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L’associazione accoglie l’impegno di Giorgia Meloni ad aggiornare la normativa nazionale. Nelle Marche il confronto riguarda 37.810 imprese artigiane: al centro crescita, innovazione e ricambio generazionale.

ANCONA – Aggiornare la Legge quadro sull’artigianato per accompagnare imprese profondamente cambiate rispetto a quarant’anni fa. È la richiesta rilanciata da CNA Marche, che considera la riforma una priorità per il futuro dell’economia regionale e accoglie favorevolmente l’impegno assunto dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni davanti all’associazione.

Il tema è stato sostenuto dal presidente nazionale della CNA, Dario Costantini, e affrontato dalla premier durante l’appuntamento romano del 1° ottobre 2026, organizzato per gli ottant’anni della Confederazione. Meloni ha confermato l’intenzione del Governo di procedere con la legge delega sull’artigianato, richiamando il diritto delle imprese a crescere conservando la propria identità. L’annuncio indica un impegno politico: non coincide con l’entrata in vigore di nuove regole. 

Per Maurizio Paradisi, presidente di CNA Marche, la questione riguarda la capacità della normativa di riconoscere trasformazioni ormai consolidate: digitalizzazione, sostenibilità, apertura ai mercati internazionali e nuove competenze professionali.

«La nuova Legge quadro deve riconoscere questa evoluzione e consentire alle aziende di crescere senza perdere la propria identità artigiana», afferma Paradisi. Una richiesta che punta a tenere insieme sviluppo dell’impresa, qualità del lavoro e continuità dei saperi produttivi.

Nelle Marche 37.810 imprese artigiane: il peso sull’economia

Secondo i dati richiamati da CNA Marche, nella regione operano 37.810 imprese artigiane attive, pari al 28,86% del totale delle imprese. Un’incidenza che, nelle cifre presentate dall’associazione, colloca le Marche al primo posto in Italia per presenza dell’artigianato nel tessuto imprenditoriale.

Il settore occupa inoltre oltre un quinto degli addetti delle imprese marchigiane. La discussione sulla riforma coinvolge quindi una parte rilevante dell’occupazione e delle filiere produttive regionali, oltre alle attività di servizio presenti nelle città e nei piccoli centri.

«Questi numeri dimostrano quanto l’artigianato sia centrale per le Marche», sottolinea Paradisi. Il valore del comparto, nella lettura della CNA, deriva anche dalla sua diffusione territoriale e dal contributo alle produzioni del Made in Italy.

Le difficoltà indicate dall’associazione riguardano soprattutto il ricambio generazionale, la disponibilità di personale preparato e gli investimenti necessari per affrontare le transizioni digitale e ambientale.

Per chi guida un’impresa, questi temi hanno conseguenze concrete: trovare lavoratori, trasferire competenze, introdurre tecnologie e organizzare la crescita richiede programmazione. La cornice normativa incide sul modo in cui un’attività può svilupparsi mantenendo i requisiti dell’impresa artigiana.

Da qui la richiesta di regole coerenti con aziende che possono utilizzare strumenti avanzati e competere su mercati più ampi, conservando un ruolo centrale dell’imprenditore e delle professionalità coinvolte.

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La legge del 1985 e il nodo della crescita

Il riferimento nazionale è la legge 8 agosto 1985, n. 443, che disciplina i principi fondamentali dell’artigianato. La normativa definisce l’imprenditore artigiano attraverso l’esercizio personale e professionale dell’attività, l’assunzione della responsabilità dell’impresa e il contributo prevalente del proprio lavoro al processo produttivo. 

La legge regola anche la definizione dell’impresa artigiana e i suoi limiti dimensionali, differenziati secondo le attività. È proprio il rapporto tra crescita e mantenimento della qualifica uno degli aspetti più rilevanti del confronto: assumere personale e ampliare l’organizzazione può incontrare i confini stabiliti dalla disciplina. 

Nel suo intervento davanti alla CNA, Meloni ha richiamato la possibilità che imprese con una storia artigiana possano aumentare il numero dei dipendenti senza perdere tale caratterizzazione. Il principio annunciato dovrà trovare una formulazione precisa nel percorso normativo. 

L’aggiornamento non parte, tuttavia, da una legge estranea all’innovazione. Il testo del 1985 già richiama il ruolo delle Regioni nel sostegno all’accesso al credito, alla ricerca applicata, all’assistenza tecnica, alla formazione e all’esportazione. 

La richiesta di CNA Marche è rendere questa cornice più adeguata alle condizioni attuali. Per le imprese sarà decisivo capire quali requisiti cambieranno e come le nuove disposizioni si coordineranno con gli strumenti regionali di sostegno, evitando incertezze nella pianificazione degli investimenti.

Competenze e ricambio generazionale: cosa chiede CNA

Il passaggio tra generazioni è uno dei nodi evidenziati da Paradisi. La continuità di un’attività artigiana comporta il trasferimento di conoscenze tecniche, relazioni con i clienti e capacità organizzative costruite nel tempo.

La carenza di competenze, segnalata dall’associazione, rende questo percorso più complesso. Affrontarla significa collegare le prospettive delle imprese alla formazione e all’ingresso di nuove professionalità, mentre cambiano strumenti, materiali e modalità di produzione.

Anche digitalizzazione e sostenibilità richiedono una visione di lungo periodo. Nella posizione di CNA Marche, la riforma dovrebbe consentire alle aziende di affrontare queste trasformazioni senza snaturare il rapporto tra lavoro, qualità e identità artigiana.

«L’artigianato non chiede privilegi ma regole aggiornate», conclude Paradisi. L’associazione sollecita quindi il Governo a tradurre l’impegno annunciato in un percorso concreto, capace di offrire strumenti adeguati alle sfide del settore.

Il prossimo passaggio da osservare sarà la definizione delle disposizioni e del relativo iter. Per valutare gli effetti sulle attività serviranno contenuti normativi, requisiti e tempi di applicazione, oltre alle dichiarazioni di principio.

Per imprenditori e lavoratori marchigiani, la posta in gioco è la possibilità di costruire continuità e crescita in un comparto che resta centrale nell’economia regionale. CNA Marche chiede che l’aggiornamento della legge accompagni questo obiettivo, tutelando insieme capacità produttiva, occupazione e patrimonio professionale.

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