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“La talpa è un animale che scava gallerie sotto terra in cerca del sole. A volte risale in superficie, e quando vede il sole diventa cieco”. Ci sono film difficilmente catalogabili in un genere predefinito. Film che nascono senza velleità di successo ma che si diffondono grazie al passaparola e diventano di culto. La storia di El Topo, del regista-attore cileno Alejandro Jodorowsky segue un po’ questo filone. Da molti è considerato il capostipite dei cosiddetti “midnight movies” (film di mezzanotte), vero e proprio genere cinematografico di cui facevano parte i film proiettati a tarda ora e tenuti in programmazione per diversi mesi, grazie ad un sold out pressoché garantito.

Descrivere El Topo è di per sé un compito arduo. Limitandosi alla trama, è la storia di un pistolero vestito di nero (interpretato dallo stesso Jodorowsky), che vaga per il deserto insieme al figlio di 7 anni. Dopo aver ucciso tre uomini implicati nella strage di una cittadina, lascia il bambino con un gruppo di monaci e fugge con una donna, che lo spinge a cercare i quattro maestri pistoleri, per ucciderli e dimostrare di essere il più forte. Seguirà una seconda fase in cui El Topo si troverà ad affrontare la ricerca della libertà di un popolo di uomini deformi.

L’essenza del film esula però dalla linearità della narrazione e si palesa in un susseguirsi di riferimenti e richiami cinematografici, religiosi e filosofici.

Lo stile surrealista del cineasta violenta lo spettatore con immagini forti e crude, stimolandone l’analisi citazionista alla ricerca di possibili spiegazioni.

Il viaggio del protagonista ricorda quello dell’uomo delle caverne del mito platonico. Lungo il suo cammino sottoterra, alla ricerca della luce, l’uomo scaverà una strada attraverso vita e morte, incontrando le stimmate della religione cristiana come un nuovo Gesù Cristo e le fiamme dell’autoimmolazione dei monaci buddisti, e affronterà ipocrisia ed emarginazione, in una metafora della vita che, a detta dell’autore, trova nell’abbondanza di sangue la propria forza, perché “cose bellissime vanno sempre insieme a cose terribili”.

REGIA: Alejandro Jodorowsky

ANNO: 1971

GENERE: Western surreale

DURATA: 123 minuti

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