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Il 2022 si rivela un anno fortunato per i cultori della letteratura italiana. E’ stato infatti rinvenuto un inedito e prezioso manoscritto presso la Biblioteca Nazionale di Napoli. Il breve testo porta la grafia autografa del poeta marchigiano Giacomo Leopardi.

Leopardi: il rivenimento del “quadernetto”

Quattro mezzi fogli, piegati a metà in modo da ottenere otto facciate. Ecco l’aspetto del manoscritto giovanile di Leopardi rinvenuto nel fondo leopardiano da alcuni ricercatori presso la Biblioteca partenopea. 

Immaginiamo un Leopardi sedicenne, assorto nel suo “studio matto e disperatissimo”. Una notte lunare, lattiginosa. In quei recessi silenziosi, la luna è aiutata solo dalla fioca fiammella delle candele che riscaldano la biblioteca recanatese. Sì, proprio la biblioteca del padre Monaldo, amata e odiata allo stesso tempo. Anni di studio, di freddo. Di riflessione e di contemplazione.

In questo ambiente egli compone uno studio erudito sull’Opera Omnia di Giuliano imperatore. Si tratta di Giuliano l’Apostata, il restauratore del paganesimo vissuto nel IV secolo. 

Il tema dell’opera inedita

Il testo su Giuliano imperatore è tornato quindi alla luce dopo circa 200 anni. Sono stati i rinvenitori, Paola Zito e Marcello Andria, a curare la pubblicazione del volume “Leopardi e Giuliano imperatore. Un appunto inedito dalle carte napoletane“. Nel saggio si cerca di analizzare la tematica trattata dal precoce e sagace studioso. Il testo è stato presentato a Napoli proprio ieri, martedì 3 maggio.

Tra le carte ingiallite dal tempo, si intravede una serie numerica preceduta da nomi di illustri autori antichi o tardoantichi. Una lista alfabetica composta da 160 parole e da 550 numeri. Forse una sorta di indice non portato a termine? Non lo sappiamo.

Cosa ci fanno gli autografi leopardiani a Napoli?

Leopardi ha trascorso la parte finale della sua vita a Napoli, dal 1833, in compagnia dell’amico e sodale Antonio Ranieri. Il grande poeta muore giovane, non arrivando nemmeno a quarant’anni, decidendo di lasciare parte dei suoi averi a Ranieri. Il fidato compagno, a sua volta, le lascia in custodia alla Biblioteca Nazionale.

A Napoli sono conservate, tra gli altri scritti, pregevoli pagine dello Zibaldone e il manoscritto dell’Infinito.

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