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Terremoto e informazione, un meeting organizzato dall’ordine dei giornalisti per domenica 2 Aprile, assieme all’Ufficio Regionale Comunicazioni Sociali della Conferenza Episcopale Marchigiana, dall’Unione Cattolica stampa italiana delle regioni Marche, Lazio, Abruzzo ed Umbria, alla Federazione Italiana Settimanali Cattolici e agli Uffici Comunicazioni Sociali delle Diocesi di San Benedetto del Tronto ed Ascoli Piceno.

Il meeting su terremoto e informazione

Inizialmente previsto per il 22 Gennaio scorso ad Arquata del Tronto, presso la tensostruttura ivi allestita è stato poi posticipato a causa del maltempo, ed ha richiesto anche un cambio di location. È stato così scelto il Monastero di Valledacqua, presso Acquasanta Terme. L’evento è aperto a tutti e saranno invitati tutti i giornalisti della regione Marche nonché quelli appartenenti alle altre regioni coinvolte dal sisma, che in questo periodo hanno lavorato instancabilmente per restituire all’Italia ed al mondo un quadro, quanto più completo possibile, dell’emergenza terremoto. Per i giornalisti che interverranno, l’Ordine dei Giornalisti delle Marche riconoscerà 3 crediti formativi.

Il programma della giornata del giornalista

Si partirà alla 10.00 con l’apertura del convegno, nel quale interverranno Maurizio Di Schino di Tv 2000, corrispondente nelle zone del terremoto, Titti Postiglione, direttrice Ufficio Emergenze della Protezione Civile e Myriam Santilli, psicologa che si è occupata di seguire i soccorritori. A moderare sarà Vincenzo Varagona, caposervizi RAI. I relatori affronteranno il tema della gestione dell’emergenza e dei rapporti con gli organi di informazione. Alle 12.00 è prevista la celebrazione della messa dal Vescovo Giovanni D’Ercole. Nel pomeriggio i vigili del fuoco guideranno gli intervenuti nella zona rossa del terremoto, in particolare a Pescara del Tronto ed a Valledacqua, sulle uniche strade che, per ora, sono state messe in sicurezza.

“Lo scopo di una simile esperienza” spiega l’Ingegner Roberto Gregori, che supervisiona i lavori di messa in sicurezza in quelle zone  –  “è far capire la differenza tra i crolli e le macerie vere e proprie, perché si fa ancora fatica a comprendere quanto è stato alto lo shock in quell’area, generato da un sisma la cui intensità non si registrava dal 1700”.

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