovrebbe continuare a essere valutata singolarmente, verificando tutti i requisiti indicati dalla Corte costituzionale.

La legge potrebbe però stabilire con maggiore chiarezza quali strutture devono esaminare le richieste, quali accertamenti svolgere e in quali tempi concludere il procedimento. Per i pazienti e le famiglie ciò potrebbe significare una maggiore uniformità nell’accesso alle procedure, evitando differenze tra le diverse aziende sanitarie.

Mangialardi e Vitri riferiscono di aver richiesto l’immediato approdo della proposta in Aula. Il testo risulta calendarizzato all’ordine del giorno della seduta del Consiglio regionale del 15 settembre 2026.

«Non c’è più tempo da perdere», concludono i consiglieri. «Ci attendiamo una rapida approvazione, un atto di civiltà in linea con le decisioni assunte da altre Regioni, indipendentemente dall’appartenenza politica».

Il passaggio in Consiglio chiarirà ora la posizione della maggioranza regionale e degli altri gruppi. Il confronto riguarderà un tema sensibile, nel quale si intrecciano diritti individuali, competenze sanitarie, responsabilità delle istituzioni e necessità di garanzie rigorose per le persone più fragili.

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