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Trapassati o rimborsati: questo è il motto di Mishima Touvache, titolare della bottega che dà il titolo al film, unica attività in grado di resistere alla crisi sfruttandone l’aspetto più tragico. Monsieur Touvache, insieme alla moglie e ai due figli, accompagna le persone affrante e depresse verso la morte, aiutandole a scegliere tra veleni ad azione rapida, corde e lame, fiero dei propri affari e del fatto che nessuno torna a lamentarsi. L’evento che sconvolge la macabra euforia è la nascita del terzogenito Alan, un bimbo stranamente vitale, con un sorriso travolgente che mette continuamente in imbarazzo la famiglia con i clienti. Il cambio di prospettiva porterà l’intera città a una rivoluzione.

Il primo film d’animazione “la bottega dei suicidi” di Patrice Leconte nasce da un’idea indubbiamente originale ed attuale, ma lascia l’effetto di un’opera incompiuta. La prima parte si concentra sulla caratterizzazione dei personaggi e degli ambienti, con trovate anche geniali per descrivere le differenti tipologie di clienti e di suicidi, ma la seconda parte capovolge il punto di vista, virando bruscamente verso un inno alla vita eccessivamente buonista. La sensazione è che da una simile premessa fosse lecito attendersi qualcosa di più. Si è preferito invece passare dalla favola dark surreale al racconto positivo per un pubblico meno adulto. Il risultato è un film comunque godibile, che offre spunti interessanti, ma lontano dalle aspettative di capolavoro della black comedy che il trailer sembra suggerire.

REGIA: Patrice Leconte

ANNO: 2012

DURATA: 85 minuti

GENERE: Animazione

USCITA DVD: 29 maggio 2013